L’analisi

Scuola, attenzione ad alunni fragili e didattica nuova per ripartire

Il periodo da febbraio 2020 a giugno 2021 ha determinato un forte rallentamento dell’esperienza scolastica ed educativa, con conseguenti effetti negativi sugli apprendimenti degli studenti. Occorre ripartire da qui, con idee ed azioni per recuperare parte del tempo perduto

di Tommaso Agasisti

(AdobeStock)

2' di lettura

Sono trascorse poche settimane da quando la presentazione dei dati del Rapporto Invalsi ha scosso il mondo della scuola, mostrando ciò che molti già intuivano: il periodo da febbraio 2020 a giugno 2021 ha determinato un forte rallentamento dell’esperienza scolastica ed educativa, con conseguenti effetti negativi sugli apprendimenti degli studenti. Incredibilmente, il dibattito di questi giorni si concentra esclusivamente su aspetti importanti ma non centrali, quali green pass, vaccini, distanziamenti, mascherine, ecc.

Occorre accelerare adesso, con idee ed azioni per recuperare parte del tempo perduto. Ci sono tre linee di azione che vale la pena esplorare. La prima è l’attenzione specifica agli studenti provenienti da contesti socioeconomici e culturali fragili. I dati dimostrano che questi studenti hanno sofferto di più la crisi dei due anni appena trascorsi. La creazione di iniziative specifiche che consentano, durante l’anno, di dedicare più tempo allo studio in situazioni di compresenza dei docenti e dei compagni di classe può essere decisiva per supportarli.

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La seconda è il superamento della didattica digitale “di emergenza”, per un uso più consapevole, integrato e positivo della tecnologia nell’insegnamento. La Dad è stata demonizzata in questi anni, tuttavia essa è stata in larga misura improvvisata e in molti casi neppure attuata. C’è spazio per sviluppare strumenti digitali che non sostituiscano, bensì integrino una buona didattica in presenza, rendendola più interessante, efficace e moderna. Serve un ripensamento dei modelli pedagogici, un aggiornamento dei docenti e dei dirigenti scolastici, e un investimento in strutture strumenti adeguati.

La terza riguarda gli spazi scolastici. Le risorse del Pnrr possono essere sfruttate per fare investimenti di lungo periodo: mettere in sicurezza gli edifici dove necessario, costruirne di nuovi, ripensare gli spazi interni (inclusi gli arredi) per una didattica più aperta e flessibile, digitale e aperta alla socialità.

Le azioni delineate possono essere implementate già a partire da quest’anno scolastico. Si sperimenti più autonomia delle istituzioni scolastiche: il ministero definisca le priorità e allochi le risorse alle scuole statali e non statali, affinché liberino creatività e responsabilità per realizzare progetti disegnati sulle proprie specificità.

Docente Management pubblico Politecnico di Milano

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