IL NUOVO ANNO 

Scuola, a settembre boom di precari in cattedra. Il Miur: pronta soluzione

L’allarme lo hanno lanciato i sindacati parlando di 150-170mila supplenze in arrivo; che produrrà l’effetto, come accade ormai ogni anno, di un prevedibile valzer di professori che andrà in scena le prime settimane dell’apertura delle scuole, danneggiando come al solito i ragazzi

di Claudio Tucci


Scuola, a settembre boom di precari in cattedra

3' di lettura

Nonostante il ministero dell’Istruzione stia correndo per completare le operazioni amministrative di avvio del nuovo anno scolastico, a settembre il rischio, sempre più concreto, è quello che ci sia un numero extra large di precari in cattedra.

L’allarme lo hanno lanciato martedì i sindacati parlando di 150-170mila supplenze in arrivo; che produrrà l’effetto, come accade ormai ogni anno, di un prevedibile valzer di professori che andrà in scena le prime settimane dell’apertura delle scuole, danneggiando come al solito i ragazzi.

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Quest’anno sono tre i motivi che porteranno a un rimbalzo, e a un prevedibile nuovo record, della supplentite: quota 100 che ha liberato più cattedre rispetto al turn-over ordinario, la cronica assenza di docenti abilitati nelle graduatorie a esaurimento, specie in matematica, lingue e sostegno, l’eterno ritardo nel bandire, e concludere, i concorsi. Una quarta ragione è più prettamente di politica scolastica: il posto da direttore generale per il Personale del Miur è vacante da mesi.

Le misure allo studio
Il Miur è consapevole del problema, tanto che sta spingendo palazzo Chigi a emanare un provvedimento d’urgenza che provi almeno a tamponare la questione supplenti. L’intervento allo studio del ministero riguarda i precari “di lungo corso”. Il ministero dell’Istruzione, cioè, dando seguito all’accordo dello scorso aprile tra governo e sindacati, ha predisposto la norma che offre una tutela ai docenti, non abilitati, con 36 mesi di servizio alle spalle; e non è escluso che, vista l’urgenza del caso, forse già la prossima settimana arrivi sul tavolo del consiglio dei ministri.

Questione esplosa negli ultimi mesi
La questione docenti, non abilitati, con 36 mesi di servizio alle spalle è esplosa negli ultimi mesi. Complessivamente parliamo di una platea di poco più di 50mila insegnanti precari, esclusi dalle procedure di stabilizzazione di questi anni proprio perché non in possesso dell’abilitazione. Ma che comunque sono chiamati lo stesso in cattedra ogni anno per la cronica carenza di docenti di ruolo. A loro si sarebbero potuti aggiungere i presidi. Qui però è stato il consiglio di Stato a dare una mano al Miur, sospendendo la pronuncia di annullamento del concorso da 2.900 posti del Tar Lazio. Ora il Miur chiuderà la selezione e assumerà a settembre i primi 2.100 presidi, di fatto sterilizzando l’effetto reggenze.

Corsi abilitanti e nuovo concorso “straordinario”
Tornando ai supplenti, la norma predisposta dal Miur prevede due cose. La prima, è l’istituzione di percorsi abilitanti straordinari, riservati, appunto, al personale docente della scuola secondaria che abbia un’esperienza di servizio pari ad almeno tre anni negli ultimi otto. La novità dell’ultima ora è che accanto ai tre anni di servizio si prevede che questi debbano essere svolti negli ultimi otto. La seconda previsione legislativa, è quella di un bando di un concorso straordinario ad hoc finalizzato alla stabilizzazione del personale docente precario della scuola secondaria statale, sempre con una anzianità di servizio di almeno tre anni.

I concorsi ordinari
Entro fine anno, poi, il Miur intende bandire anche il concorso ordinario al quale potranno partecipare, alla luce della riforma introdotta con la legge di bilancio 2019, tutti i laureati che abbiano acquisito determinati (24) crediti formativi universitari, senza necessità di una previa abilitazione. Anche in questa procedura concorsuale ordinaria verrà molto probabilmente valorizzato ai fini dell’attribuzione del punteggio, il servizio già svolto dal personale docente in virtù dell’approvazione di un emendamento, in sede di conversione del decreto-legge “Quota 100 e Reddito di Cittadinanza”. Questo significa che per avere qualche giovane laureati in cattedra bisognerà ancora attendere: forse il 2020, sempre ovviamente contenziosi a parte.

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