ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl decreto Pnrr 2

Scuola, arriva il compromesso su incentivi e taglio di 10mila docenti

Ok in commissione sull’una tantum per la formazione incentivata dei prof a fronte di una riduzione dell’organico spalmata su tutta la platea dal 2026/27, tenendo conto di nascite e immigrazione e con un monitoraggio

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

(Monkey Business - stock.adobe.com)

3' di lettura

Alla fine il compromesso sulle coperture alla nuova formazione incentivata degli insegnanti (e, di conseguenza, sul taglio di 10mila docenti a partire dal 2026 a esso collegato) è arrivato. Grazie alla riformulazione di un emendamento all’articolo 44 del decreto Pnrr 2 che è giunto in serata sul tavolo della commissione Istruzione del Senato e ha sbloccato l’impasse in atto da venerdì. Maggioranza e governo avrebbero deciso di coprire l’attribuzione di una nuova “una tantum” (dal 10 al 20% dell’ultimo stipendio) per i prof che si aggiorneranno con un fondo ad hoc dedicato all’istruzione e i cui risparmi eventuali resteranno al comparto (come chiesto dal Pd). Ad alimentarlo ci penseranno una serie di voci. Tra le quali, a partire dal 2026/27, compare anche una riduzione dell’organico dell’autonomia (e non più del solo organico di potenziamento come previsto in un primo momento, ndr) «conseguente all’andamento demografico, tenuto conto dei flussi migratori».

Come funziona la riduzione di posti

Sulle riduzioni di posti ci sarà un monitoraggio attento di Uffici scolastici regionali (Usr), Istruzione ed Economia. Qualora i conti non tornassero, solo in un secondo momento si interverrebbe sull’organico di potenziamento. Una soluzione su cui la commissione si è pronunciata in serata dando l’ok all’approdo in aula stamattina del Dl 36. In vista dell’approvazione attesa tra giovedì e venerdì, probabilmente con la fiducia (il testo è atteso poi alla Camera, e va convertito entro il 29 giugno).

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Il nuovo percorso abilitante

Sempre in tema di docenti l’emendamento conferma il percorso ordinario per abilitarsi, che prevede la laurea più l’acquisizione di 60 Crediti formativi attivi (Cfu), di cui almeno 10 di area pedagogica e 20 di tirocinio (diretto e indiretto). I 60 Cfu (dovrà essere varato un «profilo conclusivo delle competenze professionali del docente abilitato») potranno essere presi già durante il percorso di laurea (“di norma” durante la magistrale, ma attraverso gli spazi di flessibilità dei piani di studio si potrebbe iniziare già durante la triennale, come auspicato da Forza Italia, con Valentina Aprea, «per consentire - ha detto - a chi ha la vocazione precoce di cominciare a conseguire parte dei crediti»). Chi è già in possesso dei 24 Cfu (oggi previsti in ambito antro-psico-pedagogico) non li perde; gli vengono riconosciuti, ma dovranno essere comunque acquisiti 10 Cfu di tirocinio diretto. La prova finale abilitante consiste in una prova scritta (analisi critica relativa al tirocinio scolastico effettuato) e in una lezione simulata, per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. Per evitare nuove sacche di “aspiranti prof” l’Istruzione dovrà comunicare all’Università il fabbisogno di docenti ogni tre anni. Prevista anche la revisione delle classi di concorso (oggi sono 120).

L’ingresso in ruolo

L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale (entro il 2024 sono previste altre 70mila assunzioni targate Pnrr). I vincitori saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione delle competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo. Per coloro che già insegnano da almeno tre anni nella scuola statale è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo. Chi entra in ruolo viene cancellato da tutte le graduatorie per le supplenze ed è tenuto a rimanere nella scuola di titolarità per almeno tre anni, compreso il periodo di prova (ci deve stare di più se deve completare la formazione iniziale e acquisire l’abilitazione).

La fase transitoria

Durante la fase transitoria, vale a dire fino al 31 dicembre 2024, coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno poi gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo. Sempre fino al 31 dicembre 2024 potranno accedere al concorso anche coloro che, entro il 31 ottobre 2022, sono in possesso dei 24 Cfu previsti finora.

Le altre novità, dalle partite Iva ai Pos

Per il resto, nel decreto Pnrr 2, sempre in tema di pubblico impiego, si estende la possibilità di attribuire incarichi ai pensionati da almeno due anni anche ai progetti finanziati dal fondo di sviluppo e coesione e negli altri piani di investimento finanziati da fondi nazionali o regionali. Ok anche alle proroga di due anni per la stabilizzazione dei precari, ora possibile fino al 2024. Dal 1° luglio poi arriva l’obbligo di fattura elettronica anche per le partite Iva in flat tax (con una deroga per gli operatori minori). A partire dal 30 giugno (e non più dal 1ç gennaio 2023) scatteranno multe per la mancata accettazione, da parte degli esercizi commerciali, imprese e professionisti, dei pagamenti con bancomat e carte. L’entrata in vigore del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza slitta dal 16 maggio al 15 luglio 2022.

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