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Scuola, raggiunto l’accordo di governo: concorso sì ma dopo l’estate

Una prova scritta vera e propria, non un test a crocette. Si terrà dopo l’estate il concorso per l’assuzione di 32mila docenti precari

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(ANSA)

Una prova scritta vera e propria, non un test a crocette. Si terrà dopo l’estate il concorso per l’assuzione di 32mila docenti precari


2' di lettura

Trovato nella notte l’accordo di maggioranza sul decreto scuola.
Dopo il vertice di Palazzo Chigi convocato dal premier Giuseppe Conte, emerge che il concorso straordinario per i docenti precari ci sarà, ma dopo l'estate, e non sarà più a crocette ma con una prova scritta.

Accolta la proposta del premier: fonti di governo segnalano che «resta la prova selettiva in entrata per l’assunzione di 32mila insegnanti. Si terrà dopo l'estate e sarà in forma scritta, con consegna di un elaborato, senza quiz a risposta chiusa». La soluzione, si spiega, «permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia».

Soddisfazione del presidente del Consiglio e della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che ha commentato: «Vogliamo ridurre il precariato, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto».

Sulla scuola, e in particolare sul concorso straordinario per i nuovi insegnanti, si è consumato nella maggioranza di governo un vero e proprio braccio di ferro. Per il Partito Democratico, Leu e Italia Viva, era necessario valorizzare il contributo dei precari inserendo dal primo settembre 40.000 insegnanti, dopo un vero concorso che garantisse merito e selezione. Il Movimento Cinque Stelle proponeva invece una prova snella, a crocette. Il problema concreto resta quello organizzativo e della tempistica. Il rischio è che l’anno scolastico ricominci a settembre, già tra mille difficoltà dovute alla pandemia da coronavirus, con una grande quantità di cattedre vuote. E che nelle aule ci sia, in corso d’anno, un forte turn over che pregiudichi la continuità didattica.

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