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Scuola, Pnrr solo da completare. Restano i nodi precari e contratto

Tra i dossier avviati filiera tecnica, aule innovative e superiori a quattro anni. Mancano il piano per la formazione incentivata dei prof e una risposta reale all'emergenza apprendimenti

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Il nuovo, o la nuova, titolare dell’Istruzione dovrà proseguire nel percorso di innovazione tra i banchi e in cattedra avviato dal ministro uscente Patrizio Bianchi con il Pnrr, che destina al settore oltre 17 miliardi (ma che ora va completato). Il piano per trasformare almeno 100mila classi tradizionali in luoghi di apprendimento innovativi e creare laboratori per le “professioni digitali del futuro” negli istituti scolastici del secondo ciclo è partito. Una fetta dei fondi (2,1 miliardi totali) sono già arrivati alle scuole, che adesso però vanno sostenute nella fase progettuale per spingere davvero l’innovazione didattica.

Il rilancio dell’istruzione tecnica

C’è poi il rilancio di tutta la filiera della formazione tecnica; la riforma degli Its Academy è legge da luglio, ma mancano all’appello i 19 provvedimenti attuativi (questa estate è stato distribuito il fondo ordinario da 48,3 milioni, ma sono da erogare ancora gli 1,5 miliardi “una tantum” stanziati dal Pnrr). Il restyling di istituti tecnici e professionali è stato anch’esso appena avviato. Ma pure qui servono regolamenti e decreti attuativi, per ridare dignità e valore a questi percorsi di assoluta eccellenza e fondamentali per la nostra industria.

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Superiori a 4 anni e lingue

Tra i dossier che riguardano sempre gli studenti, che erediterà il prossimo ministro, o ministra, dell’Istruzione, c’è anche la sperimentazione delle superiori a quattro anni, una realtà in diversi Paesi Ue. L’obiettivo del Pnrr è arrivare a mille classi; toccherà al nuovo governo raggiungerlo. Quest’anno ci è fermati a circa la metà. Così come c’è da rilanciare l’alternanza scuola-lavoro di qualità, l'apprendistato, che va realmente semplificato e diventare il canale d’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro, oltre che l’orientamento, da rivoluzionare e far partire fin dal primo ciclo di studi (Neet e abbandoni scolastici sono drammaticamente risaliti). C’è poi l’apertura al mondo e alle competenze linguistiche. La metodologia Clil, insegnamento in lingua straniera di una materia non linguistica, è stata estesa anche ad elementari e medie; adesso si tratta di accelerare sulle lingue, e sulle esperienze di mobilità internazionale (frenate anche dal Covid).

L’emergenza apprendimenti

Il gap di apprendimenti è ormai è una emergenza monstre: uno studente su due esce dalla scuola senza aver raggiunto i livelli di base in italiano, matematica, inglese. Va ancora peggio al Sud e nelle realtà familiari e territoriali più svantaggiate. Qui bisogna correre, attuando bene il Pnrr. E occorre una parola chiara sull’Invalsi, che rappresenta una gamba di un sistema di valutazione della scuola italiana che non possiamo non avere.

Rinnovo Cccl e carriera dei prof

Passando ai docenti, in ballo c’è il rinnovo del Ccnl, che interessa circa 850mila insegnanti. La promessa, già dai precedenti esecutivi, è l’aumento “a tre cifre”; nei mesi scorsi è partita la trattativa all’Aran. Si cercano risorse aggiuntive rispetto ai due miliardi già previsti per raggiungere il traguardo, e incrementare salari che occupano i bassifondi della Pa e nei confronti internazionali (fonti Mef e Ocse). La mossa a sorpresa di Bianchi è la proposta di utilizzare oltre 300 milioni del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, previsti dalla scorsa manovra, e destinati alla valorizzazione della professione docente. Resta da capire se la trattativa ora accelererà; o se ne riparlerà con il nuovo governo.

Sicuramente l’esecutivo entrante dovrà far partire la nuova formazione dei professori. Il Pnrr prevede 800 milioni per formare, in primis sul digitale, 650mila insegnanti nei prossimi cinque anni. La partenza è prevista in autunno (vedremo se il calendario verrà rispettato). Il governo uscente ha messo a punto l’impalcatura su formazione continua e merito: percorsi formativi triennali, che se superati danno diritto a un elemento retributivo una tantum di carattere accessorio, stabilito appunto dalla contrattazione, tra il 10 e il 20% del trattamento stipendiale.

Se i percorsi formativi triennali superati sono tre, arriva un assegno, strutturale, ad personam di importo pari a 5.650. La nuova figura non si chiama più “docente esperto”, ma l’incentivo - a normativa vigente - potrà arrivare a 32mila insegnanti, 8mila l’anno dal 2032/33 al 2035/36. Si tratta di un primo assaggio di carriera per i professori, richiesto espressamente dall’Europa. Anche qui sarà il nuovo governo a decidere se mantenerlo o modificarlo ulteriormente.

La lotta al precariato

C’è poi un altro nodo storico della scuola italiana: il sistema di reclutamento e l’elevato numero di precari. Nonostante le sette diverse procedure assunzionali messe in campo, anche quest’anno appena la metà delle cattedre autorizzate (oltre 94mila) sono state coperte a tempo indeterminato; e i supplenti viaggiano su livelli elevatissimi, tra le 150-200mila unità. Il nuovo governo dovrà rimetter mano all’intero meccanismo, semplificato dal Pnrr, anche perché entro il 2024 si dovranno portare in cattedra i primi 70mila docenti con le nuove regole (e con il duplice auspicio di ringiovanire la classe docente e di garantire, davvero, la continuità didattica spesso negata agli alunni).

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