Emergenza sanitaria

Scuola, i governatori chiedono uno slittamento ma il governo tira dritto

Allarme dei presidi: lunedì si stima assente il 10% del personale. Circolare Istruzione-Salute: i requisiti per frequentare in presenza «dovranno essere dimostrati dall’alunno, durante il regime di autosorveglianza»

di Redazione Scuola

Vincenzo De Luca (Ansa)

3' di lettura

Il Governo tira dritto sulla scuola ma dal territorio, a 24 ore dal rientro in classe, si susseguono iniziative e appelli per un cambio di strategia, per un sostanziale rinvio delle lezioni in presenza. In una sorta di battaglia a distanza, Esecutivo e amministratori locali ribadiscono le proprie posizioni in una giornata in cui il numero dei contagi torna a sfiorare quota 200 mila. Un muro contro muro in cui le Regioni, come afferma il governatore della Puglia, Emiliano, hanno chiesto “invano” a palazzo Chigi uno slittamento. E il presidente del Veneto Zaia torna a chiedere un intervento del Cts perché, a suo dire, si rischia «una falsa riapertura» in uno scenario «da calvario» fatto di assenze e quarantene.

Lo scontro

Ma il ministro Bianchi, col sostegno del governo tutto, va avanti e ha incontrato i sindacati per illustrare le nuove misure emanate dal Consiglio dei Ministri: un confronto però che a detta delle organizzazioni di categoria non ha sciolto i nodi. Dal canto suo, in Campania ,il governatore De Luca si appella alle «circostanze di eccezionale e straordinaria necessità» nell’ordinanza con cui ha disposto fino al 29 gennaio il ricorso alla dad per le scuole medie, elementari e dell’infanzia. Una fuga in avanti che il Governo tenta di stoppare con una impugnativa mentre il Tar ha chiesto alla Regione di presentare ulteriori documenti.

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I medici: aprire la scuola ora è «imprudente»

La Sicilia, intanto, fa slittare di tre giorni il rientro e c’è chi annuncia, come il Trentino, che non applicherà le nuove norme sulla quarantena a scuola e sul super pass per i trasporti. Tra i medici e comunità scientifica serpeggia pessimismo sulle riaperture. L’ordine di Torino non utilizza mezzi termini nel chiedere il rinvio affermando che è “imprudente” perché i “numeri dei contagi sono troppo alti”.

Allarme dei presidi: il 10% del personale assente

Ed è proprio sui numeri che si gioca una fetta di questa battaglia. Secondo una prima stima fornita dai presidi lunedì potrebbero essere 100mila i dipendenti assenti causa Covid. Si tratta di circa il 10% della popolazione totale del comparto, composto da circa un milione di persone. La curva dei contagi che non accenna a calare le fasce più colpite sembrano proprio quelle dell’età scolare. Maggiore incremento, in base ai dati Iss, per quella compresa tra i 5 e gli 11 anni dove a partire dalla seconda settimana di ottobre si è registrata una crescita dell’incidenza ma nelle ultime due settimane in forte aumento anche per il segmento 16-19 anni. Per il presidente di Anp, Antonello Giannelli, «già in queste ore il numero degli studenti positivi ha raggiunto l’ordine delle decine e addirittura centinaia e rende impossibile attuare le procedure previste».

Le nuove regole

Tra le nuove regole sull’accesso agli istituti, quarantene e screening: il 10 gennaio potrebbe diventare uno stress test per il comparto. L’Istruzione ha inviato una nota in cui vengono sintetizzate le principali indicazioni in caso di positività e in particolare viene precisato che, per quanto riguarda medie e superiori con due positivi in classi, i requisiti per frequentare in presenza «dovranno essere dimostrati dall’alunno, durante il regime di autosorveglianza». Una sorta di sdoganamento del green pass a scuola. La norma infatti autorizza «le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy». Per potenziare l’attività di tracciamento e testing la Struttura commissariale ha trasmesso una circolare ai presidi in cui si dispone un «maggior coinvolgimento attivo delle risorse sanitarie già presenti sul territorio» come «i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale» per supportare le attività dei dipartimenti di Igiene e Sanità pubblica” delle Asl. Infine dal primo febbraio l’obbligo vaccinale verrà esteso al personale delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), come ricorda il Mur in una nota.

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