mappe letterarie

Scrivere guardando Genova

Dal lido di Albaro di Gozzano alla Galleria Mazzini dove si conobbero Montale e Sbarbaro il racconto della città attraverso le vite e le pagine di scrittori e poeti

di Gino Ruozzi

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Una delle celebri salite pedonali in mattoni rossi che dal centr si inerpicano fino ai quartieri in collina

Dal lido di Albaro di Gozzano alla Galleria Mazzini dove si conobbero Montale e Sbarbaro il racconto della città attraverso le vite e le pagine di scrittori e poeti


4' di lettura

Con questo bel libro in mano si può visitare Genova potendone conoscere e gustare al meglio i tanti aspetti noti e quelli sconosciuti. È un attraente invito al viaggio, valido sia per chi si avvicina alla città per la prima volta sia per chi l'ha già praticata e avrà modo di apprezzarne più a fondo la natura e la bellezza. Ad accompagnarci con sapienza ed estro è Alessandro Ferraro, grazie alle vite e alle pagine degli scrittori che l'hanno raccontata dall'Ottocento a oggi; non senza il fondamentale ricorso a Petrarca che nel Trecento la chiamò «superba d’uomini e mura» e «signora del mare».

Mappa letteraria

Di concreto e piacevole aiuto è la mappa letteraria allegata al libro, con cui è possibile programmare gli itinerari in base alle proprie predilezioni. Si possono per esempio seguire le tracce di Nietzsche, che a Genova tra il 1880 e il 1882 scrisse due capolavori: Aurora e La gaia scienza. Aforismi di straordinaria potenza e visionarietà, di doloroso e salutare disincanto («Santi. Gli uomini più sensuali sono quelli che fuggono dinanzi alle donne e devono martoriare la carne»; «Da non dimenticare! Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare»). La sua residenza genovese in Salita delle Battistine 8, tra piazza del Portello e piazza dei Cappuccini, è uno dei luoghi amati dal poeta genovese Enrico Testa, «forse perché la mattonata ripida con il suo precipitare nella piazza sottostante sembra alludere, come una profezia, alla vertiginosa caduta del filosofo nella follia».

Dalle vie del centro ai viali del mare, verso levante, si scende al lido d’Albaro, alle spiagge che ricordano Guido Gozzano, la sua rapida esistenza, la sintonia vitale con la poesia, la travagliata relazione con Amalia Guglielminetti, segnata fin dall’inizio da «tutte le cose belle e perfide di cui noi poeti», gli scrive Amalia il 13 aprile 1907, «si vive e ci s’avvelena».

Gozzano soffre, non solo d’amore ma anche della malattia che lo porterà velocemente alla morte; eppure tutto sembra alleggerirsi di fronte al «mare che sa consolare» ed è «il grande purificatore»; ogni cosa può cambiare perché «c’è il mare di fuori!», prorompente e rinfrescante respiro di felicità. Qui negli anni Cinquanta del Novecento la vita mondana fu ravvivata da concorsi di bellezza che videro primeggiare Sofia Loren e Marisa Allasio, nella prospettiva della spumeggiante dolce vita di riviera. Poco più avanti si incontrano le barche di Boccadasse del romanzo d’esordio di Giovanni Arpino Sei stato felice, Giovanni (1952); e sempre lì, appena più a est, con la memoria che spazia dal 1950 al duemila, la casa dell’attuale eterna fidanzata d’Italia, la Livia del commissario Montalbano di Andrea Camilleri.

Le persone, i luoghi, le opere sono tante e tutte raccontano di una città che entra nel cuore, anche quando si decide di lasciarla, come è stato per Eugenio Montale, uno dei pochi cantori di questa città nato effettivamente a Genova (come Edoardo Sanguineti); non vi sono invece nati Giorgio Caproni, di Livorno; e Camillo Sbarbaro, di Santa Margherita Ligure. Montale si separò da Genova prima per Firenze (nel 1927) e poi per Milano (nel 1948), forse alla ricerca di una propria sobria tana, di un felpato e protettivo anonimato. Ma negli anni Venti compì qui la propria formazione e consegnò alle stampe i memorabili Ossi di seppia, stampati nel 1925 a Torino da Piero Gobetti (conferma dell’intrinseco rapporto tra Genova e Torino). È all’inizio degli anni Venti che Montale conosce in Galleria Mazzini l’altro grande poeta ligure del Novecento, Camillo Sbarbaro, di qualche anno più vecchio di lui (Montale era del 1896, Sbarbaro del 1888), autore misurato delle poesie di Pianissimo (1914) e delle prose poetiche di Trucioli (1920). Quella di Sbarbaro è anche la città della scoperta timorosa, turbata e a un tempo inevitabile e tenace del sesso, dei bordelli, delle osterie, che poi tanta parte ha avuto nella successiva immaginazione libertaria genovese, tra i commerci di via Prè e le canzoni di De Andrè.

Siamo così tornati al mare, nelle zone del porto, vera dinamica identità della città aperta al mondo, con partenze e arrivi che si nutrono di miraggi e di conquiste. È lo spirito fattivo di Colombo che soffia in ogni impresa genovese, mossa dal ritmo coinvolgente del mare e del vento. Nelle aree di Sottoripa e di Caricamento pulsa l’irrequietezza, così come la possibile pace della memoria riposa nel monumentale cimitero di Staglieno (secondo Ceronetti «uno dei più grandi spettacoli del Teatro della Morte»). Scrive Ferraro che Sottoripa è «uno dei luoghi genovesi a più alta concentrazione di letteratura italiana contemporanea, mercanzia immancabile di questo eccezionale emporio, sorta di suq da sempre».

«Se vuoi raccontare una storia di vasto respiro», afferma Maurizio Maggiani, «non c’è nulla di meglio di un buon porto, che è un orizzonte sferico dove si affacciano tutti i luoghi, tutti i mondi e le persone, le lingue, le razze, le culture». Genova è questo porto, incrocio e incontro di universi umani, commerciali, intellettuali, vengano essi dal mare o giungano da terra attraverso quell’altro ingresso nel centro della città che è la stazione ferroviaria di Genova Principe.

Sulla scia di Dino Campana e di Giorgio Caproni davanti a «Genova verticale» sorgono «i bianchi sogni dei mattini» e le si intona una riconoscente «litania infinita».

Genova di carta. Guida letteraria della città, Alessandro Ferraro, Il Palindromo, Palermo,
pagg. 256, € 18

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