ultimo giorno di sfilate a milano

Scossa provocatoria da Gucci, leggerezza per Laura Biagiotti

La fashion week si chiude nel segno del colore e dell’energia ritrovata

di Angelo Flaccavento


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Laura Biagiotti, Gucci e Boss

3' di lettura

«Seguire la moda è da pervertiti. È evidente che non c’è senso», dice ridendo Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. La spiegazione ultima dei misteri fashion è dunque servita: per filistei, moralisti e indefessi detrattori di inafferrabili frivolezze. In quella mancanza solo apparente di senso, infatti, la moda esprime profondità, preveggenza, fluidità o anche, semplicemente, la gioia del cambiamento. Sono territori che Michele esplora da sempre con un coinvolgimento ludico e divagante che, a questo giro, diventa orgasmico (qui sopra, al centro, uno dei circa 90 look visti in passerella). Lo urla persino lo slogan di stagione, in francese che è lingua licenziosa per antonomasia: Gucci Orgasmique.

Ed è proprio con una scossa di piacere breve e intensa che Gucci chiude l’ottima fashion week milanese: il brivido del nuovo e dell’inatteso. Dopo aver spinto tutti verso il massimalismo, Gucci cambia, infatti. Non in maniera inspiegabile o astrusa, e forse nemmeno repentina perché i prodromi si erano visti sei mesi fa, ma cambia: le eccentricità e gli accumuli estenuati del passato, quel proliferare di patch, decori, applicazioni, lasciano spazio ad una ricerca di eleganza e di seduzione espressa in sottrazione, con una sfrontatezza compiaciuta che ricorda da vicino gli anni novanta di Tom Ford, momento topico per la maison, che poi furono anche gli anni di Sex, il libro con cui Madonna e Steven Meisel scandalizzarono i benpensanti a forza di sadomaso, perversioni e varie zozzerie glamourizzate.

«Ho ripensato al momento stesso in cui è nata la mia fascinazione per la moda», dice Michele. Protagonista è la silhouette, lunga oppure corta ma sempre netta, profumata da lontano di sessanta e settanta, smaterializzata da tagli e trasparenze infingardi, insieme perbene e perversa. Tra frustini e sottovesti – a Michele piace provocare con i più triti clichè – emerge la moda: pura e potente. In questo reset elettrizzante, l’unica nota stonata è il preambolo dello show: una teoria di modelli in camicia di forza, metafora troppo facile e indelicata della norma che opprime contro lo stile che libera.

Il corpo è liberato sotto volumi che lo toccano appena da Laura Biagiotti, dove tutto appare sempre calmo, gentile, leggero (qui sopra, a sinistra). Non può essere diversamente, quando è una donna – Lavinia Biagiotti Cigna – a creare per le donne. In una continuità di generazioni tutta al femminile, apre e chiude lo show Anna Cleveland, figlia della mitica Pat che a sua volta molto ha sfilato per la maison.

Ancora femminilità soft da Blumarine, dove Anna Molinari lavora sui temi che le sono più cari, dai fiori alle linee vaporose, per proclamare che la gentilezza è la forma suprema di eleganza. Una gentilezza, va detto, che non teme le gambe scoperte, anzi le esige proprio. Angela Missoni porta il pubblico all’aperto, in piscina, al tramonto: una situazione idilliaca, nella quale si dipana una visione di leggerezze molto estive e di facili scambi tra il guardaroba di lui e quello di lei. I pezzi, da soli, sono capolavori di puro missonismo, ma stratificati in modi poco chiari, in sfilata perdono allure e immediatezza, sicché il messaggio arriva solo a metà.

Antonio Marras racconta una storia affabulante e massimalista di collegamenti tra Sardegna e Giappone, ma è rimasto tra i pochi. La stagione milanese infatti è riduzionista, e tende al meno. Da Giada, Gabriele Colangelo lavora di torsioni e avvolgimenti che movimentano la silhouette dando una nuova nuance ad una idea di eleganza olimpica che è davvero senza tempo. La purezza di Boss - Hugo Boss, il marchio tedesco che dopo anni di New York si inserisce adesso nel calendario milanese, è invece scattante e metropolitano (qui sopra, a destra). Lo caratterizzano le linee fluide e i colori ora tenui, ora decisi. La purezza di Sportmax, infine, ha la ariosità avventurosa della vela, evocata da cordoni e passanti. Metafora nautica perfetta per riassumere il senso di una stagione che, a vele spiegate, riafferma il senso italiano e pragmatico del fare la moda.

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