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Scoprire Buddha nell’oasi di pace

A pochi passi dal centralissimo Omotesando, frenetico quartiere alla moda della capitale, i picchi rumorosi del traffico cittadino scompaiono tra pagode di pietra, lanterne e laghetti argentei: siamo nel Museo Nezu

di Stefano Biolchini

Tra le canne di bambù.  Al Museo Nezu si accede attraverso il nuovo edificio principale progettato da Kuma Kengo

3' di lettura

Piccole pagode di pietra - lanterne scolpite - cedono il passo a vialetti su cui troneggiano statue del Buddha. Tutt’intorno, sulle superfici argentee dei laghetti e nei rivoli d’acqua, si specchiano alti ginepri dai tronchi attorcigliati e vetusti, e dalle chiome mirabilmente tosate. Il silenzio domina quest’angolo meditativo di idilli. Il mondo è fuori, e lo scorgi soltanto fra le chiome degli alberi. Percorro i viali e d’improvviso i grattacieli irrompono, cingendo a corolla quest’Eden di pace, tronfi possenti, eppure ingessati: il frastuono di Tokyo qui è come sopito per l’incanto di una petrosa Medusa locale.

Incredibile ma vero, questo reale miraggio di tranquillità è ad Aoyama, appena pochi passi dal centralissimo Omotesando, blasonato e frenetico quartiere alla moda della capitale. Magicamente, varcata la soglia del Museo Nezu, i picchi rumorosi del traffico cittadino scompaiono in quest’oasi celestiale. E ineffabili, tornano alla mente i versi supremi di Otomo no Yakamochi: «Vicino alla mia camera/ il vento soffia / lievemente frusciando/ in questo crepuscolo serale». Aperto nel 1941, per volere dell’industriale Nezu Kaichirō (1860-1940), nella sede che era stata la residenza della famiglia Nezu, dal 2009, vi si accede attraverso il nuovo edificio principale progettato da Kuma Kengo, con il lungo viale in canne di bambù da un lato che, come un moderno organo, rivestono la parete d’ingresso del museo, mentre dall’altro fianco, una stretta aiuola accoglie una lunga infilata di alti giunchi dalle cime verdi di foglie.

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L’impatto è immersivamente d’effetto subitaneo, mentre la sorpresa del giardino si apre di lì a poco, appena varcate le grandi vetrate cui fanno velo la lunga infilata di statue del Buddha, fulcro della collezione, che vanta 7.600 opere, oltre a comprendere sette tesori nazionali. Opere classiche sia dell’arte giapponese sia dell’Asia orientale, inclusi dipinti, calligrafia, scultura, oggetti laccati e in metallo. Su tutte il grande Buddha in scisto (Standing Miroku-Bosastu, Kusha Dynasty, III secolo) all’ingresso, dai voluttuosi panneggi, in veste ellenistica, d’arte Gandhara, con i lineamenti del viso profondamente delineati e i capelli ondulati così vicini ai modelli ellenistico-romani. E ancora lo ieratico Buddha in piedi in marmo bianco (Standing Buddha, China Northern Qi Dynasty, VI secolo) uno dei maggiori capolavori dell’epoca.

La mostra temporanea al primo piano (T he Wonders of Buddhist Ritual Implements) presenta gli strumenti rituali, molti appartenenti alle collezioni permanenti del museo, utilizzati in una varietà di ambienti, ed esplora le relazioni tra gli insegnamenti buddisti e la bellezza scultorea degli strumenti rituali buddisti. «Attraverso le forme degli strumenti buddisti, i visitatori diventeranno consapevoli dello spirito di adornare e tenere servizi per il Buddha, di cercare di accertare la verità e di dare, lo spirito che dona tutto ciò che è buono e bello», ci spiegano dal museo. A evocare la natura di Buddha, la Campana del Vajra, a cinque punte, in bronzo dorato (Giappone periodo Kamakura, XIII-XIV secolo). Sotto i cinque rebbi nella parte superiore del manico, una protuberanza tra due livelli di un disegno a petalo di loto realizzato sovrapponendo tre petali di loto ad ogni livello. Questo tipo di campana era uno strumento rituale buddista esoterico: il suo suono evoca la natura di Buddha che è insita in tutti gli esseri umani. Con la primavera torneranno poi a essere esposti i meravigliosi paraventi Irises di Ogata Kōrin (Iris, di Ogata Kōrin, coppia di paraventi pieghevoli a sei ante, inchiostro e colore su carta laminata d’oro, Giappone periodo Edo, XVIII secolo) che sono tesoro nazionale. Inutile concludere che con gli Iris l’emozione del Nezu raggiunge un vertice difficilmente eguagliabile perfino fra le sublimi vette di bellezza dell’universo giapponese.

The Wonders of Buddhist Ritual Implements

Tokyo, Museo Nezu

Fino al 31 marzo

Riproduzione riservata ©

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