PARADOSSO TRUMP

Se l'avversario dell'Occidente abita alla Casa Bianca

di Ugo Tramballi

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Donald Trump (Reuters)

3' di lettura

L'Occidente ha un grande avversario. Non è Vladimir Putin che occupa con abilità gli spazi immensi liberati dalla geopolitica di oggi: la sua Russia ha la forza militare ma non il dinamismo economico e sociale per essere un'alternativa attraente per chi non sia come Matteo Salvini.
Non è nemmeno Xi Jinping. Presto la sua Cina sarà un avversario temibile sotto tutti i punti di vista: le sue armate che si rafforzano, la sua economia che non smette di crescere, i mercati che continua ad allargare. Ma ci vuole ancora tempo.

Nel grande gioco mondiale fra democrazia e autoritarismo, libero mercato e statalismo, per stabilire cosa sarà il XXI secolo personaggi come Recep Erdogan, Ali Khamenei o Bashar Assad sono fenomeni effimeri. Il vero grande nemico dell'Occidente, del suo modo di essere, delle sue libertà e della sua capacità di difendersi dalle minacce, è il presidente degli Stati Uniti d'America. Non POTUS, l'acronimo col quale è chiamato alla Casa Bianca (President Of The United States), non la carica in se, ma l'uomo che ora la occupa.

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Donald Trump, l'unico nella storia del suo paese ad aver conquistato la più alta carica senza essere stato prima governatore, senatore, congressman, giudice o sceriffo di contea, ha una qualità: una alla volta, sta mantenendo le orribile promesse che aveva fatto durante la sua campagna elettorale. Trump non è un accidente della storia, è l'ultimo e forse il più pericoloso dei nazionalisti e isolazionisti d'America. Quelli che dopo la prima guerra mondiale non approvarono mai i 14 punti di Woodrow Wilson per garantire la pace nel mondo; il movimento filo-nazista “America First Committee” di Charles Lindnberg, creato nel 1940 per osteggiare l'intervento americano nella II Guerra mondiale.
Il G7 canadese di questi giorni è stato l'apoteosi della versione 2.0 di America First. Le sanzioni economiche alla Russia hanno una ragione e un formato precisi: non puniscono tanto i russi quanto gli oligarchi accanto al regime. Ma meritano comunque di essere messe in discussione. Tuttavia dubitarne e proporre il ritorno russo nel G8, subito dopo le opposte dichiarazioni degli altri membri occidentali, non è una stravaganza: è la confutazione di un'alleanza. Solo l'Italia ha mostrato interesse per questo nuovo strano fronte internazionale dalle tendenze reazionarie.

Qualche giorno fa in una telefonata surreale a Justin Trudeau, Donald Trump aveva rimproverato al Canada di aver distrutto la Casa Bianca durante la guerra del 1814. In realtà furono gli inglesi a farlo dopo che gli americani avevano saccheggiato la città di York che poi sarebbe stata chiamata Toronto. La conoscenza storica a spanne del presidente degli Stati Uniti avrebbe scoperto mondi nuovi se una volta nella vita Donald Trump avesse visitato il cimitero americano di Colleville-sur-Mer, in Normandia, giusto sopra la spiaggia di Omaha. In questi giorni 74 anni fa, rangers e parà americani stavano cercando di rafforzare la testa di ponte alleata. O Trump avrebbe potuto documentarsi sui soldati morti per liberare l'Italia nella valle del Liri, lungo il Volturno, ad Anzio.
L'Europa è piena di tombe sulle cui lapidi sono scritti i nomi, l'età e lo stato di provenienza di migliaia di americani. Forse è meglio non raccontare a Donald Trump di questa storia recente di eroismi e di liberazione dell'Occidente dal cancro dei nazionalismi. La versione America First del XXI secolo potrebbe stabilire che troppi soldi e troppi giovani americani sono stati sprecati per niente.

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