il nuovo contratto

Scuola, maxi-aumento ai presidi: 460 euro in più al mese da gennaio

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci


Scuola, il ministro ai prof: meno compiti per le vacanze di Natale

2' di lettura

Sotto l’albero di Natale arriva un gradito regalo per i 7.452 presidi italiani. Nella notte tra il 13 e il 14 dicembre all’Aran è stato firmato il nuovo contratto 2016-2018 che, tra l’incremento del 3,48% (previsto per la generalità dei dipendenti pubblici) e l’allineamento della retribuzione di posizione parte fissa ai valori riconosciuti alle altre figure dirigenziali pubbliche, comporterà, per i dirigenti scolastici, un maxi-aumento medio di circa 460 euro netti mensili (pari a un incremento lordo annuo di circa 11mila euro). Interessati al rinnovo – seppure con aumenti stipendiali più contenuti – anche i 353 dirigenti di università ed enti di ricerca, per un totale, quindi, di 7.805 persone.

Per il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, si «tratta di un risultato di grande importanza». Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, soprattutto per quanto riguarda l’avvicinamento stipendiale rispetto agli altri dirigenti dello Stato: «È un primo passo significativo nel percorso verso la perequazione retributiva completa, che chiediamo da anni».

Ai 460 euro netti in più al mese si arriva sommando l’incremento “standard” del 3,48%, pari a 160 euro lordi al mese, circa 80 euro netti, ai 380 euro netti aggiunti sulla retribuzione di posizione parte fissa, che sale di 9mila euro, passando da poco più di 3.500 euro a oltre 12.500 (per quest’ultima operazione, nella manovra 2018, sono stati stanziati 37 milioni nel 2018, 41 nel 2019, 96 nel 2020, oltre ai 35 milioni previsti dalla Buona Scuola).

Oggi una busta paga dei presidi oscilla tra i 2.500 e i 3mila euro netti al mese a seconda dell’avvenuta “promozione” (ci sono infatti gli ex “direttivi” prima del 2001 che hanno la Ria, la Retribuzione individuale di anzianità, i presidi post 2001 che non ce l’hanno, e gli “ex incaricati” a cui invece è stato riconosciuto un assegno ad personam di importo variabile). Una retribuzione, peraltro, sottolinea compatta la categoria, non in linea con le accresciute responsabilità.

Il nuovo Ccnl – che, ricorda l’Aran, diventerà efficace, con la firma definitiva, una volta concluso l’iter di verifica e controllo della sua compatibilità economica – prevede pure diverse novità sulla parte normativa. In primis una sorta di “diritto alla disconnessione”, con la possibilità per chi è in ferie o malattia di farsi sostituire da un docente delegato. Viene poi consentito a un preside, entro i cinque anni di servizio, di tornare al ruolo di appartenenza (quello docente). Mentre gli obblighi relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro sono circoscritti alle funzioni organizzative e gestionali svolte dal dirigente. Ciò significa che delle carenze strutturali risponderà l’ente locale proprietario, come peraltro già evidenziato dalla giurisprudenza.

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