verso il ritorno in classe il 7 gennaio

Scuole, dalla Toscana all’Abruzzo province pronte con i piani di rientro. I problemi maggiori sul fronte trasporti

Conciliare gli ingressi in presenza al 75% con la capienza del trasporto pubblico, al momento ferma al 50% per rispettare le regole sanitarie resta il nodo principale che emerge con forza ai tavoli tra Stato ed enti territoriali in vista della riapertura delle scuole il 7 gennaio.

di An.Ga.

2' di lettura

Sono ormai operativi in tutte le Province i tavoli dei Prefetti che lavorano in vista della riapertura delle scuole di secondo grado il 7 gennaio. In alcune Province, in particolare in Toscana, Emilia-Romagna, ma anche in Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, i tavoli avrebbero già definito i piani operativi e sarebbero già in fase conclusiva. In altre, ci sono lavori in corso sul potenziamento del trasporto pubblico locale e sull'eventuale scaglionamento degli ingressi a scuola tra le 8 e le 10. Alcune province stanno anche pensando di modificare gli orari di ingresso negli uffici pubblici. Il ministero dell'Istruzione vuole riportare a tutti i costi i ragazzi in classe dopo la Befana, e scongiurare le voci secondo le quali sarebbero possibili modifiche al Dpcm del 3 dicembre nel quale si stabilisce che le scuole, tutte, riapriranno in presenza dal 7 di gennaio.

Rischio epidemiologico e incognita trasporti

Ma le incognite non sono poche. Preoccupa l’andamento epidemiologico. Con l'Rt (l’indice di contagio, ndr) che «tende a non scendere più», come ha sottolineato il direttore della prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza, cauto anche sulla riapertura generalizzata delle scuole il 7 gennaio («Dipenderà dalle dinamiche epidemiche negli specifici territori»). Non solo. Conciliare gli ingressi in presenza al 75% con la capienza del trasporto pubblico, al momento ferma al 50% per rispettare le regole sanitarie resta il nodo principale che emerge con forza ai tavoli tra Stato ed enti territoriali in vista della riapertura delle scuole il 7 gennaio.

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I numeri del rientro a scuola

I numeri in campo, del resto, sono importanti: tra meno tre settimane in base alle norme attuali sono attesi sui banchi circa 2 milioni di alunni di licei, tecnici e professionali, oltre ai 5 milioni di ragazzi del primo ciclo già a scuola al 100% da settembre, seppur a singhiozzo, in base alla cartina a colori dell'Italia. Troppi per l'attuale sistema dei trasporti; e con pochi margini di manovra, visti i tempi stretti e soprattutto le diverse realtà territoriali.

Trattative per abbassare il 75% di rientro in presenza

Il punto è che una rimodulazione degli orari comporta una serie di effetti collaterali, e molti presidi sono in affanno nel realizzarla: va aumentato il personale dedicato alla pulizia e sanificazione degli ambienti, ad esempio. E vanno garantiti gli studenti che abitano a distanza. Di qui l'idea che, per ora, serpeggia tra gli addetti ai lavori di provare ad abbassare la soglia nazionale del 75% di rientro in presenza (magari portando al 60%, o forse al 50%, lasciando più autonomia agli istituti).

In Piemonte tavolo prefettizio rinviato

Non a caso il presidente della Commissione Istruzione del Senato, Riccardo Nencini, ha scritto alla ministra Azzolina per evidenziarle che nutre «una forte preoccupazione per i ritardi che si stanno accumulando, tali da compromettere il raggiungimento dell'obiettivo previsto. Genera perplessità il fatto che i tavoli coordinati dai prefetti, in particolare per organizzare il sistema trasporti, salvo che in poche realtà locali, non siano stati ancora convocati oppure si confrontino ancora su incerti dati statistici. Eppure non c'è più molto tempo». In Piemonte per esempio il tavolo prefettizio, a quanto si apprende, sarebbe stato rinviato a lunedì prossimo dopo gli esiti del confronto Regioni-Governo di queste ore, e per avere un quadro di riferimento più chiaro.

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