L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Scuola, dall’11 gennaio superiori in presenza solo in tre regioni. Gli scenari per le prossime settimane

Rientro in classe per i ragazzi delle scuole superiori in Toscana (poco più di 166 mila), Abruzzo (56.500) e Valle d'Aosta. Gli studenti rientreranno al 50% in presenza. Tutte le altre Regioni hanno scelto di rinviare il ritorno sui banchi degli studenti delle superiori in date che vanno dal 18 gennaio al 1 febbraio

Scuole, proteste contro i rinvii. Azzolina: Dad non funziona più

4' di lettura

Rientro in classe ma non per tutti, anzi per pochi. Dopo che il governo ha deciso di posticipare dal 7 all’11 gennaio il giorno del rientro in classe per gli studenti delle scuole superiori al 50%, oggi, lunedì 11 gennaio, solo quelli di Abruzzo, Toscana e Valle d’Aosta abbandoneranno la didattica a distanza. Tutti gli altri continueranno a seguire le lezioni e a studiare da casa, lontani dai banchi di scuola e dai compagni.

La protesta degli studenti: fateci tornare in classe

Uno scenario che è scaturito dalla decisione delle regioni, alle quali è riconosciuta la possibilità di adottare misure più restrittive rispetto a quelle messe in campo a livello nazionale, di smarcarsi dalla linea dell’esecutivo e di far slittare il rientro sui banchi, in quanto la situazione dei contagi Covid allo stato attuale per la gran parte dei governatori non consente soluzioni alternative. Le amministrazioni si sono pertanto mosse ciascuna per conto proprio. Risultato: una confusione generale, e disparità tra gli studenti.

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Azzolina, la dad non funziona più, io preoccupata

Sono previsti proteste e flash mob. Ragazzi, studenti e docenti, dal Nord al Sud, dicono no alle lezioni online e chiedono di poter tornare a scuola. «Capisco i ragazzi - ha confidato la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina su Radio Rai 1 - : il diritto all'istruzione è essenziale, sarei anch'io arrabbiata. Io ho il dovere di dire loro che il governo ha fatto tutto quello che doveva per il rientro a scuola. A maggio 2020 i medici mi scrivevano per chiedere di lasciare chiusa la scuola e così è stato, oggi ricevo lettere di tanti medici che mi chiedono di aprire le scuole: vedono le difficoltà dei loro figli. Ieri sera ho ricevuto la lettera di un anestesista». «Sono molto preoccupata - ha concluso -, oggi la dad non può più funzionare, c'è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica».

Rientro tra i banchi solo in Abruzzo, Toscana e Valle d’Aosta

Oggi, pertanto, rientrano in classe, oltre ai 5 milioni di studenti italiani delle materne, elementari e medie tornati sui banchi giovedì scorso 7 gennaio, anche i ragazzi delle superiori in Toscana (sono 166 mila) e in Abruzzo (56.600) e in Valle D'Aosta, che si alterneranno a scuola in base alla percentuale stabilita del 50%. A questi numeri vanno aggiunti i bambini delle prime due classi delle elementari che torneranno anche loro in presenza in Campania. In Trentino Alto Adige già dal 7 gennaio tutti gli alunni dalle materne alle superiori sono rientrati in classe.

Il calendario nelle altre regioni

Nelle altre regioni il rientro dei ragazzi delle superiori è posticipato con date differenziate da territorio a territorio che vanno dal 18 gennaio (Piemonte, Lazio, Liguria, Molise, Puglia) fino al 1 febbraio (Marche, Calabria, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Veneto, Friuli Venezia Giulia). Il 25 gennaio torneranno invece in classe i ragazzi delle superiori in Emilia Romagna, Campania, Lombardia e Umbria. Gli studenti siciliani delle superiori rientreranno il 1 febbraio (il 18 gennaio quelli del primo ciclo).

Gli studenti abruzzesi rilanciano: superiori in aula al 100%

Gli studenti abruzzesi delle scuole secondarie di secondo grado, che da oggi effettuano lezioni in presenza al 50%, rilanciano. Non mancano infatti le voci contrarie alla riapertura parziale e a sostegno dello “sciopero digitale” degli studenti di Pescara annunciato da Libera associazione studentesca, Cobas scuola, Priorità alla scuola e Patto per l’Abruzzo resiliente. Questa mattina è previsto un presidio in Piazza Unione, davanti alla sede del Consiglio regionale, per rivendicare un tavolo permanente di confronto con la Regione e per un rientro a scuola del 100% degli studenti in condizioni di sicurezza.

Il nuovo Dpcm e l’ipotesi di una zona bianca

Il nuovo Dpcm a cui il governo sta lavorando - il provvedimento entrerà in vigore il 16 gennaio, nelle prossime ore il ministro Boccia incontrerà le regioni per discutere della nuova stretta anti contagi - potrebbe intervenire anche sul dossier scuola. Più volte nei giorni scorsi Boccia ha ribadito che gli istituti potranno riaprire solo quando si sarà tornati alla normalità («Prima si mettono in sicurezza sanitaria le comunità, prima si fanno tornare a scuola in presenza tutti gli studenti delle scuole superiori e poi si potrà tornare a parlare di impianti da sci», ha chiarito). Ma l'obiettivo del governo è anche quello di dare un segnale di speranza: per questo nel Dpcm dovrebbe essere introdotta una nuova zona bianca - un’area caratterizzata dal ritorno alla quasi normalità con in vigore comunque il divieto di assembramento e il mantenimento del distanziamento sociale - nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, sarebbe l'Rt sotto 0,5: una soglia che però ad oggi è ben lontana dall'essere raggiunta dalle regioni.

Il pressing per anticipare la vaccinazione degli insegnanti

Un altro aspetto destinato a influire sulla riaperture delle scuole è strettamente connesso alla campagna di vaccinazione. Su pressing delle regioni, secondo quanto si apprende si sta valutando la possibilità di indicare ulteriori categorie per la prima fase della campagna di vaccinazioni anti-Covid, con la dotazione di dosi Pfizer. Oltre a medici e ospiti delle Rsa, potrebbero partire già in questi giorni - allo scopo di limitare i decessi e gli ingressi in terapia intensiva - le vaccinazioni degli anziani over 80. A seguire, tra le altre categorie, ci sarebbero i docenti. Si tratta di una platea di circa un milione di persone tra docenti, presidi e personale tecnico amministrativo.

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