Emergenza Covid

Scuola, si torna in classe anche nelle regioni rosse. Ma se i contagi si impennano è possibile richiudere

Nel nuovo decreto porta aperta a una stretta in casi eccezionali di forte recrudescenza dei contagi nella popolazione studentesca. La «rossa» Puglia consente sempre la didattica a distanza, su richiesta delle famiglie. E nella «arancione» Umbria scuola in presenza solo fino alla prima media

di Andrea Gagliardi

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3' di lettura

Le scuole si preparano a riaprire i battenti il 7 aprile. Si tornerà in presenza nelle zone rosse fino alla prima media. Mentre nelle regioni arancioni saranno tutti in classe gli alunni fino alla terza media. Quelli delle superiori torneranno in aula almeno al 50%, fino a un massimo del 75 per cento. Nelle zone rosse non ci sono margini di discrezionalità per i governatori. La disposizione infatti «non può essere derogata da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei sindaci». Ma la versione definitiva del decreto anti Covid introduce un’eccezione, che lascia aperta la porta a una stretta ulteriore sulla scuola in presenza in caso di forte recrudescenza dei contagi nella popolazione studentesca.

La deroga prevista dal decreto per le regioni rosse

«La predetta deroga - si legge infatti all’articolo 2 - è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l'applicazione a specifiche aree del territorio». Dovrebbero essere perciò solo casi eccezionali a motivare il ricorso più esteso alla didattica a distanza. Ma la possibilità comunque c’è.

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In Puglia fino al 30 aprile didattica online su richiesta

Ma già c’è una regione “rossa”, la Puglia, che ha deciso di utilizzare la deroga prevista dal decreto per emanare un’ordinanza in base alla quale, dal 7 al 30 aprile, le scuole elementari, medie e secondarie devono garantire la didattica online (digitale integrata, ndr) «a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell'attività in presenza».

Il caso Campania

In Campania, una delle regioni che ha fatto l’uso maggiore della Dad in quest’anno scolastico, molte scuole hanno già comunicato le modalità di riapertura, per mercoledì prossimo. «Ma le incertezze non sono finite - ribadiscono alcuni dirigenti amministrativi - perché il decreto che sembrava aver blindato la riapertura delle scuole nella versione definitiva ha in realtà aperto spiragli a decisioni opposte dei governatori offrendo loro la possibilità di deroghe. In casi straordinari, certo, ma non è escluso che i nostri amministratori se ne servano per chiudere di nuovo».

Nelle regioni arancioni margini di manovra

Non solo. Restano margini di discrezionalità nelle regioni arancioni. Dove le deroghe non sono vietate dal nuovo decreto, che consente ai presidenti delle regioni di «disporre l’applicazione delle misure stabilite per la zona rossa», nonché «ulteriori, motivate, misure più restrittive nelle province in cui l'incidenza cumulativa settimanale dei contagi superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti» e «nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave».

Nell’arancione Umbria classi in presenza fino a prima media

L’Umbria si è già adeguata. Un’ordinanza regionale in vigore dal 7 all'11 aprile, infatti, limita le lezioni in presenza alle scuole dell'infanzia (0-6 anni), alle primarie e al primo anno delle scuole secondarie di primo grado su tutto il territorio regionale. Come se si trattasse di una regione rossa. Le altre lezioni si svolgeranno tutte a distanza.«In considerazione della presenza di varianti del virus da Sars Cov-2 in Umbria - sottolinea la Regione - si valuteranno progressivamente i provvedimenti da prendere nelle settimane successive, in ambito scolastico e non».

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