analisil’autogol del doppio salone della nautica

Se anche Calenda si arrende alla politica dei campanili

di Lello Naso

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(ANSA)


2' di lettura

Due Saloni della Nautica sono un clamoroso autogol. Il Piano per la promozione del made in Italy, fortemente voluto nel 2014 dall’allora vice-ministro Calenda, poggiava su una misura altrettanto fortemente voluta dalle imprese : un Piano Fiere da 76 milioni di euro in tre anni che rompeva con la deleteria prassi dei finanziamenti a pioggia. Il Piano sceglieva: aiutava solo le fiere più globalizzate e rappresentative del made in Italy, capaci di attrrarre i buyer e di moltiplicare i fatturati delle imprese. Che cosa sarà mai successo per far cambiare idea al ministro Calenda che aveva giustamente detto: o un solo Salone o niente aiuti?

Che cosa può spingere il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, amministratore riconosciuto come accorto, a spendere soldi pubblici per finanziare, a Viareggio, un duplicato del Salone di Genova, il brand della nautica italiana nel mondo? L’amor di campanile?

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Il Piano Fiere del 2014 era un forte disincentivo all’inutile moltiplicazione delle manifestazioni, un calcio negli stinchi alle beghe di strapaese. Un sacrosanto monito alle imprese e agli Enti fieristici: un settore, una filiera, una Fiera. Qualcosa non ha funzionato o, evidentemente, qualcosa è cambiato. Gli armatori si sono spaccati in due associazioni, la vecchia Ucina e la Nuova Nautica italiana. Oggi a Viareggio, dopo una telenovela durata tre anni, la Fiera di Milano presenta il Versilia yachting rendez-vous, la manifestazione patrocinata da Nautica Italiana che va a sovrapporsi al Salone Nautico di Genova, la Fiera di Ucina. Una manifestazione classica, incastrata nel calendario internazionale (a fine settembre, tra Cannes e Montecarlo) e unica nel suo genere perché ospita yacht e mega-yacht in acqua, direttamente nel porto di Genova, il più grande e attrezzato d’Italia.

La duplicazione costringerà gli operatori a un déjà-vu in altri settori: dovranno partecipare a due manifestazioni o, cosa molto più probabile, dovranno scegliere. Se, come purtroppo potrebbe succedere, saranno due fiere dimezzate, non è escluso che Montecarlo o Cannes, raccolgano l’inaspettato regalo. Magari non il primo anno, ma nel medio periodo è la deriva più probabile. Un film che il made in Italy ha pagato e paga ancora in molti settori. Dall’editoria libraria alla grafica (il Salone di Francoforte ringrazia le quattro manifestazioni italiane) al food (Anuga di Colonia ringrazia le due fiere italiane). Una pellicola a cui il Piano Fiere di Calenda intendeva mettere i titoli di coda ma che con la Nautica ha programmato un sequel. È questa la lungimiranza programmatica? Dove poggiano i principi di un Paese che fa sistema o che dice di volerlo fare? C’è da sperare che oltre ai finanziamenti della Regione Toscana, altre risorse pubbliche non vadano sprecate. Il made in Italy deve avere un respiro più ampio di un piccolo derby sulle sponde del Tirreno.

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