chiedono anche dati sui contagi in classe

Scuola, i genitori fragili esposti al contagio fanno ricorso al Tar: si possa scegliere fra didattica a distanza e in presenza

Chiedono l’annullamento del rientro obbligatorio in classe il 7 gennaio contenuto nel dpcm 3 dicembre 2020

di N.Co.

Scuola chiede vaccini, dubbi Regioni sul 7 in aula

3' di lettura

Due gruppi Facebook di genitori fragili - “Scuola e Sicurezza: scelta libera tra Dad e Dip” e
“Scuola, sicurezza e salute senza colore politico”, che rappresentano oltre 8mila famiglie tra docenti, personale Ata e genitori disseminati su tutto il territorio nazionale, hanno presentati ricorso al Tar Lazio. Si tratta di quei genitori malati che sono esposti al contagio che i figli possono portare a casa dalle ausle scolastiche. Chiedono che ci sia libertà di scelta per studenti e docenti tra Dad (didattica a distanza) e Dip (didattica in presenza), in particolare se in presenza di situazioni di fragilità personale o familiare.Attualmente non c’è nessun diritto alla Dad se è il genitore a essere «fragile». E ogni istituto fa da sé, in base alla decisione del dirigente scolastico.

La norma affida ai dirigenti scolastici la concessione delle richieste di dad

Viene segnalata la normativa attuale «che determina grave disparità di trattamento per i docenti rispetto ad altre Pubbliche amministrazioni dove, in tal caso è previsto lo smart working/lavoro agile». La normativa, viene ricordato, «lascia la totale discrezionalità ai dirigenti scolastici su accoglimento o rigetto delle richieste di didattica a distanza per studenti con familiari fragili, come se fosse possibile per un dirigente valutare l'opportunità di offrire o porre in essere tale strumento tutte le volte in cui vi è una fragilità dichiarata e/o certificata da un medico».

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La richiesta di annullamento del rientro obbligatorio in classe

Chiedono, inoltre, l’annullamento, in attesa di attuazione, previa sospensione dell’efficacia del dpcm 3 dicembre 2020, all’articolo 1, comma 10 lettera s, «nella parte in cui prevede il rientro obbligatorio in classe a partire dal 7 gennaio 2020 per tutti gli studenti di ogni ordine e grado». E di tutti gli altri dpcm,ordinanze ministeriali e ogni altro provvedimento anche meramente esecutivo del dpcm impugnato, «in quanto lesivo degli interessi dei ricorrenti».

La comunicazione dei dati dei contagi per condurre analisi indipendenti

Si chiede inoltre di disporre che il ministero della Salute fornisca, tramite le Asl regionali, i dati relativi al livello dei contagi nella scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, «in modo da poter condurre un'analisi indipendente su dati oggettivi e puntuali sul ruolo della scuola in presenza nella trasmissione dei contagi».

Per i genitori fragili in aula non c’è un adeguato livello di sicurezza

I genitori fragili fanno presente nel ricorso che con l'attuale situazione epidemiologica e la scoperta della variante virale“inglese” potenzialmente più contagiosa anche tra le fasce di età più giovani, «non sussista effettivo e adeguato livello di sicurezza all’interno delle aule scolastiche». E sottolineano che non c’è sicurezza senza dati aggiornati, completi, non discrezionali e analizzati da studi indipendenti. Non c'è sicurezza senza contact-tracing, senza test a chiunque sia entrato in contatto con positivi anche se asintomatico, senza tempestività nella comunicazione tra autorità sanitarie e scuola e tra scuola e famiglia. E, ancora, non c'è sicurezza senza diminuzione del numero di alunni per aula, senza distanziamento efficace tra banchi e senza impianti di aerazione e purificazione d'aria nelle aule.

Si chiede libera scelta fra dad e dip

I rappresentati dei due gruppi pur auspicano il ritorno alla scuola in presenza hanno chiesto di poter avere la libertà di scelta tra dad e dip fin tanto che persisterà la situazione epidemiologica attuale da contagio del nuovo coronavirus e non si riuscirà ad avere una effettiva vaccinazione della popolazione scolastica. Le oltre 8mila famiglie che aderiscono ai due gruppi Facebook si chiedono, poi, perché le aule dei tribunali, compresa quelle del Tar Lazio che dovrà decidere sul loro ricorso, siano vuote - salvo rarissimi casi eccezionali - per il concreto rischio di contagio che si ha in ambienti dove la voce diviene lo strumento principe di lavoro, mentre le aule delle scuole debbano essere piene? Dov'è - si chiedono - «il principio di uguaglianza sostanziale e dov'è il principio di precauzione?». Al Tar lazio la parola.

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