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Scuola, shorts e canottiere al bando, 1 studente su 2 soggetto a divieti «estivi» sull’abbigliamento

Un'indagine di Skuola.net su 1.500 alunni delle scuole medie e superiori

di Redazione Scuola

(Studio.51 - stock.adobe.com)

3' di lettura

Bando alle nudità negli istituti, le scuole sono sul piede di guerra e la maggioranza degli studenti deve sottostare a regole ad hoc per la calda stagione che riguardano il vestiario. Ma non tutti lo fanno controvoglia. In molti, però, infrangono i divieti. Per il 60% degli studenti a scuola sono vietati shorts, minigonne, bermuda e calzoncini. Stop a top e canottiere per il 51%. Quasi il 70% non potrebbe indossare ciabatte o infradito. I casi di cronaca degli ultimi giorni, con al centro il conflitto tra studenti e dirigenti scolastici sull'abbigliamento più adeguato da indossare a scuola, sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno molto frequente nei nostri istituti: l'emanazione di circolari che impongono un dress code “consono” all'ambiente scolastico, nonostante la calura tipica delle ultime settimane di lezione.

L’indagine

Lo dimostra un'indagine di Skuola.net su 1.500 alunni di scuole medie e superiori. Complessivamente, infatti, almeno più della metà delle ragazze e dei ragazzi devono sottostare a qualche forma di “divieto”, da parte della scuola, sul vestiario estivo. Per quanto riguarda shorts, minigonne, bermuda e calzoncini, lo “stop” alle gambe in bella vista investe addirittura il 60%. Gli istituti sono, invece, leggermente più clementi per quanto riguarda top, canottiere e tutti quegli indumenti che lasciano scoperta la parte superiore del corpo, sebbene anche questa categoria sia “vietata” per 1 su 2. Neanche i piedi troppo esposti sono però tollerati tra i banchi: quasi il 70% degli studenti non potrebbe assolutamente indossare calzature da tempo libero. Il condizionale è d'obbligo. Perché, poi, qualcuno che infrange deliberatamente le regole c'è. Per quanto riguarda spalle, pancia e schiena, circa 1 su 5 le scopre senza curarsi di circolari e prescrizioni. Più di 1 su 10 infrange le regole su pantaloni corti e gonne, presentandosi in classe come meglio crede. Molti meno (6%) azzardano sandali, infradito o ciabatte da mare. A questi, inoltre, vanno aggiunti quelli che per loro fortuna sono liberi da regole: il 15% mostra tranquillamente le gambe in classe proprio perché niente glielo impedisce; il 29% per lo stesso motivo mette serenamente top e canottiere, il 4% tiene spesso e volentieri le estremità inferiori in tenuta da spiaggia.

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Le reazioni

Un'eterna lotta, quella che riguarda l'abbigliamento più o meno adeguato da tenere dentro scuola (ma anche fuori), che da generazioni vede contrapposti giovani e adulti. Ma che spesso vede in questi ultimi dei cattivi esempi. Se, infatti, si chiede agli studenti se i professori, complici le alte temperature, vanno a scuola vestiti eccessivamente “succinti”, quasi la metà (47%) risponde affermativamente: il 28% dice che sono solo pochi docenti a presentarsi con vestiti che mostrano un po' troppo, il 19% punta il dito contro la maggioranza degli insegnanti.

Imposizioni non gradite

Resta il fatto che l'imposizione di un dress code adeguato alla scuola è qualcosa di indigesto agli studenti. Ma non in modo così netto: solamente il 13% è assolutamente contrario. Molti di più (35%), pur schierandosi contro i divieti, chiedono ai compagni di “collaborare” per evitare sanzioni e interventi dall'alto. Mentre il 40% si dice d'accordo con un minimo di regolamentazione ma, al tempo stesso, gradirebbe che ci fosse un po' di flessibilità da parte di docenti e dirigenti scolastici, specie quando fa molto caldo. E c'è anche chi, in controtendenza, ritiene sacrosanto che la scuola metta delle restrizioni: a pensarla così è il 12% degli studenti intervistati. «Colpiscono le storie di questi ultimi giorni, che vedono gli studenti contrapporsi a insegnanti e dirigenti scolastici in nome della libertà di abbigliamento e della sopravvivenza alla recente ondata di caldo praticamente estivo. Ma non è ovunque così: ci sono anche istituti che non hanno imposto alcun dress code e studenti che, pur potendo, non hanno ridotto la superficie coperta dai vestiti. La scuola è di tutti e, forse, la virtù sta nel mezzo: giusto pretendere un minimo di compostezza ma lasciando la possibilità a ognuno di esprimersi, anche nel vestiario, soprattutto in un'età in cui questo è un valore considerato fondamentale», commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net

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