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Scuola, in arrivo un premio ai prof che restano lontani da casa

Provvedimento trasmesso agli organi di controllo, in attesa di pubblicazione sul sito del ministero. Si terrà conto del numero anni di permanenza nella medesima scuola che stia in una provincia diversa da quella della propria abitazione

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2' di lettura

Maggiore attenzione alla continuità didattica e a chi insegna in territori più disagiati: uno degli ultimi atti del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è la firma del decreto con i nuovi criteri per l’attribuzione delle risorse per la valorizzazione del personale docente.

A disposizione 30 milioni l’anno

Il fondo sulla valorizzazione del personale docente prevede 30 milioni all’anno. Il provvedimento attua quanto previsto nell’ambito del Pnrr, in particolare nella riforma del reclutamento e della formazione dei docenti, di recente approvata dal Parlamento, che è intervenuta anche sui criteri per la valorizzazione degli insegnanti.

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Priorità a continuità didattica e insegnamento in territori disagiati

Con il provvedimento firmato da Bianchi, viene dato peso nella valorizzazione degli insegnanti alla continuità didattica e ai territori disagiati. Si terrà conto del numero di anni di permanenza nella medesima scuola che stia in una provincia diversa da quella della propria abitazione. E si terrà conto anche della sede di lavoro, ovvero si valorizzerà il personale che insegna da più anni in istituti di territori che presentano condizioni socio-economiche più disagiate, maggiore dispersione o a rischio di spopolamento. La presenza di entrambe le condizioni comporterà una valorizzazione economica maggiore.

I requisiti

La gran parte delle risorse saranno destinate ai docenti che non hanno ottenuto mobilità, assegnazione provvisoria o utilizzazione nonché incarichi di insegnamento a tempo determinato. Ai fini della validità dell’anno scolastico per il riconoscimento della continuità, il servizio deve essere stato effettivamente prestato per almeno 180 giorni, dei quali almeno centoventi per le attività didattiche.

Provvedimento trasmesso agli organi di controllo

Il ministero fa sapere che il decreto è stato trasmesso agli organi di controllo e sarà reso disponibile sul sito del ministero appena registrato. Sullo schema di decreto ad agosto era arrivata la bocciatura del Consiglio superiore pubblica istruzione (CSPI): pur condividendo la volontà del legislatore di riconoscere adeguato valore alla continuità didattica, educativa e progettuale a garanzia dello sviluppo personale di ciascun allievo, («la continuità didattica è uno dei presupposti per una efficace attuazione del diritto allo studio degli alunni e, in particolare, di quelli con disabilità», si legge) giudicò il testo «poco efficace e foriero di contraddizioni e problematiche per il personale e per la scuola col rischio di introdurre misure inefficaci rispetto ad un obiettivo di gran rilievo come quello di garantire e valorizzare la continuità dell’insegnamento».

Presidi, indennità poco riguarda valorizzazione prof

Secondo il presidente dell’Associazione presidi di Roma, Mario Rusconi, «l’indennità economica prevista dal decreto ministeriale per gli insegnanti che garantiscono la permanenza nella stessa scuola per un certo numero di anni ha poco a che vedere con la valorizzazione della professione docente. Sembra ideata soprattutto per contenere burocraticamente la girandola annuale di migliaia di trsferimenti da scuola a scuola». «In effetti - continua - questa misura, non basata sulla valutazione della qualità professionale del docente, non è ideata per garantire un’efficace azione didattica a favore degli studenti o per valorizzare impegni aggiuntivi. Risulta finalizzata ad assicurare, comunque sia, la presenza dei docenti all’inizio di ogni anno scolastico. Condizione che da anni risulta irrisolta, non riuscendo i ridotti ranghi delle amministrazioni periferiche ad effettuare le complesse operazioni di trasferimento (che richiedono l’impegno di molte risorse umane) in tempi congruenti,rallentando pertanto le assegnazioni di personale alle scuole», conclude Rusconi.

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