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Scuola, dal Pnrr 2,1 miliardi per arredi e tecnologie

Il Piano Scuola 4.0 stanzia 4,9 miliardi complessivi per l’innovazione degli istituti scolastici, di cui 2,1 miliardi destinati ad aule e laboratori innovativi

di Giovanna Mancini

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3' di lettura

L’anno scolastico si apre, sebbene tra le difficoltà di sempre, con grandi attese di trasformazione. La scuola può infatti contare su risorse finanziarie mai viste prima, rese disponibili dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Le risorse del Pnrr di 4,9 miliardi

Il Piano Scuola 4.0 stanzia 4,9 miliardi complessivi per l’innovazione degli istituti scolastici, di cui 2,1 miliardi destinati ad aule e laboratori innovativi, provenienti dal ministero dell’Istruzione e gestiti direttamente dalle singole scuole. Risorse che si sommano ad altri fondi europei dedicati all’innovazione didattica, gestiti attraverso i programmi Pon o bandi degli enti locali, come quello da 500mila euro lanciato a inizio settembre dal Comune di Milano.

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Una grande opportunità per la scuola e per la formazione delle future generazioni, ma anche un’occasione di lavoro e innovazione senza precedenti per le imprese che per la scuola lavorano, a cominciare da quelle che forniscono gli arredi, a cui è destinata una parte importante di queste risorse.

La trasformazione delle classi

Nelle indicazioni fornite dal ministero lo scorso agosto non è specificata la divisione dei fondi per il Piano Scuola 4.0: si parla della trasformazione di 100mila classi e laboratori in ambienti digitali, con l’utilizzo della tecnologia. Non solo arredi, dunque, ma le aziende del settore stimano che una buona fetta sarà assorbita dai mobili e sistemi di arredo che dovranno integrare e rendere fruibili le tecnologie.

Così come sta accadendo con i fondi messi a disposizione attraverso l’ultimo Pon per l’infanzia (0-6 anni), che fa riferimento ancora alla programmazione 2014-2020 e prevede lo stanziamento di 267,8 milioni per ambienti didattici innovativi. In questo caso le scuole possono utilizzare fino a un massimo del 60% dei fondi totali per l’acquisto di mobili.

Gli acquisti per gli arredi

Al netto dell’Iva, Assodidattica stima un controvalore in acquisti di arredi per circa 90-100 milioni di euro. «È un’occasione importante ma che, paradossalmente, in questo momento ci mette in difficoltà – spiega Alessandro Zecchin, presidente dell’associazione, che rappresenta produttori e distributori di arredi scolastici e player di strutture e apparecchiature digitali per l’Educational –. I termini per le consegne delle attrezzature sono previsti entro marzo del prossimo anno, ma le graduatorie sono uscite solo lo scorso agosto e le scuole hanno poco tempo a disposizione per valutare i preventivi e fare gli ordini».

Si aggiunga che la capacità produttiva del comparto, fatto di poche e piccole aziende specializzate, è limitata: «Le imprese da noi rappresentate, messe insieme, raggiungono un fatturato annuo di 35 milioni di euro circa – precisa Zecchin –. Inoltre, in questo momento c’è una grande difficoltà nel reperire le materie prime. Faremo il massimo, ma il rischio è che la maggior parte delle scuole non riuscirà a ricevere i materiali in tempo e dovrà rinunciare ai fondi».

I fondi per la scuola

Diversa la questione per le risorse del Piano Scuola 4.0: dal Ministero precisano che gli istituti hanno tempo fino a giugno 2024 per presentare i progetti e questo consente tanto alle scuole quanto ai produttori una migliore pianificazione e un lavoro in sinergia. Certo, anche in questo caso non mancano le criticità, osserva il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: «L’innovazione didattica è un tema centrale per le nostre scuole, che soffrono ancora di un’impostazione tradizionalista, legata a modelli ormai superati – dice Giannelli –. Quindi queste risorse rappresentano un’opportunità unica di cambiamento. C’è però un problema di gestione dei fondi: le segreterie sono a corto di personale e di competenze adeguate. Molte scuole sono in difficoltà e il rischio è che una parte di queste risorse vada sprecata». C’è bisogno di formazione e di maggiore chiarezza sull’utilizzo dei fondi, aggiunge Giannelli.

Una didattica realmente innovativa

Anche perché non si tratta di ordinare (da parte delle scuole) o di realizzare (da parte delle aziende) semplici banchi e sedie, come avvenne due anni fa con il tanto contestato bando Arcuri per gli arredi anti-Covid che, ricordiamo, alla fine ebbe un valore complessivo di oltre 300 milioni. Questa volta l’obiettivo è progettare e realizzare soluzioni complesse, in grado di supportare una didattica realmente innovativa, che superi il concetto tradizionale di lezione frontale, integrata con le strumentazioni tecnologiche più avanzate.

In questo senso si tratta di una grande opportunità anche per l’industria dell’arredamento, come accennato: «Se i tempi saranno adeguati, questo piano rappresenta un obiettivo di lunga durata per le imprese e quindi non può che essere visto in modo positivo, come ripresa dell’attività e come occasione per pianificare investimenti e ammodernamento», osserva Gianfranco Marinelli, presidente di Assufficio-FederlegnoArredo, che rappresenta i produttori di arredo per l’ufficio e anche una parte di aziende di arredo scolastico. Non solo: potrebbe anche fornire l’occasione ad alcune realtà dell’ufficio per adeguarsi ed entrare nel mondo (complesso) dell’arredo scolastico.

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