Il rientro in classe

Scuola, assenti solo il 6% dei docenti e il 4,5% degli studenti

I prof assenti perché positivi o in quarantena sono risultati, rispettivamente, il 3,6% e il 2,4%. Nel complesso siamo al 6 per cento

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Il pressing dei governatori, e' battaglia sulla scuola

3' di lettura

La riapertura della scuola dopo le vacanze di Natale è avvenuta ieri, nella stragrande maggioranza dei casi, in presenza. I docenti assenti sono stati, complessivamente, circa 50mila. Almeno stando alle stime del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che ha spiegato, assieme al premier Mario Draghi, la linea dell’esecutivo sul rientro in classe: «Lo 0,72% dei docenti è stato sospeso perché non in regola con il nuovo obbligo vaccinale (per i professori in vigore dallo scorso metà dicembre, ndr) - ha detto il titolare del dicastero di Viale Trastevere -. I prof assenti perché positivi o in quarantena sono risultati, rispettivamente, il 3,6% e il 2,4%, quindi nel complesso siamo al 6 per cento».

Le assenze tra gli studenti, ha proseguito Bianchi, si sono fermate al 4,5% (in numeri assoluti, poco più di 330mila ragazzi - gli alunni nelle scuole statali quest’anno, 2021-2022, sono 7,4 milioni); e appena il 3,07% dei comuni ha emanato ordinanze per rinviare le aperture delle scuole. Insomma, «le scelte prese dall’esecutivo stanno pagando», ha chiosato Bianchi, ricordando come ci siano a disposizione oltre 92 milioni, assegnati al commissario Figliuolo, per effettuare tamponi gratuiti agli studenti della scuola secondaria, e i 400 milioni per la proroga dell’organico Covid.

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Sulla scelta di mantenere il punto nonostante le frizioni con regioni e presidi di confermare la data del 10 gennaio per il ritorno tra i banchi è intervenuto direttamente dal presidente del Consiglio dei ministri. Motivandola così: «Il governo ha la priorità che la scuola stia aperta in presenza. Basta vedere gli effetti di disuguaglianza tra studenti dovuti alla Dad» (e alla scarsa qualità delle lezioni online). L’Italia, secondo gli ultimi dati Ocse, a causa delle chiusure più o meno generalizzate degli istituti per il Covid ha perso in media 65 giorni di scuola regolare, il triplo degli altri paesi (27 giorni). La Dad, quindi, dovrà essere utilizzata in circostanze eccezionali, è la linea dell’esecutivo; anche se lo stesso premier si è detto consapevole che, nei prossimi giorni, ci potrà essere un incremento della scuola da remoto. «Ma è da respingere il ricorso generalizzato alla Dad - ha chiosato Draghi - perchè non ha senso chiudere le scuole e lasciare aperto tutto il resto». Se i ragazzi possono andare in pizzeria o a fare sport, ha aggiunto, a maggior ragione possono e devono andare a scuola.

Un altro punto a favore delle lezioni in presenza è arrivato ieri dal Tar Campania che, accogliendo una serie di ricorsi, tra cui quello di palazzo Chigi, per il tramite dell’avvocatura dello Stato, ha sospeso l’ordinanza con la quale Vincenzo De Luca aveva disposto la Dad per infanzia, primaria e medie fino al 29 gennaio (da oggi quindi si torna in classe - l’udienza collegiale è stata fissata per l’8 febbraio). Per ora, resta quindi la Sicilia, come regioni, ad aver posticipato di tre giorni, fino cioè a domani, la ripresa delle lezioni.

Anche dai territori la sensazione è che si sia ripreso, tra assenze e orari ridotti. In Liguria otto studenti su 10 sono rientrati in classe, a Firenze le lezioni sono state regolari nella maggioranza istituti comprensivi.

«Che i numeri non fossero catastrofici lo avevo detto - ha sottolineato il presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli -. C’è stato un certo impatto sul servizio ma nulla di catastrofico. Sono anche abbastanza soddisfatto del numero dei prof no vax che sono 5mila in tutto».

I presidi, incontrando nel pomeriggio il ministro Bianchi, hanno insistito su tre richieste: dotare le scuole di una funzionalità “Sidi” (Sistema Informativo dell’Istruzione - ndr) che consenta di individuare con tempestività lo stato vaccinale degli alunni; dotare di Ffp2 tutti gli alunni e tutti i dipendenti e includere le parafarmacie tra i soggetti abilitati all’esecuzione dei test Covid. E chissà che con i prossimi ristori in arrivo non possano venire accolte, in tutto o in parte, dall’esecutivo.

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