Le misure

Meno ore frontali più tecnologia, il modello Finlandia sulla scuola

L’innovazione della scuola italiana passa dal modello finlandese e, più in generale, da quello Nord Europeo: un orario scolastico ridotto e nuove tecnologie per mettere a punto insegnamenti trasversali. Per il neo ministro dell’Istruzione Fioramonti è anche necessario proseguire sulla strada dei concorsi per insegnanti

di Claudio Tucci


Emergenza professori: nelle scuole è corsa ai supplenti

2' di lettura

Alle prime uscite pubbliche il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha fatto riferimento al modello finlandese per innovare la scuola italiana e ha assicurato di voler proseguire sulla strada dei concorsi anche per superare un precariato in cattedra ormai dai numeri record. Ha anche detto di voler incrementare i fondi per scuola e ricerca. Nelle linee programmatiche del nuove esecutivo giallo-rosso si parla espressamente di miglioramenti economici per i docenti.

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Il modello finlandese
I punti salienti del modello finlandese, e più in generale Nord Europeo, di scuola passa per un orario scolastico ridotto e nuove tecnologie per mettere a punto insegnamenti trasversali, con l’uso di linguaggi più semplici e accessibili e un modo divertente e accattivante per avvicinare gli studenti alle materie più ostiche, come la matematica. Primo ciclo e superiori hanno durate diverse, e queste ultime sono strutturate sulla falsariga degli atenei, in cui “pesa” l’insufficienza anche in una singola materia. In Finlandia il finanziamento pubblico dell’istruzione è più elevato di quello italiano, e il sistema di valutazione di studenti e docenti è molto avanzato.

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Precariato
A prescindere se diventeremo più o meno simili alla Finlandia, l’altro impegno, concreto, indicato da Fioramonti sono i concorsi. Il precedente governo aveva previsto un pacchetto di selezioni, anche per stabilizzare i precari storici. Lo scorso 6 agosto è stato approvato, sempre dal precedente esecutivo, un decreto “Salva precari” con la formula «salvo intese» per tutelare i circa 55mila docenti, non abilitati, della terza fascia con oltre 36 mesi di servizio alle spalle. I sindacati premono per sbloccarlo. Il ministro ha fatto intendere che per i concorsi riservati sarà dato più spazio alla meritocrazia: dunque per essere assunti, anche i precari storici dovranno dimostrare di avere competenze e conoscenze idonee per l’insegnamento, come da sempre chiedono i parlamentari M5S. Fioramonti è poi tornato su un suo “cavallo di battaglia”: le tasse di scopo per ottenere risorse aggiuntive per finanziare scuola e ricerca. L’obiettivo per lui è avere una scuola di qualità e tornare alla figura di insegnante «che sia un punto di riferimento».

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Il nuovo Ccnl
In vista della manovra, poi, Fioramonti avrà davanti a se un altro nodo: trovare i soldi per rinnovare il Ccnl. Il precedente ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, aveva parlato, per gli insegnanti, di «aumenti a tre cifre». Per assicurare i 100 euro e gli 11,5 medi dell'elemento perequativo, secondo i primi calcoli del Miur, servono circa 2,2 miliardi. Di questi 800 milioni sono già previsti nella precedente legge di bilancio. Occorrerà recuperare i restanti 1,4 miliardi.

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