itinerari erotici

Sculacciate a Leopoli

di Antonio Armano


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Un autoritratto di Bruno Schulz; in basso la statua di Sacher Masoch davanti al caffè di Leopoli

4' di lettura

Ogni volta che dopo un lungo viaggio arrivo in un posto resto in giro fino a tardi, nonostante la stanchezza. L’ho fatto anche a Leopoli dopo due giorni di autobus da Lampugnano. E vagando di notte per la scrostata ma sempre meravigliosa capitale della Galizia, mi sono imbattuto in una statua che ritrae un uomo elegante. Si trova davanti a un caffè, come se il soggetto ritratto fosse uscito a fumare.

Il soggetto della scultura è Leopold Sacher-Masoch, nato a Leopoli nel 1836, dove il padre era capo della polizia nel periodo delle rivolte nazionali anti-asburgiche. Illuminato da una soffusa luce rossa, il Sacher-Masoch Cafe è pieno di parafernalia e cimeli storici. Nel salone dove c’è il banco del bar, la mia attenzione è stata attratta dai murales. Sono ispirati ai disegni masochisti di Bruno Schulz. Mi hanno colpito persino più delle frustatine scherzose che la cameriera mi ha inferto per rendere onore alla specialità del posto. Per avere un trattamento più serio – cera colata sul petto, vere scudisciate sulla schiena nuda... - bisogna ordinare non una semplice birretta, ma cocktail più costosi con nomi come Blow-job. Niente di spinto. Il Sacher-Masoch Cafe è frequentato da giovani turisti in vena di foto e scherzi benché il paese sia in guerra. Un ragazzo ucraino pieno di muscoli si mette a torso nudo e urla: «Sono un bambino cattivo!», mentre la cameriera lo frusta e la fidanzata se la ride.

Schulz è nato nel 1898 a Drogobyč, una cittadina a un’oretta di maršrutka – i minautobus dell’Est Europa – da Leopoli. È ancora più scrostata. La descrive nel libro Le botteghe color cannella e mantiene il fascino del microcosmo di provincia, addormentato tra i campi e le foreste. Era basso e con la testa grossa, come un feto. Scrivendo regredisce alla «epoca geniale» dell’infanzia. Durante un viaggio a Parigi, si trova vicino a una prostituta in un caffè e chiede di poterle dare una innocua carezza. Sacher-Masoch resta segnato dalle scudisciate sul sedere della zia. Il legame stregato con l’infanzia unisce i due scrittori.

Prima delle ruvide cure di Hitler e Stalin la Galizia era una regione multietnica. Gli ebrei avevano in mano il commercio – dura di sabato a Drogobyč trovare una bottega aperta -, gli ucraini coltivavano la terra, i polacchi la possedevano e gli austriaci gestivano la cosa pubblica, almeno fino al 1919, quando si è conclusa la loro dominazione.

Le donne più belle e irraggiungibili erano le polacche. In Venere in pelliccia, il libro più famoso di Sacher-Masoch, la crudele padrona del protagonista – mistress diremmo oggi - è polacca e si chiama Wanda von Dunaiew. Possiamo immaginare come Schulz, un ometto ebreo timidissimo, si sentisse di fronte alle altere e bionde cattoliche. Strisciava imbarazzato. Così si ritrae nei disegni.

    Era un professore di disegno, afflitto da sfighe familiari e penuria di soldi. Dopo il successo delle Botteghe color cannella se la passa meglio, entra in contatto con mostri sacri della letteratura polacca come Gombrowicz e Witkiewicz, ma deve continuare a insegnare e odia farlo. Al Sacher-Masoch Cafe chiedo notizie dei murales ispirati a Schulz ma nessuno sa a chi sia. Niente e nessuno al caffè ricorda Schulz. Questa mancanza mi manda in bestia. Ma l’enfasi su un aspetto poco edificante della vita dello scrittore mi ricompensa della incazzatura. Tutti tendono a fare di Schulz un santino, concentrandosi sulle circostanze della sua morte. Scriveva in polacco, ma parlava anche tedesco. Protetto da Felix Landau, ufficiale della Gestapo, viene ucciso nel 1942, durante uno dei vari eccidi di ebrei. Il nazista che gli spara si voleva vendicare della uccisione di un suo «schiavo ebreo» da parte di Landau: «Tu hai ucciso il mio ebreo e io ho uccido il tuo»

    Delle migliaia di ebrei di Drogobyč se ne salva solo un centinaio e tra questi ahimè non c’è Schulz. Era riuscito a procurarsi documenti falsi ma ha rimandato la fuga troppo a lungo. David Grossman, in Vedi alla voce amore, immagina che riesca a scappare. Le probabilità di cavarsela erano comunque ridottissime. La sua fine è quella di tutti.

    Il Sacher-Masoch Cafe in fondo non dissacra Schulz, ma ce lo restituisce nella sua dimensione umana, ce lo rende più vicino. Come certi personaggi dei racconti di Isaac Singer: un piede nella fossa comune e un altro nel letto dell’amante, in preda a qualche ossessione erotica. A Drogobyč si tiene un festival per commemorarlo e una targa ricorda la sua uccisione. Al contrario la casa dove viveva – non quella dove si trovava la bottega del padre, distrutta da un incendio – è ancora in piedi, ma ci abitano e non è stato possibile farci un museo. Il manoscritto del terzo libro di Schulz, intitolato Il Messia, è andato perduto durante la guerra. Ogni tanto spunta qualcuno che dice di averlo trovato, ma poi scompare. Ho conosciuto un allievo di Schulz. Mi ha raccontato che entrava in classe, rifilava agli alunni un soggetto da copiare e se andava per tutta l’ora tornando solo allo scadere per ritirare la prova. Senza guardare in faccia nessuno. Nelle foto di classe aveva sempre lo sguardo basso.

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