La protesta

Scuola, studenti in piazza in 40 città. A Torino tentato assalto a Confindustria

Nel mirino l’alternanza scuola-lavoro, soprattutto dopo la morte di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci durante il loro stage, e la seconda prova scritta alla maturità

di Redazione Scuola

(LAPRESSE)

2' di lettura

Gli studenti infiammano ancora le piazze italiane, quaranta in tutto, da Nord a Sud. La più calda è ancora una volta quella di Torino, dove le tensioni tra studenti e agenti hanno fatto registrare almeno sette feriti tra le forze dell'ordine durante un assalto dei movimenti dei ragazzi alla sede di Confindustria, che le forze dell'ordine hanno respinto in tenuta antisommossa. I giovani protestano contro i Pcto (i percorsi per le competenze trasversali), l'alternanza scuola-lavoro, soprattutto dopo la morte di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci durante il loro stage, e contro la seconda prova scritta alla maturità.

«Il ministro non ci ascolta»

«Il ministro continua a non ascoltarci, persistendo nel farci false promesse e non prendendo in considerazione la posizione degli studenti in merito alle problematiche vigenti nel sistema scolastico attuale, per questo abbiamo occupato decine di scuole in tutto il paese e oggi torniamo nelle piazze», scrive l'Unione degli studenti.«Non ci fermeremo», promettono i ragazzi. A Torino, dopo le morti di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenucci e i «gravissimi atti di repressione subìti durante le mobilitazioni», gli studenti hanno occupato sedici scuole, riunendosi in assemblea per ripensare una nuova idea di istruzione, che «sappia educarci al pensiero critico e non alla riproduzione continua di nozioni».

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Si chiudono senza incidenti, tra striscioni slogan e fumogeni, i cortei di Milano e Roma. Nel capoluogo lombardo, davanti all'arcivescovado, sono comparse scritte contro la bocciatura della Consulta sui quesiti referendari sull'eutanasia e la liberalizzazione delle droghe leggere: «Fuori la Chiesa dalle nostre vite», una su tutte. A Roma, alcuni studenti hanno deviato il percorso da piazza Vittorio a piazza Madonna di Loreto per dirigersi verso l'Ufficio scolastico regionale, avanzando verso il cordone delle forze dell'ordine con qualche lancio di uova e bottiglie. Paura a Napoli per un allarme bomba nell'istituto Volta, che non ha avuto conseguenze. Gli studenti sono stati evacuati mentre fuori sfilava il corteo, pacificamente. Mani alzate e dipinte di rosso, come il sangue versato dai compagni morti in stage, davanti alle porte dell'Ufficio scolastico regionale. In queste settimane i movimenti indipendenti si sono ingigantiti, prendendo sempre più spazio. Il Fronte della gioventù comunista, l'Osa e la Lupa di Roma sono i più noti. «Di scuola e di lavoro non si può morire», tuonano gli studenti in mobilitazione. In tanti chiedono le dimissioni del ministro Patrizio Bianchi: «Il sistema non funziona - spiegano -. Mobilitazioni e occupazioni continueranno fin quando qualcosa non sarà cambiato».

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