istruzione

Scuola, solo 23mila prof di ruolo assunti. È andata peggio dello scorso anno

Il contingente finanziato dal governo era di quasi 85 mila unità. Al sostegno è andata ancora peggio con meno di 2mila nomine riuscite su 21mila previste

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(IMAGOECONOMICA)

Il contingente finanziato dal governo era di quasi 85 mila unità. Al sostegno è andata ancora peggio con meno di 2mila nomine riuscite su 21mila previste


2' di lettura

Sono 22.500 le immissioni in ruolo finora di docenti - ovvero di prof assunti a tempo indeterminato - effettuate quest'anno su un contingente finanziato dal governo di quasi 85 mila unità, pari al 26,5 %. il dato è peggiore dello scorso anno scolastico, quando, a fronte di un numero pari a 53.627 posti, sono state effettuate 21.236 assunzioni (il 39,6%). I numeri sono stati forniti dai maggiori sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Le nomine in ruolo dei docenti, infatti, per legge, devono avvenire per il 50% dalle graduatorie ad esaurimento e per il restante 50% dalle graduatorie concorsuali (in primis, concorsi 2016, 2018). Essendo slittato in autunno il nuovo concorso annunciato dalla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina (con i docenti vincitori che entreranno in ruolo non prima del prossimo anno scolastico), ed essendo ormai vuote da anni, specie al Nord, le Gae, era inevitabile che molte delle 84mila cattedre a disposizione non fossero coperte da un docente stabile.

Alunni senza sostegno

Al sostegno è andata ancora peggio con meno di 2mila nomine riuscite su 21mila previste. Ciò significa che sono 19mila i posti di ruolo non assegnati e destinati adesso a un supplente.Sulla base delle chiamate che gli uffici scolastici regionali stanno facendo in questi giorni, attingendo alle nuove graduatorie provinciali (Gps) volute dalla ministra Lucia Azzolina (contro cui la Lega ha depositato una mozione di sfiducia).

Chiamata veloce flop

Meno di 500 assunzioni sono state fatte con la cosiddetta “chiamata veloce” su 2.500 domande presentate: complice del flop, secondo i sindacati, il decreto legge 126 del 2019 che ha istituto il blocco quinquennale per tutti i docenti neoassunti da quest'anno scolastico. Insomma, chi viene assunto, deve rimanere per 5 anni nel territorio in cui ha avuto la cattedra e non può chiedere trasferimento, per garantire la continuità scolastica agli studenti. E ancora: sono circa 215.000 i posti da coprire con supplenze.

Le Regioni in ritardo sulla riapertura

Sul fronte dei banchi, sono ad oggi disponibili 400.000 banchi monoposto su un fabbisogno delle scuole di 2.400.000 unità pari al 16,6%. Sono sette le regioni in cui le lezioni riprendono dopo la data del 14 settembre: Friuli (la scuola ha riaperto il 16 settembre), Sardegna (il 22), Puglia, Campania, Abruzzo, Basilicata, Calabria (il 24). Dove invece la scuola è ripresa il 14, sono molte le difficoltà: i sindacati denunciano che nel Lazio 1/3 delle scuole è rimasto chiuso; in Sicilia sono chiuse le scuole del primo ciclo.


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