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Scoprire The Embassy, dove il viaggio è importante quanto la destinazione

L'ex consolato nel centro di Bruxelles ospita mostre e raccolte private grazie ai coniugi mecenati, Elena Soboleva e Ronald Rozenbaum, e a una visione innovativa dell'arte.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Un interno di The Embassy Brussels, fondata nel 2016 da Elena Soboleva e Ronald Rozenbaum.

4' di lettura

Elena Soboleva e Ronald Rozenbaum sono una coppia di spicco del mondo dell'arte. Il loro modo di collezionare è guidato da una visione fresca e innovativa, che si misura direttamente con l'arte digitale e il fenomeno del mercato online. Elena dirige il team Global online sales di David Zwirner, supervisionando la programmazione e la strategia per i canali di vendita digitale della galleria. Si occupa di mostre online, livestream globali, funzioni WeChat e presentazioni virtuali. Ronald dirige Entrasite, una società di fusioni e acquisizioni, e Prometheus Capital, un fondo di investimento immobiliare a Bruxelles che opera sull'area del Benelux. È un avido lettore e un appassionato collezionista. Elena e Robert si sono incontrati a Bruxelles: lei, allora curatrice per la società di intermediazione artistica online Artsy, era in visita alla fiera Art Brussels. La comune curiosità li ha uniti fin dal primo momento. Sono diventati compagni di vita e poi genitori e oggi continuano a condividere visioni e progetti nel segno dell'arte.

Elena Soboleva e Ronald Rozenbaum ritratti con la figlia Arcadia.

Ronald, qual è stato il tuo primo acquisto? E l'ultimo? 

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Un collage da pavimento di Sterling Ruby. È un'opera che abbiamo posizionato nella nostra camera da letto a Bruxelles. Ogni giorno ci ricorda la capacità di visione degli artisti e alimenta la nostra speranza di poter accedere a questa dimensione. L'opera racchiude il caos in una cornice. Da allora, abbiamo iniziato a collezionare in modo più ampio: lavori storicizzati e altri più contemporanei, permanenti o effimeri. Alcuni anni fa abbiamo aperto The Embassy , uno spazio per collezioni private in un ex consolato. L'acquisto più recente è una scultura di June Crespo, un'artista che abbiamo scoperto all'ultima Biennale di Venezia.

Come si inizia a collezionare? 

RR: Secondo noi occorre seguire l'effetto Dunning Kruger, ma al contrario, e conoscere i propri bias cognitivi. All'inizio si apprende poco e si tende rapidamente a diventare troppo sicuri di sé; è invece importante rimanere umili e continuare a imparare. Una volta che le conoscenze e l'occhio si affinano e si comprendono i propri limiti, si può iniziare a sviluppare la consapevolezza giusta per collezionare. Per noi, la lettura delle opere d'arte è fondamentale. Non importano il formato o la tecnica quanto la volontà di andare oltre la semplice immagine. Dal momento che molta della grande arte poggia su una struttura concettuale, scavare più a fondo è necessario. Siamo abbonati a riviste come Spike, Elephant, Mousse e amiamo documentarci attraverso nuove forme di critica d'arte come The Drunken Canal e Manhattan Review.

Un altro interno dello spazio, curato dalla progettista Julie Engels di Studio P. Architects.

Per la scelta delle opere, vi affidate a un consulente? 

ES: Il viaggio è importante quanto la destinazione. Abbiamo amici curatori e consulenti, ma l'esperienza della scoperta è una delle componenti più interessanti del collezionismo. La ricompensa non è solo l'opera, ma il valore culturale in senso più ampio e la conoscenza profonda. Nella ricerca di nuovi lavori mi lascio guidare dal mio spirito di eterna ottimista.

Dove acquistate? 

RR: Non ci orientiamo in una sola direzione. Probabilmente, rispetto alla maggior parte dei collezionisti andiamo anche a caccia di ephemera dai mercanti di libri d'arte rari. Le nostre ultime acquisizioni sono state successive alle visite al New Museum e alla Biennale di Venezia, terreno di piacevoli scoperte. Ci confrontiamo spesso con le gallerie, che rappresentano un ottimo complemento alle visioni dei curatori.

Ronald Rozenbaum con, accanto, un'opera di Lawrence Weiner.

Elena, pensi che il web sia una dimensione utile per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze? 

Non solo è utile: è un veicolo essenziale per scoprire e seguire gli artisti. Non considero il web come vetrina di tendenze, quanto come spazio di approfondimento, coinvolgente e capace di ampliare le opportunità della pratica collezionistica.

Alcuni artisti emergenti da tenere d'occhio e alcuni da riscoprire?

ES: Sarei cauta con la parola “emergente”, perché ha molte implicazioni nel mondo dell'arte, ma tra gli artisti che ammiro vorrei nominare in particolare Rachel Rossin, Ambera Wellmann, Hannah Levy e Samuel Hindolo. Da riscoprire: Michael Snow.

RR: Da scoprire: June Crespo, Alex Ayed e Özlem Altın. Da riscoprire: Jack Goldstein, Eva Hesse e anche Richard Phillips che sta realizzando nuove opere, a tutt'oggi alimentate dalle sue immagini iconiche degli anni Novanta.

Cosa pensate del ruolo del collezionista o del mecenate al giorno d'oggi? 

ES: I ruoli di tutti gli attori del mondo dell'arte si sono evoluti e a volte mescolati; le gallerie, le aste, le fiere si sono intrecciate l'una con l'altra e si sono diversificati i modi di essere collezionisti. Avendo a disposizione uno spazio per mostrare l'arte senza l'onere di un programma o di una linea precisa, ci sentiamo liberi di esprimere la nostra prospettiva.

RR: A mio parere il ruolo del collezionista non è cambiato affatto. Ci sono molti più mecenati, ma anche il numero di artisti che cercano di guadagnarsi da vivere con l'arte è cresciuto in modo significativo. È fondamentale dare sostegno in modo spontaneo senza chiedere nulla in cambio.

Elena, vuoi raccontarci qualcosa in più su The Embassy e su uno dei vostri ultimi progetti?

Abbiamo fondato The Embassy nel 2016. È un hôtel de maître ed ex consolato nel cuore di Bruxelles. Ronald e io curiamo il programma espositivo dello spazio dove ospitiamo collezioni private e mostre temporanee. Qui, si è appena conclusa Prism Shift, una mostra di quattro artisti coetanei (nati tra il 1993 e il 1995) dell'accademia Städelschule di Francoforte: Rosario Aninat, Antonio López, W. Rossen e Simon Shim Sutcliffe. Attraverso la nostra visione curatoriale, le opere esposte hanno dato concretezza agli immaginari dei singoli artisti, offrendo punti di vista e rifrazioni sulla nuova generazione.

Le migliori cose da vedere e da fare a bruxelles? 

RR: La sala Bruegel e il Trittico di Hieronymus Bosch al Musée des BeauxArts , la collezione Vanhaerents e il centro d'arte Wiels . Odette en Ville è perfetto per un soggiorno o per un drink. La Verrière, nel retro di Hermès, ha un'ottima programmazione artistica. Consiglio Au Vieux Saint Martin o Canterbury per mangiare e il quartiere Dansaert per lo shopping di stilisti belgi. Imperdibile l'antiquariato (e le grandi gallerie) di Sablon.

ES: Non mancate di passare per il negozio di fiori di Thierry Boutemy. È un piccolo gioiello, il mio angolo preferito in città.

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