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Scuola: la formazione entra nella busta paga degli insegnanti, incentivi per i prof «esperti»

Non solo scatti di anzianità: se si supereranno tre percorsi formativi triennali si avrà diritto a un assegno annuale da 5.650 euro

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Nella scuola italiana si scalfisce un tabù, ed entra strutturalmente un po’ di carriera per gli insegnanti. Arriva infatti la figura del “docente esperto”, legato a stretto giro alla nuova formazione incentivata prevista dalla legge 79 (attuativa del Pnrr). Se supererà tre percorsi formativi triennali consecutivi, maturerà il diritto a un assegno annuale “ad personam” pari a 5.650 euro, che si somma al trattamento stipendiale in godimento. Insomma, per queste “nuove” figure oltre alle ordinarie progressioni salariali legate agli scatti di anzianità (al momento, l’unico modo per far crescere le buste paga nella scuola, un unicum in tutta la Pa, ndr) si affiancherà, per sempre, una incentivazione economica aggiuntiva, legata, come detto, alla formazione professionale.

La novità, una mezza rivoluzione per il mondo degli insegnanti, dopo i tentativi - tutti naufragati - degli ultimi 20 anni, da Berlinguer a Gelmini, a Renzi, con la Buona Scuola, è contenuta in una bozza di norma destinata ad entrare nel decreto Aiuti bis atteso nelle prossime ore sul tavolo del consiglio dei ministri.

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Incentivi alla formazione sollecitati dalla Ue

La modifica legislativa allo studio del governo Draghi è stata sollecitata dalla Commissione Ue, che, all’indomani del varo della legge 79, aveva chiesto all’Italia un “ulteriore rafforzamento” della formazione incentivata per garantire, effettivamente e strutturalmente, che i docenti si formino e che poi possano portare maggiore qualità in classe (l’idea di una differenziazione retributiva per i prof legata alla formazione era stata avanzata, mesi fa, da Patrizio Bianchi, con la formula degli scatti d’anzianità “anticipati”; una soluzione poi stoppata dal Mef, e, con il varo della legge 79, si è arrivati alla formula dell’incentivo economico, dopo la mediazione in Parlamento).

Come funzionerà la nuova carriera

Ebbene, in base alle attuali norme, e alla modifica in arrivo, la nuova carriera degli insegnanti funzionerà così. Dal 2023/2024 sono previsti i nuovi percorsi di formazione incentivata triennali che, se superati con valutazione positiva, danno diritto a “una tantum”, stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, non inferiore al 10% e non superiore al 20% del trattamento stipendiale in godimento, nei limiti delle risorse a oggi disponibili (40 milioni nel 2026, 85 nel 2027, 160 nel 2028, 236 nel 2029, 311 nel 2030 e 387 milioni di euro a decorrere dal 2031). A questi corsi possono partecipare tutti i professori (al momento sono obbligatori per i docenti immessi in ruolo in seguito all’adeguamento del contratto collettivo). I docenti che partecipano e ottengono tre valutazioni positive ai percorsi triennali (cioè dopo 9 anni di formazione) accedono alla qualifica di docente esperto e “conquistano” un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma alla retribuzione in godimento.

I paletti

La norma tuttavia prevede dei paletti: può accedere alla qualifica di docente esperto un contingente di professori non superiore a 8mila unità per ciascuno degli anni 2032/33, 2033/34, 2034/35 e 2035/36. Non solo. La qualifica di docente esperto «non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento»; e il docente qualificato esperto «è tenuto a rimanere nella istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento di suddetta qualifica».

«Si rompe, per la prima volta, la diga dell’uniformità delle retribuzioni degli insegnanti – commenta la storica esperta di Scuola di Fi, Valentina Aprea –. Finalmente, si accolgono, anche nel nome (docente esperto), le nostre indicazioni. La bozza di norma allo studio dell’esecutivo deve però mostrare più coraggio. Va superata l’impostazione ancora troppo schiacciata su criteri corporativi e centralistici; e per i docenti esperti si perde l’occasione per differenziare le loro funzioni; una necessità, soprattutto oggi, per rinnovare, in profondità, l’organizzazione scolastica al fine di offrire un miglior servizio educativo ai ragazzi».

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