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Scrittura genio e sregolatezza? No questione di metodo e di manuale

Si intitola Manuale di istruzioni ed è edito dalle Edizioni Belleville. Una raccolta di interventi con l'obiettivo di «guardare dentro i testi e capire come funzionano» per in quasto modo quasi sempre si può «imparare a leggere e scrivere meglio».

di S.U.

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Si intitola Manuale di istruzioni ed è edito dalle Edizioni Belleville. Una raccolta di interventi con l'obiettivo di «guardare dentro i testi e capire come funzionano» per in quasto modo quasi sempre si può «imparare a leggere e scrivere meglio».


2' di lettura

Si può insegnare a scrivere un romanzo, un racconto? O meglio si può imparare a scrivere un romanzo, un racconto? Domande che sottendono la più ampia ed articolata domanda sulla funzione e sull'utilità delle scuole di scrittura. Il dato è che, sulla scia dell'ormai antica e collaudata esperienza della scuola Holden di Torino, in Italia i contesti formativi si stanno diffondendo, in molti casi con efficacia, forse per supplire al vuoto accademico. Negli Stati Uniti ad esempio la scrittura è materia di laurea esattamente come medicina o ingegneria.

Ora, parallelamente alle esperienze didattiche, arriva un manuale che è proprio frutto del metodo e dei contenuti sviluppati durante le lezioni, si intitola Manuale di istruzioni, ed è stato redatto dalla Scuola Belleville di Milano, scuola nata a Milano nel 2014 e che oggi offre un'offerta formativa che va dalle tecniche della narrazione ai corsi serali di Scrittura, Editing, Giornalismo, Televisione.

Il manuale è sostanzialmente basato sulle lezioni tenute alla scuola Belleville da scrittori, editor e sceneggiatori, tra questi: Walter Siti, Marcello Fois, Laura Pariani, Giacomo Papi, Sandrone Dazieri, Marco Balzano, Letizia Muratori, Giorgio Fontana, Stefano Izzo, Giorgio Falco, Laura Cerutti, Federico Baccomo, Marco Rossari, Edgardo Franzosini, Francesca Serafini, Alberto Rollo.

L'idea che lega i diversi capitoli è quella di non imporre regole, ma di aiutare a definire la propria lingua, a dominare il tempo e lo spazio del testo, a entrare nei personaggi, nella loro testa e nel loro corpo, per farsi le domande di cui quella storia necessita per essere sviluppata. Fino quasi al punto che il convincimento di base sembrerebbe essere che «la “scrittura creativa” non esiste, esiste la scrittura, e si può migliorare».

«Come diceva Giuseppe Pontiggia, diventare scrittori è un cammino lungo e faticoso, molto lontano dall'euforia che normalmente si associa all'aggettivo “creativo”. Promettere che la creatività, qualunque cosa voglia dire, si possa insegnare è quanto meno un azzardo. È, invece, possibile migliorare la propria scrittura, apprendere e riconoscere le tecniche utilizzate dagli scrittori, rafforzare e definire il proprio stile, eliminare i difetti; si può imparare a cercare la parola giusta e a riconoscerla, in modo che sia precisa e al tempo stesso inventiva; si può imparare a farsi domande di cui quella storia – e non un'altra – ha bisogno; e si può capire che cosa significa entrare nei personaggi, nella loro testa e nel loro corpo. Guardare dentro i testi e capire come funzionano significa, quasi sempre, imparare a leggere e scrivere meglio», si legge “nell'avvertenza” che apre il manuale.

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