REPORT ISPI

Scuole jihad in Italia: i precedenti di Ponte Felcino e della cellula di Merano e Bolzano

di Redazione Roma

Un fermo immagine tratto da un video della Polizia mostra il 23enne Italo marocchino Elmahdi Halili arrestato a Torino per terrorismo (foto Ansa)

3' di lettura

L’arresto questa mattina dell’italo marocchino Elmahdi Halili, autore del primo testo di propaganda dell’Isis in italiano, riporta l’attenzione sull’indottrinamento all’estremismo jihadista in Italia, che può riguardare persone molto giovani. Ci si chiede se in passato vi siano stati dei precedenti. A questa domanda risponde un recente report dell’Ispi a firma Lorenzo Vidino e Silvia Carenzi. Ieri un altro arresto: quello di Abdel Rahman Mohy Eldin Mostafa Omer, nato a Il Cairo il 27 novembre 1958 e ammanettato a Foggia con l’accusa di associazione per delinquere terroristica. Avrebbe promosso una «intensa attività di indottrinamento nei confronti di un gruppo di bambini di tenera età tra i 4 e 10 anni» cui si impartivano concetti legati al martirio per la conquista del Paradiso, ma anche l’odio verso i cristiani e l’Occidente.

Scuole del jihad, il primo precedente: Ponte Felcino
In Italia - rileva l’indagine -, i casi noti di “scuole del jihad” miranti all’indottrinamento di bambini e ragazzi sono pochi. A questo riguardo, occorre però segnalare un paio di episodi. Il primo (e forse più significativo) si è verificato a Ponte Felcino, frazione di Perugia, quando nel luglio del 2007 è stata smantellata una cellula terroristica gravitante attorno alla moschea locale, “Al Nour”. Il gruppo aveva infatti approntato una sorta di “scuola di terrorismo”, per formare militanti jihadisti, in grado di operare singolarmente o in seno a una cellula.

Loading...

Mostafa El Korchi, imam di Al Nour, la figura chiave
La figura chiave di questo sodalizio era il marocchino Mostafa El Korchi, imam di Al Nour, un personaggio carismatico, in grado di guadagnare la fiducia della comunità islamica locale e di porsi come suo punto di riferimento. Di fatto, El Korchi – grazie alle sue capacità e alla propria posizione – era il “catalizzatore” del microcosmo jihadista di Ponte Felcino, capace di suggestionare gli individui più fragili dal punto di vista psicologico e/o con gravi deficit sul piano culturale, nonché di comprendere chi fosse più ricettivo al messaggio estremista.Come le varie intercettazioni ambientali all'intero della moschea hanno mostrato, El Korchi riservava le parole e attività più estremiste a una ristretta cerchia di accoliti. Alle attività di addestramento vero e proprio – tra cui la pratica di arti marziali – si affiancavano il proselitismo e la diffusione di messaggi di odio. A tal fine, El Korchi visionava, scaricava da Internet e mostrava ai suoi fedelissimi materiale jihadista di vario tipo: contenuti propagandistici, ma anche istruzioni per l’esecuzione di attentati e il combattimento, per la preparazione di esplosivi e veleni, nonché per non essere intercettato. Lo scopo ultimo della cellula era quello di radicalizzare l’intera comunità locale.

Il secondo caso: la cellula operante presso Merano e Bolzano
Un più recente episodio, continua il report dell’Ispi, riguarda la cellula operante presso Merano e Bolzano, smantellata nel novembre del 2015. Si trattava di un importante nodo appartenente a una ben più vasta rete transazionale, denominata “Rawti Shax” e facente capo al leader jihadista curdo Najmaddin Faraj Ahmad (alias Mullah Krekar) – fondatore del gruppo islamista radicale Ansar al-Islam, e attualmente detenuto in Norvegia. Le operazioni antiterrorismo non si sono limitate al cluster altoatesino in Italia, ma hanno anche investito numerosi altri Paesi europei, tra cui la Norvegia, il Regno Unito e la Finlandia. 17 individui sono risultati destinatari di un mandato di arresto, 7 dei quali in Italia, per l’appunto in Alto Adige. I componenti della rete terroristica, residenti in differenti Paesi, si mantenevano in contatto online, mentre Mullah Krekar coordinava le attività dal carcere.

Le modalità di reclutamenti dei nuovi adepti
Il gruppo altoatesino rappresentava uno snodo cruciale per il reclutamento di foreign fighters e di potenziali attentatori, con l’obiettivo di combattere ed eseguire attacchi in Medio Oriente e nel Nord Europa. Il reclutamento di nuovi adepti avveniva con due modalità: innanzitutto sul web e, in secondo luogo, anche offline, mediante le lezioni tenute da Nauroz nel proprio appartamento. I membri della cerchia, inoltre, erano tenuti a seguire un percorso di formazione jihadista, iscrivendosi alla scuola telematica “Ibnu Taimiyya” – supervisionata dal Mullah Krekar –, seguendo i vari corsi (suddivisi in livelli differenziati, con regole di propedeuticità) e superando i relativi esami, con il supporto dell’insegnante Abdullah Salih Ali (detto “mamosta Kawa”).

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti