Formazione

Scuole e accademie fanno rete per creare talenti internazionali

Grazie alla forte connessione con i distretti produttivi di abbigliamento e pelletteria offrono agli studenti didattica ed esperienze dirette sul territorio - Fino al debutto alle sfilate

di Marta Casadei


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La formazione si gioca anche sul piano delle testimonianze: l’Istituto Marangoni

3' di lettura

La formazione di moda parla italiano. Oppure inglese, ma sempre in Italia: sono infatti sempre di più i corsi pensati per essere accessibili a una platea nutrita di studenti internazionali che vengono nel nostro Paese per studiare fashion design oppure styling. O, ancora, per perfezionare la propria preparazione e fare esperienza diretta sul territorio. La formazione di moda in Italia, del resto, cresce proprio grazie alla connessione forte con il territorio e con la filiera che, dal tessuto al confezionamento, passando per l’ufficio stile, si trova tutta entro i confini nazionali. Magari, addirittura, entro poche decine di chilometri.

Milano si conferma uno degli hub internazionali di riferimento. Lo dimostra, tra le varie cose, il prossimo sbarco nel capoluogo lombardo dell’Accademia Costume&Moda, storica istituzione romana che ha visto formarsi sui propri banchi anche il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele. La sede milanese dell’Accademia, fondata nel 1964 da Rosanna Pistolese, aprirà a giugno in via Fogazzaro e avrà un focus specifico: l’attività formativa sarà dedicata alle aree della comunicazione e al design management per la moda e lo spettacolo con due lauree triennali, master e corsi brevi. «Roma è la nostra storia, è la base, è l’identità, con Milano l’opportunità di un “sistema”», ha detto Lupo Lanzara, vice presidente.

Dettaglio della cintura gioiello indossata sul tailleur bouclé doppiato in seta di Chanel

L’idea di fare sistema su scala nazionale (ma anche all’estero) con l’intento di attrarre una clientela internazionale è alla base della strategia di molti istituti con base a Milano: Naba, per esempio, ha aperto lo scorso anno la sede romana, in zona Garbatella, dove è possibile frequentare, tra le altre, la laurea triennale in Fashion design o partecipare a corsi estivi. A gennaio 2020 , proprio per consolidare il legame con la Capitale, gli studenti di Naba hanno partecipato per la prima volta ad Altaroma. L’Accademia non è la prima ad estendere l’influenza oltre i confini della città natale: lo ha già fatto Istituto Marangoni, sbarcato nel 2016 a Firenze (dopo aver aperto sedi in tutto il mondo: da Shanghai a Londra). Firenze, complice la vicinanza con il distretto della pelletteria (ma anche l’appeal artistico della città), sta registrando una crescita importante sul fronte della formazione di moda. Polimoda, per esempio, ha inaugurato da poco la sua terza sede: uno spazio da 6.700 metri quadri alla Manifattura Tabacchi.

Gli studenti di oggi lavoreranno nel mondo della moda solo tra due, tre, magari cinque anni. E il compito delle scuole è quello di renderli competenti e flessibili, in grado di adattarsi ai grandi cambiamenti che, dopo un decennio di rivoluzioni, sicuramente continueranno a modificare il panorama fashion. Dando spazio, per esempio, a nuovi temi. E, perché no, dietro la spinta delle aziende che in Italia collaborano con le scuole.

Da sinistra: Camicia maschile a righe irregolari e pantaloni a disegno cashmere di Etro; Vestaglia in seta stampata e abito sottoveste in pizzo ricamato di cristalli di Ermanno Scervino; Abito trompe l'oeil, effetto giacca e gonna, in cotone seersuker di Thom Browne

Tra i temi chiave oggi c’è la sostenibilità: Milano Fashion Institute, in collaborazione con la Camera della Moda (che è tra i soci fondatori)  ha lanciato un master di primo livello in “Product Sustainability Management”, cavalcando proprio questa tendenza. Il master, le cui iscrizioni sono aperte fino a novembre, partirà nel 2021. Lo Iuav aveva lanciato un master di primo livello focalizzato proprio sulla sostenibilità già nel 2017, mentre quest’anno punta su un percorso post laurea diverso: «Puntiamo a fornire competenze complesse, come la reale consapevolezza degli sviluppi contemporanei della moda e della società - spiega Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in design della moda allo Iuav -. Non ha senso aggiungere corsi su corsi, ma bisogna trasformare il modo di insegnare le cose».

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