ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL CHIARIMENTO DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

Scuole chiuse anche per i figli dei medici: Dad per tutti tranne che per disabili e attività di sostegno

Dopo la confusione dei giorni scorsi su chi avesse diritto o meno alla didattica in presenza, arriva ora una nota del ministero dell’Istruzione che chiarisce e circoscrive il perimetro

di Francesca Barbieri e Serena Uccello

Italia piu' rossa, Dpcm chiude scuola in zone rischio

4' di lettura

Didattica a distanza (a casa) o didattica in presenza (a scuola)? Chi deve “rassegnarsi” alla prima e chi ha “diritto” alla seconda? La risposta è: Dad per tutti tranne per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (i Bes), e per le attività di laboratorio. Una nota del ministero infatti dopo la confusione dei giorni scorsi - montata soprattutto nelle chat di classe - chiarisce la questione.

E dunque nelle zone rosse, in cui sono «sospese le attività dei servizi educativi dell'infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza», ci sono stanzialmente tre eccezioni. E sono queste: laboratori, alunni disabili, alunni Bes. Si legge infatti nella nota dell’Istruzione: «Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali,secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell'istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall'ordinanza del Ministro dell'istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020».

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Lo stesso vale per le zone diverse da quelle “rosse”, cioè l’arancione rafforzato, perchè in questo caso vengono disposti «margini definiti di ulteriori misure restrittive in base al potere di ordinanza delle Regioni e delle Autorità locali, a partire dalle diverse specifiche situazioni epidemiologiche».

I riferimenti dunque sono il Dpcm del 2 marzo (in vigore dal 6 marzo) e le ordinanze delle regioni che possono chiudono le scuole nelle aree, anche di ambito comunale, nelle quali gli stessi governatori abbiano adottato misure stringenti di isolamento a causa circolazione delle varianti o in quelle in cui «l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico».

A questo proposito una nota della Regione Lombardia (la Lombardia è appunto zona arancione scuro fino al 14 marzo) chiarisce senza ambiguità che non sarà applicato il DM 39/2020 laddove viene prevista «la frequenza scolastica in presenza, in condizioni di reale inclusione, degli studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione».

Da cosa è nata la confusione per le famiglie

La confusione a cui si faceva riferimento era stata proprio generata da questo aspetto: cosa intendere per categorie di lavoratori le cui prestazioni sono fondamentali per garantire i bisogni del Paese. Riepiloghiamo: nei giorni scorsi il ministero dell'Istruzione aveva trasmesso a presidi e dirigenti scolastici regionali una nota che, riprendendo quanto stabilito dal Dpcm del 2 marzo firmato dal premier Draghi, specificava le modalità della didattica a distanza e le sue deroghe. Comincia allora a diffondersi nelle chat un modello di autocertificazione per presentare alle scuole la richiesta di didattica in presenza, che fa riferimento alla vecchia nota dell'Istruzione del 3 novembre 2020 (riconfermata il 4 marzo 2021).

La richiesta sarebbe legittimata dal fatto di appartenere al personale sanitario o direttamente impegnato nel contenimento della pandemia o personale impegnato presso servizi pubblici essenziali. E per specificare cosa esattamente intendere per “personale impegnato presso servizi pubblici essenziali” si richiamava l’elenco di professioni inserite in allegato al Dpcm 22.03.2020, cioè tutte quelle categorie che nel momento più critico del primo lockdown non furono sospese. Un elenco per la verità assai lungo, la cui applicabilità, fatta salva l’autonomia delle scuole, sarebbe stata assai complicata.

Regioni in ordine sparso

Se la Regione Piemonte con una nota aveva stabilito che i dirigenti scolastici devono valutare le richieste dei genitori, la Regione Emilia Romagna ha sottolineato invece che «il Dpcm parla solo di alunni disabili e con bisogni educativi speciali, né sarebbe attuabile in assenza di alcuna indicazione operativa, che definisca precisamente innanzitutto di quali categorie si parli». Mentre una nota dell’ Ufficio scolastico regionale della Lombardia riconosce la necessità di un chiarimento da parte degli organi competenti per definire univocamente il personale impegnato nei servizi pubblici essenziali, titolare del diritto alla frequenza in presenza per i propri figli e, nelle more, rimanda alle scuole ogni decisione, seppure sulla base di alcune “indicazioni criteriologiche” che richiamano il primario obbligo di rispetto delle misure per la prevenzione e gestione dell'emergenza.

L’indicazione operativa è ora arrivata escludendo integralmente la possibilità di richiesta della didattica in presenza in base all’ appartenenza professionale dei genitori.

La retromarcia delle scuole

Molte scuole - pubbliche e private - stanno dunque inviando nuove comunicazioni alle famiglie in cui si precisa che sia i figli degli operatori sanitari sia quelli degli altri “lavoratori essenziali dovranno seguire le lezioni in didattica a distanza e decade pertanto l’eventuale autorizzazione a frequentare la scuola in presenza per gli studenti che non rientrino nelle categorie ammesse.

Anelli (Fnomceo): «Ripristinare subito la deroga»

Alle proteste contro la didattica a distanza di comitati di genitori e docenti, a quelle degli studenti da nord a sud, si aggiunge anche quella della Federazione di medici chirurghi e odontoiatri Fnomceo.«Siamo sconcertati per il susseguirsi di decisioni contrastanti sulla possibilità per i figli dei medici, degli odontoiatri e dei sanitari in genere di poter frequentare la scuola in presenza - dichiara il Presidente Filippo Anelli -: chiediamo ai decisori di ripristinare subito la deroga per i figli dei medici e degli odontoiatri, siano essi dipendenti, convenzionati, liberi professionisti. È un giusto riconoscimento del ruolo che, tutti in egual misura, ricoprono nella gestione della pandemia».

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