INTERVista a pietro ferrari

«Scuole-atenei per formazione hi-tech e subito il Passante»

Per il Presidente di Confindustria Emilia Romagna cruciale il ruolo delle competenze

di Ilaria Vesentini

Pietro Ferrari. Presidente degli industriali dell’Emilia Romagna

3' di lettura

Il Patto per il lavoro e per il clima, firmato un mese fa, è l’impegnativa cornice dentro cui gli animal spirits della via Emilia sono pronti a ripartire, complici sia la struttura manifatturiera a filiera specializzata in nicchie, che rende le imprese più flessibili e reattive, sia il record nazionale di internazionalizzazione. Eppure non basta per prevedere un 2021 di riscossa. «Sono ottimista sulla capacità di ripresa produttiva del territorio, già ora intravedo i segnali di un recupero a V (+5% la stima di crescita per il 2021 dopo il -9% del 2020, ndr), ma se anche le istituzioni non faranno la loro parte rischiamo che i segnali non si traducano in crescita reale e benessere condiviso» afferma Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, che dà voce a 6.500 industrie per 350mila dipendenti.

Le priorità su cui il presidente torna a sollecitare l’impegno pubblico non sono nuove: coesione tra sistema scolastico e universitario per accelerare la formazione di competenze al passo con la rivoluzione tecnologica in atto nelle imprese e investimenti in infrastrutture per alimentare l’economia interna e l’attrattività dell’ecosistema regionale, a partire dal sistema logistico sempre più cruciale per accompagnare in modo sostenibile l’era dello sviluppo “glocal”. «Attenzione, però, alla parola “sostenibilità” - avverte Ferrari - perché non esiste tema ambientale o climatico se non c’è lavoro, non c’è spazio per discutere di ecologia se non c’è equivalenza con l’occupazione e noi rischiamo che il prossimo autunno, finito il blocco dei licenziamenti e risolta l’emergenza sanitaria grazie alla campagna vaccinale, scoppi in tutta la sua portata il problema dei posti di lavoro persi», in una regione che pre-Covid sfiorava la piena occupazione e ora tornerà vicino al 7% di quota di disoccupati.

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Il presidente dosa fiducia e preoccupazione. Fiducia nella forza della via Emilia di riportare le fabbriche a pieno regime già nei primi mesi del 2021, anche se fino ad aprile ci aspetta un periodo ancora complicato nella gestione del Covid, e nella capacità di tornare a trainare il Paese, grazie a nicchie come meccanica e packaging in cui le industrie emiliane sono leader mondiali. Preoccupazione per i campanilismi e che impediscono le riforme «della scuola, del fisco, della sanità, della giustizia, della Pa, di cui da decenni si sente la mancanza. La pandemia finirà e se non cominciamo subito a costruire il nostro futuro, ci ritroveremo ancora una volta a guardare le nostre debolezze, con il senso di un’irripetibile occasione persa e un Paese più povero e più indebitato», rimarca il presidente.

Il Patto per il lavoro e per il clima, firmato da Confindustria Emilia-Romagna con tutte le forze sociali della regione è proprio il tentativo di rispondere in modo compatto e corale alla sfida di costruire una società più prospera, giusta e sostenibile. «Ma non sarà facile per un’industria come la nostra – fa notare Ferrari – che a parte la ceramica non è particolarmente energivora o inquinante, raggiungere il traguardo ambizioso del 2035 con il 100% dell’energia da fonti pulite e rinnovabili. E lo spostamento della politica regionale verso temi ambientali e di sinistra non deve distogliere l’attenzione da questioni che da vent’anni definiamo indifferibili e resteranno tali anche se si viaggerà su mezzi elettrici: mi riferiscono alle infrastrutture. L’Emilia-Romagna che ci piaccia o no è il crocevia logistico d’Europa e il nodo di Bologna si chiama nodo non a caso: il Passante non è un’opera su cui si può continuare a discutere altri vent’anni».

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