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Scuola, l’Ismu: più della metà degli alunni italiani si iscrive a un liceo (51,8%), contro poco più di un terzo degli stranieri di seconda generazione

Il confronto sulle scelte:a parità di livello di “performance”, sono gli studenti italiani quelli che si vedono raccomandare molto più spesso dagli insegnanti un percorso liceale

di Andrea Carli

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(foto Ansa)

Il confronto sulle scelte:a parità di livello di “performance”, sono gli studenti italiani quelli che si vedono raccomandare molto più spesso dagli insegnanti un percorso liceale


4' di lettura

Più della metà degli alunni italiani sceglie di iscriversi a un liceo (51,8%), contro poco più di un terzo degli studenti stranieri di seconda generazione (34,9%) e meno di un quarto di quelli di prima generazione (24,4%). A scattare la fotografia delle scelte scolastiche degli alunni di origine immigrata al termine del primo ciclo di istruzione è la Fondazione Ismu nel nuovo rapporto nazionale “Alunni con background migratorio in Italia. Le opportunità oltre gli ostacoli”. Le elaborazioni sono state effettuate su un database di dati amministrativi relativi a un campione nazionale.

«Il quadro attuale, se prendiamo in considerazione l’arco temporale in cui si è manifestata una crescita degli alunni stranieri nella scuola, è comunque migliorato - sottolinea Mariagrazia Santagati, responsabile scientifico Settore Educazione Fondazione Ismu e curatrice del rapporto -. In un decennio la presenza di stranieri nella scuola è passata dal 21 al 29 per cento. È diminuita negli istituti professionali, e rimasta costante in quelli tecnici, che tuttavia sono tuttora al primo posto, davanti a professionali e licei».

L’influenza del background migratorio

A questo punto la domanda alla quale l’indagine cerca di rispondere è: come si spiegano differenze di scelte così marcate tra alunni italiani e stranieri? Queste differenze, spiega il rapporto, trovano spiegazione non solo nei livelli di apprendimento inferiori ai nativi con cui gli alunni di origine immigrata concludono la terza media, ma anche in altri fattori dovuti al background migratorio degli studenti. La scelta post licenza media sembra essere un momento nel quale le origini non italiane degli studenti, anche di quelli che si distinguono per buone performance, incidono sulla riproduzione delle disuguaglianze educative.

Gli alunni stranieri scelgono meno i licei rispetto a quelli italiani

Ponendo infatti in relazione i punteggi ottenuti nei test Invalsi di matematica e le iscrizioni ai licei, viene fuori che tra gli studenti con i migliori risultati, il tasso di iscrizione al liceo è di poco superiore al 70% per gli italiani, contro il quasi 40% per gli studenti stranieri di prima generazione. Anche guardando all'analisi degli iscritti al liceo in base al voto finale di licenza media e alla cittadinanza i risultati trovano conferma, emerge infatti che, anche se promossi con buoni voti alle medie, gli alunni stranieri scelgono meno i licei rispetto a quelli italiani.

L’influenza degli insegnanti

Il terzo elemento che infine può avere un ruolo nelle scelte dei ragazzi è il consiglio orientativo degli insegnanti: l'analisi mette in evidenza che, a parità di livello di performance, sono gli studenti italiani quelli che si vedono raccomandare molto più spesso un percorso liceale (il gruppo dei più penalizzati nel confronto con gli italiani è quello degli studenti maschi stranieri più brillanti nei test). Infine, anche quando gli insegnanti raccomandano il percorso liceale agli alunni stranieri, sono proprio questi a seguire meno il suggerimento degli insegnanti: i dati mostrano che circa l'89% degli italiani va al liceo quando questo è il suggerimento ricevuto, contro il 73% degli stranieri di prima generazione. «Gli alunni con background migratorio - osserva Santagati - incontrano sì difficoltà, ma anche opportunità: esistono storie positive. di minori stranieri non accompagnati che ce l’hanno fatta».

Le dieci storie di successo

Nel rapporto vengono raccontate 10 storie di successo: dai 18 ai 28 anni, provengono da Albania, Egitto, Somalia e Gambia. Sono stati accolti in comunità socioeducative di Milano (e non in affido familiare) e vantano percorsi di integrazione di successo (inteso come buon livello di integrazione raggiunto nella fase di transizione). Tutti e 10 hanno frequentato un corso di alfabetizzazione in italiano L2, sette di loro hanno conseguito la licenza di scuola secondaria di primo grado, due stanno frequentando la scuola secondaria di secondo grado e due hanno concluso un corso di formazione professionale. Si tratta di piccoli e importanti successi, se si considera che questi ragazzi sono partiti dal paese di origine con l'idea di trovare un lavoro e non di continuare a studiare. Grazie anche ai consigli di persone adulte di riferimento che li hanno saputi indirizzare e guidare nella traiettoria educativa, hanno compreso che lo studio offre tante opportunità e migliori sbocchi lavorativi. Così alcuni di loro hanno deciso di continuare a istruirsi. Altri, invece, pur fortemente motivati a concludere un percorso formativo, sono stati costretti ad abbandonare la scuola, non riuscendo a conciliare studio e lavoro. «Il ruolo degli operatori, degli educatori è cruciale nel determinare i percorsi», conferma Santagati.

I minori stranieri non accompagnati nella scuola italiana

Al centro dell’indagine, dunque, anche la presenza di minori stranieri non accompagnati nel sistema scolastico italiano. Quanti dei minori stranieri non accompagnati accolti sul nostro territorio sono effettivamente inseriti in un percorso scolastico e/o formativo? Dare una risposta esaustiva, sottolinea la Fondazione Ismu, non è possibile perché i dati disponibili a oggi sono parziali. Partendo dai dati che ci fornisce il sistema Sprar – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (oggi Siproimi - Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati): nel 2018, negli 877 progetti Sprar (di cui 144 specifici per minori stranieri non accompagnati), si è rilevata l'iscrizione di 2.458 minori nel sistema scolastico (di cui 1.832 Msna) e di 1.176 Msna nei corsi di formazione professionale.

Passando poi ai dati relativi all'utenza dei Centri provinciali per l'istruzione per gli adulti (Cpia) cui vengono indirizzati spesso anche i Msna dai 15 ai 18 anni, che però vengono considerati statisticamente assieme agli altri minori stranieri (quindi non è possibile sapere quanti siano i Msna iscritti ai Cpia): dei 31.058 studenti di età inferiore o uguale a 18 anni frequentanti percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana e percorsi di primo livello nell'anno scolastico 2017/18, il 90,8% è cittadino non italiano (sono stati accorpati 6.611 allievi che non hanno indicato nessuna cittadinanza con i 21.576 studenti con cittadinanza non italiana). Il 62% degli allievi con cittadinanza non italiana (13.386) frequenta percorsi di alfabetizzazione e apprendimento linguistico, il 38% percorsi di primo livello (8.190). Ma quanti di questi 15-18enni sono minori stranieri non accompagnati o ex Msna?


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