Emergenza Covid

Scuola, il piano del governo: rientro dopo Pasqua anche in zona rossa

Il premier Mario Draghi ha annunciato che «se la situazione epidemiologica lo permette, le scuole primarie e dell'infanzia saranno riaperte anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni. E quindi speriamo subito dopo Pasqua».

di An.Ga.

Aggiornato il 24 marzo 2021, ore 11:34

No Dad, la protesta in piazza dei genitori per le scuole chiuse

3' di lettura

Riportare gli alunni più piccoli in classe subito dopo Pasqua anche in zona rossa. È un obiettivo che il governo considera una priorità. È stata la ministra della Famiglia, Elena Bonetti, a indicare per prima la strada, chiarendo di ritenere che dopo Pasqua anche nelle zone rosse, «complice l’aumento delle vaccinazioni», si debba «rivalutare la possibilità di riaprire la scuola dell’infanzia e almeno la primaria». Poi il 24 marzo è stato lo stesso premier Mario Draghi a confermare che «se la situazione epidemiologica lo permette», si comincerà a pensare anche alle riaperture, a iniziare dalla scuola. «Speriamo - ha detto - di riaprire le primarie e quelle dell'infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, quindi subito dopo Pasqua»

Dad finora obbligatoria per tutte le scuole in zona rossa

L’ultimo Dpcm, in scadenza il 6 aprile, prevede lezioni a distanza per le scuole di ogni ordine e grado in zona rossa, una fascia nella quale si trova ormai la metà delle regioni italiane. A differenza di quanto stabilito fino al 5 marzo, quando, in zona rossa, agli alunni delle classi fino alla prima media era consentito di frequentare la scuola in presenza. La decisione di estendere le misure restrittive anti-Covid a tutte le scuole, dagli asili alle superiori, è stata motivata dal dilagare delle varianti anche tra i bambini e dal moltiplicarsi delle classi in quarantena.

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I disagi della didattica a distanza

L’allarme non è rientrato. Ma i disagi della Dad sono vari: dalle carenze di connessione ai ritardi di apprendimento. E crescono le proteste di piazza e la consapevolezza del peso che stanno sostenendo le famiglie. Anche se il decreto legge varato dal Governo il 12 marzo scorso, per aiutare le famiglie di fronte alla nuova stretta delle scuole a causa del coronavirus, ha varato un tris di aiuti sul fronte dello smart working, dei congedi e del bonus baby sitter, resta l’esigenza diffusa di ripensare alle chiusure almeno delle scuole dei più piccoli. E anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in tutte le occasioni ha assicurato che «si tornerà in presenza» appena le condizioni lo permetteranno.

Le regole per le scuole in zona arancione

Nelle regioni arancioni, in base alle attuali disposizioni in vigore fino al 6 aprile, le scuole possono restare aperte. Alle superiori è garantita la presenza in istituto di almeno il 50 per cento degli studenti. Tutti gli altri alunni, dalla scuola di infanzia alla terza media vanno regolarmente in classe (con la mascherina dai 6 anni in su). Ma esiste un ampio margine discrezionale. I governatori possono infatti optare per la chiusura delle scuole in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. Norme queste ultime che bisognerà vedere se saranno confermate o eliminate nel prossimo Dpcm.

Il caso Lazio

Tra le regioni attualmente in rosso solo il Lazio, con Rt e contagi in calo, può ambire al passaggio in arancione a partire dal 29 marzo. E riaprire così le scuole addirittura prima di Pasqua, anche se per pochi giorni. Ma in regione, almeno le scuole superiori dovrebbero restare comunque chiuse fino a Pasqua. «Tornare in classe solo per tre giorni prima del break di Pasqua - spiega il presidente di Assopresidi Mario Rusconi - sarebbe rischioso».

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