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Scuola, dalle distanze ai test sierologici pronte le regole per il ritorno in classe. Aule e prof le grandi incognite

Non tutti gli istituti hanno aule grandi a sufficienza per garantire la presenza di tutti gli alunni nel rispetto delle norme sul distanziamento. Inoltre non è certo che i fondi stanziati dal governo per assumere supplenti saranno sufficienti a scongiurare il rischio di cattedre vuote

di Andrea Carli e Andrea Gagliardi

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La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

Non tutti gli istituti hanno aule grandi a sufficienza per garantire la presenza di tutti gli alunni nel rispetto delle norme sul distanziamento. Inoltre non è certo che i fondi stanziati dal governo per assumere supplenti saranno sufficienti a scongiurare il rischio di cattedre vuote


7' di lettura

Sulla ripresa dell’anno scolastico c’è un buon numero di certezze ma anche varie e importanti incognite, che ne potrebbero minare il regolare svolgimento. Dal 14 settembre gli studenti torneranno in classe, ma la ricerca di spazi alternativi per rispettare le norme sul distanziamento è ancora lunga e alle superiori (e solo lì) sempre più istituti potrebbero decidere per le lezioni online a distanza, da svolgere una volta alla settimana.

Non solo. Il nuovo documento sulle linee guida del Ministero dell'Istruzione per la Didattica Digitale Integrata, prevede un monte minimo di ore di lezioni digitali da garantire a settimana in caso di nuovo lockdown per ogni grado: saranno 10 per le prime classi della scuola primaria, 15 per le altre così come per le medie, almeno 20 alle superiori.

Un metro di distanza tra gli alunni

Nella versione definitiva della Linee guida per il rientro a settembre la distanza di sicurezza non è più un metro fra i banchi ma un metro fra le «rime buccali» degli alunni, cioè da bocca a bocca. Ed è per questo che le scuole si dovranno attrezzare di banchi monoposto. Al banco non si dovrà utilizzare la mascherina, obbligatoria invece quando ci si sposta in classe e negli altri spazi comuni oppure quando manca il metro di distanza. Anche se il Comitato tecnico scientifico si è già riservato la possibilità di «rivalutare a ridosso della ripresa scolastica la necessità dell'obbligo di mascherina, sulla base dei dati del contagio che via via emergeranno»

Test sierologici per docenti e (a campione) per studenti

La bozza del protocollo d'intesa tra Miur e sindacati per garantire l'avvio dell'anno scolastico prevede due milioni di test sierologici volontari e gratuiti per docenti e personale non docente di tutte le scuole, e test volontari a campione sugli studenti. La bozza parla di «svolgimento dei test sierologici per tutto il personale scolastico in concomitanza con l'inizio delle attività didattiche» ed effettuazione dei «test a campione per la popolazione studentesca con cadenza periodica. Saranno a questi fini adottati i criteri di: volontarietà di adesione al test, gratuità dello stesso per l'utenza, svolgimento dei test presso le strutture di medicina di base e non presso le istituzioni scolastiche».Prevista anche la distribuzione gratuita di 11 milioni di mascherine chirurgiche e di almeno 50.000 litri di gel igienizzante al giorno.

Bimbi senza mascherina e sì a merenda da casa in asili e materne

Le linee guida per asili e scuole per l'infanzia che hanno ricevuto l'ok della Conferenza unificata non prevedono invece nessun obbligo di portare la mascherina, che dovrà invece essere indossata dal personale in servizio. Via libera alla merenda da casa, sia pure a determinate condizioni: cioè se non la fornisce la struttura e «purchè l'alimento, la bevanda e il contenitore siano sempre identificabili come appartenenti al singolo bambino».

La carenza di aule

Qui finiscono le certezza e iniziano le incognite. A partire dal problema delle aule. Lezione in hotel, bed & breakfast o negli appartamenti: la soluzione per la ricerca degli spazi alternativi agli istituti è ancora lontana. Su 20mila aule che dovranno essere allestite manca ancora il 50% degli ambienti e ora i Comuni spingono sull’acceleratore, programmando avvisi pubblici aperti a chi offrirà qualsiasi struttura «purché rispettino i requisiti di capienza e sicurezza». A snocciolare le cifre su quella che sembra essere rimasta «la maggiore criticità in vista del rientro a scuola a settembre in sicurezza» è stata l’Associazione nazionale presidi (Anp), che stima lezioni negli spazi alternativi per 400mila alunni, circa il 5% del totale. Una cifra al di sotto delle previsioni iniziali del Ministero, ma che al momento rappresenta ancora un problema per ’'organizzazione degli istituti alle prese con distanziamento sociale, nonostante l’introduzione del parametro di un metro fra le “rime buccali” degli alunni. Non tutti gli istituti hanno aule grandi a sufficienza per garantire la presenza di tutti gli alunni nel rispetto delle norme sul distanziamento. È scattata la corsa a cercarne in teatri, cinema, musei e biblioteche.

A Roma lezioni anche nelle parrocchie

A Roma un protocollo di intesa firmato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, la sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi e il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale prevede che una parte delle lezioni si possa svolgere nelle parrocchie. «In base alle ultime stime non troveranno posto a scuola circa 600mila studenti - spiega il presidente dell'associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli - per i quali dovranno essere reperite 20-30mila aule. Ed è un problema di non facile soluzione che dovrà essere risolto dagli enti locali»

Rischio cattedre vuote

Non solo. Se una parte delle classi sarà smezzata per ottemperare alle norme sul distanziamento, serviranno più docenti. Neanche il tempo di firmare l'ordinanza sui 50mila prof e bidelli aggiuntivi finanziati con i 977 milioni del decreto Rilancio, che la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha annunciato nuove risorse aggiuntive di personale in vista grazie ai fondi del decreto Agosto. Per quanto riguarda le 50mila supplenze in arrivo, si tratta di contratti fino al 30 giugno per docenti e personale Ata - revocabili in caso di nuovo lockdown e ritorno alla didattica a distanza - che saranno stipulati nei prossimi giorni dagli Uffici scolastici territoriali (Usr) con i 977 milioni stanziati dal decreto Rilancio. Le 50mila supplenze in arrivo causa Covid-19 - che si sommano alle oltre 150mila già preventivate per riempire i vuoti d'organico ordinari, ndr - come ha messo in evidenza Il Sole 24 Ore, potrebbero non bastare. A lasciarlo intendere è la stessa nota di viale Trastevere quando rivela che una parte degli 1,3 miliardi dello scostamento di bilancio attesi nel decreto Agosto per la scuola sarà «dedicata a un ulteriore incremento di personale».
Del resto le richieste che stanno arrivando dagli Uffici scolastici territoriali rendono il primo stock di 50mila supplenti tra prof e Ata chiaramente insufficiente. Basti pensare che solo l'Usr Campania ha chiesto 19mila insegnanti in più. A cui vanno aggiunti gli 8mila di Lombardia e Lazio e altrettanti di Piemonte e Toscana.

Incognita ingressi scaglionati

Vanno chiariti poi anche importanti aspetti sulle modalità di ingresso a scuola. Si sa che gli ingressi saranno scaglionati per evitare assembramenti. Ma al momento non c'è nulla di definito. Certo è che con le nuove norme sul distanziamento è improbabile che i mezzi pubblici riescano a trasportare tutti gli alunni nella stessa fascia oraria come accadeva in epoca pre-Covid. Non a caso per tutto il sistema di trasporto pubblico, è stato chiesto al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) di rivalutare complessivamente tutte le linee guida già allegate al dpcm del 14 luglio e di fornire un parere sulle nuove linee per il trasporto scolastico.

Il nodo scuolabus

Si punta anche ad una soluzione “condivisa” tra governo, regioni e Comuni sul servizio di scuolabus per garantire a tutti gli alunni di poter tornare in classe, come ha chiarito lo stesso presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini: «Chiudiamo con una soluzione in tempi brevi, entro la prossima settimana», ha affermato. Nei prossimi giorni, infatti, Regioni, Province e Comuni predisporranno un tavolo con il Ministero del'Istruzione dove proporre, per far fronte alle esigenze del Tpl, una modifica dei tempi di entrata nelle scuole nell'arco di fasce orarie comprese tra le 7.30 e le 9.30 per le scuole secondarie (medie e superiori) e - laddove necessario - maggiori linee bus nelle fasce orarie di entrata e uscita dagli istituti, tra le 7.30 e le 9.30 e tra le 13.00 e le 15.00. Tali misure potrebbero essere accompagnate con la proposta di prevedere una riorganizzazione degli orari delle lezioni: in alcune scuole potrebbero anche essere anticipate alle 8 del mattino. Maggiore flessibilità emerge anche da quanto stilato negli allegati all'ultimo Dpcm firmato dal premier Conte e dedicato esplicitamente alle “linee guida per il trasporto scolastico dedicato”: gli scuolabus potranno viaggiare con la capienza massima consentita «nel caso in cui la permanenza degli alunni nel mezzo non sia superiore ai 15 minuti» e «nel caso in cui sia possibile l'allineamento verticale degli alunni su posti singoli e sia escluso il posizionamento cosiddetto faccia a faccia». In tutti gli altri casi, sottolinea il protocollo dovrà essere rispettata la distanza di un metro. Tutti gli studenti, ad eccezione di quelli di età inferiore ai sei anni e a coloro che hanno delle disabilità, dovranno indossare obbligatoriamente la mascherina «al momento della salita sul mezzo».

Sulle quarantene manca la circolare del ministero

Non è ancora ben chiaro infine cosa fare se un docente o uno studente manifestano sintomi in classe. È vero che è prevista l'«individuazione in tutte le scuole del medico competente che effettui il servizio di sorveglianza sanitaria». E per i casi di sospetto o effettivo contagio viene preso come riferimento il 'Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro' del 24 aprile 2020. Ma è necessario fare ancora chiarezza sui protocolli da adottare in caso di docenti o alunni trovati positivi al Covid. Si è in attesa di una circolare del Ministero della Salute. Il coordinatore del Cts Agostino Miozzo aveva proposto di mettere in isolamento fiduciario la classe per 15 giorni. In questo caso riprenderebbe la didattica a distanza.

Tempi stretti per la consegna dei banchi monoposto

Un nodo che invece si è in parte sciolto è quello relativo alla fornitura di 2,6 milioni di banchi monoposto in vista della riapertura in sicurezza delle scuole. Si sono concluse le procedure per la fornitura, con 11 imprese vincitrici, tra cui diverse italiane e anche alcune straniere. Lo ha comunicato una nota del commissario straordinario all'emergenza, Domenico Arcuri, al termine della gara per cui erano pervenute 14 offerte. I nomi dei vincitori saranno resi noti nelle prossime ore una volta registrati i contratti. La consegna partirà a settembre e si concluderà entro ottobre. La gara bandita aveva destato perplessità tra le aziende italiane specializzate nella produzione di arredo scolastico in merito a due aspetti: quantitativi enormi e i tempi di consegna troppo stretti. Nonostante il rischio che la gara andasse deserta, alla fine le proposte sono arrivate. Per le imprese vincitrici si profila tuttavia una vera corsa contro il tempo.

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