cassazione

Scritte sul muro della scuola? Il writer rischia sei mesi di reclusione

La depenalizzazione del 2016 non riguarda il reato di imbrattamento di edifici pubblici e privati.  Per gli amanti dello spray le pene salgono a un anno se oggetto della loro attenzione è un immobile di interesse storico

di Patrizia Maciocchi


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(Marka)

1' di lettura

Rischia fino a sei mesi di detenzione il writer che imbratta i muri della scuola e i cassonetti davanti all’istituto. La depenalizzazione del 2106, che ha passato un colpo di spugna sul reato di danneggiamento, non ha creato, infatti, nessuna impunità per chi scrive o disegna sugli edifici pubblici.

Ora lo sa un ragazzo che si era divertito a “decorare” con delle scritte il muro della sua ex scuola, facendo così scattare la querela del preside. Con un passo falso l’imputato si era assunto la paternità delle frasi sui cassonetti, negando però di aver toccato l’edificio.

Una mossa fatta nella convinzione che i bidoni della spazzatura fossero del comune che non aveva sporto querela.

Anche i cassonetti erano però di proprietà della scuola e la confessione inchioda il ragazzo alle sue responsabilità perché la calligrafia era la stessa, e uguale era anche il messaggio: la parola “stacce” spiccava, infatti, sui bidoni della spazzatura come sui muri dell’istituto scolastico.

A questo punto anche l’imputato ci deve stare. Per lui scatta la condanna per il reato previsto dall’articolo 639 del Codice penale che, al secondo comma, prevede la reclusione fino a 6 mesi e la multa fino a mille euro, se ad essere presi di mira sono beni immobili o mezzi di trasporto pubblici e privati.

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