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Scuola, nell’accordo sui precari i veri sconfitti sono gli studenti

Nelle ore successive all’accordo notturno di Palazzo Chigi è partita la gara ad attribuirsi i meriti della vittoria ma rinviare il concorso significa avere ancora più supplenti a settembre

di Eugenio Bruno

Scuola: a settembre didattica mista o 'mini lezioni'

Nelle ore successive all’accordo notturno di Palazzo Chigi è partita la gara ad attribuirsi i meriti della vittoria ma rinviare il concorso significa avere ancora più supplenti a settembre


2' di lettura

Aveva ragione John Keats quando a inizio Ottocento ci ricordava che «la vittoria ha moltissimi padri» mentre «la sconfitta è orfana». Un aforisma che continua a rivelarsi perfetto per la nostra classe politica, a giudicare dalle reazioni al compromesso raggiunto nella notte sui precari della scuola: il concorso straordinario si farà dopo l’estate, la prova non sarà a “crocette” ma scritta e nel frattempo si andrà avanti con i contratti a tempo determinato sottoscritti sulla base delle nuove graduatorie provinciali.

Nelle ore successive tutte le parti in causa hanno fatto a gara a dichiararsi vincitori. In attesa che siano i fatti a dirlo, appare invece evidente sin d’ora chi ha perso: gli studenti, che a settembre si troveranno con circa 10mila supplenti in più.

L’accordo raggiunto (a fatica) da Palazzo Chigi
Dopo oltre un mese di provocazioni, scaramucce, vertici, riunioni e approfondimenti il governo ha trovato un punto d’accordo sui precari della scuola. Tra la scelta della ministra Lucia Azzolina (appoggiata dal M5S e Iv), di fare tra luglio e agosto la selezione per 32mila cattedre di medie e superiori destinate ai precari con 3 anni di servizio negli ultimi 12, e la controproposta dei sindacati (rilanciata da Pd e LeU), di assumerli solo sulla base dei titoli e poi confermarli a fine anno con un orale si è scelta la via di mezzo: per ora niente concorso, complice l’emergenza sanitaria in atto, ma quando verrà fatto non sarà un quiz a risposta multipla ma una prova scritta al Pc vera e propria. Con la conseguenza che i vincitori saranno immessi in ruolo solo a partire dall’anno scolastico 2021/22 e per ora si andrà avanti con le supplenze.

La corsa ad attribuirsi la vittoria

Nella notte di domenica 24 e nella mattinata di lunedì 25 maggio è partita sulle agenzie di stampa, sui social, sui siti internet la corsa ad attribuirsi i meriti della mediazione raggiunta. Con Palazzo Chigi che ha espresso tutta la «soddisfazione» per l’intesa, la ministra Azzolina che ha parlato di una «selezione ancora più meritocratica» grazie al passaggio dalle crocette alla prova scritta, il M5S che ha definito «proficuo» l’accordo, Il Pd che ha sottolineato come il «buonsenso» vada nella «direzione da noi indicata», Italia viva che ha giudicato «buono» il punto di congiunzione finale eccetera.

A perdere sono stati gli studenti
In una situazione del genere è difficile dire chi abbia realmente vinto perché, a seconda dei punti di vista, ciascuno ha incassato qualcosa cedendo contemporaneamente qualcosa. Mentre appare evidente già adesso che a perderci siano stati ancora una volta gli studenti e la continuità didattica.
Portare a termine il concorso straordinario durante l’estate avrebbe significato poter assumere una parte dei vincitori (8-10mila) già a settembre. RIducendo, almeno alle medie e alle superiori, l’impatto di un carico monstre di contratti a tempo determinato che, senza concorso, schizzerà sicuramente verso quota 200mila. Rendendo nei fatti ancora più difficoltosa una riapertura già caratterizzata da obbligo di mascherina, distanziamento tra i banchi, classi sdoppiate e tutte le altre misure di sicurezza che a breve verranno rese note dal ministero dell’Istruzione. Un’emergenza nell’emergenza.

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