Egitto e aste

Scultura di Tutankhamen venduta per 4,7 milioni di sterline da Christie’s

di Maria Adelaide Marchesoni


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Testa egiziana del dio Amon con le caratteristiche del faraone Tutankhamen (Photo courtesy Christie's)

3' di lettura

Il lotto n. 110 , “An Egyptian Brown Quartzite Head Of The God Amen With The Features Of The Pharaoh Tutankhamen, New Kingdom, 18th Dynasty, Reign Of Tutankhamen”, circa 1333-1323 B.C. (testa di quarzite marrone, alta 28 centimetri di 3.000 anni fa con le caratteristiche del re Tutankhamon proveniente da una collezione privata), battuto da Christie's a Londra nell'asta The Exceptional Sale del 4 luglio scorso per 4,7 milioni di sterline (5,2 milioni di euro) da un compratore anonimo (le stime pre-asta sono state fornite solo su richiesta ed erano tra 4-6 milioni di £) è sicuramente una delle vendite più controverse degli ultimi anni. L’asta con 29 lotti, con un 73% di venduto per lotto e un 78% per valore, ha fatturato in totale 9.557.500 sterline.
I motivi delle contestazioni? Le convenzioni internazionali impediscono la vendita di oggetti che sono noti per essere rubati o prelevati dai siti archeologici illegalmente.
All'inizio di giugno, quando è stato pubblicato il catalogo dell'asta, i Ministeri egiziani dell'antichità e degli affari esteri hanno invitato Christie's e l' UNESCO a fermare la vendita della testa di quarzite insieme ad altri 31 oggetti egiziani antichi. In quell'occasione le autorità egiziane chiedevano la restituzione del reperto che, secondo alcune ipotesi, era stato rubato dal Tempio di Karnak a Luxor nel 1970 insieme ad altri manufatti.
Secondo le indiscrezioni stampa, funzionari egiziani, prima dell'asta, avevano chiesto l'intervento del Ministero degli Esteri del Regno Unito e dell'UNESCO, senza successo in quanto interventi di questo tipo avvengono solo se vi sono prove evidenti per contestare l'acquisizione illegittima. Anche le proteste la sera dell'asta da parte di 15 manifestanti di una “organizzazione comunitaria” chiamata Egyptian House House e gli appelli dell'Egitto per il suo rimpatrio, sono state ignorate.
Christie's, dal canto suo, ha affermato di aver eseguito “un'ampia due diligence” e “quanto necessario per affermare il diritto di proprietà e di vendita” del reperto archeologico che, sempre secondo gli esperti di Christie's:

La provenienza. Ma da dove arriva il reperto archeologico?
Secondo quanto indicato nel catalogo della casa d'aste, la scultura fino al 1960 era parte della collezione del Principe Wilhelm von Thurn und Taxis (1919-2004), nel 1973-74 non è sicura la data fu venduta al commerciante austriaco Josef Messina, Galerie Kokorian & Co e a seguire nel 1982-83 entrò a far parte della collezione di Arnulf Rohsmann di Klagenfurte e, infine, nel giugno 1985 fu acquistata da Heinz Herzer, un commerciante di Monaco di Baviera, dall'attuale venditore la Resandro collection, una coppia di collezionisti tedeschi che nel corso degli anni ha raccolto una delle più importanti collezioni d'arte egiziana in Europa. Dalla prima asta a cui hanno partecipato nel 1967, i collezionisti hanno continuato ad acquistare oggetti unici provenienti da tutte le importanti collezioni degli anni Settanta e Ottanta: Omar Pacha Sultan, Ernest Brummer e Leopold Hirsch (i lotti 136, 122 e 141). Impararono rapidamente e fecero amicizia con studiosi, collezionisti e mercanti d'arte provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti.
La stretta collaborazione dei due collezionisti con lo Staatliche Sammlung Aegyptischer Kunst di Monaco di Baviera ha portato a cinque grandi mostre e cataloghi scientifici. Grazie a queste pubblicazioni la loro collezione divenne nota e accessibile a studiosi e collezionisti di tutto il mondo.

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