Sessant’anni

Se cercate classe ed eleganza, la Jaguar «MK 2» è la berlina dei vostri sogni

di Vittorio Falzoni Gallerani


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3' di lettura

La Jaguar decide, finalmente, di passare alla costruzione con telaio monoscocca per le sue berline 2.4 e 3.4 litri nel 1955; già da un lustro la 1400 aveva segnato il passaggio della Fiat a questo tipo di costruzione, lo stesso per l'Alfa Romeo con la 1900. Non occorreva più, quindi, essere dei pionieri della tecnica come la Lancia per abbandonare il telaio separato, anche se particolarmente valido come quello delle maestose berline Jaguar MK VII/IX; tuttavia la Casa inglese si avvicina alla sua prima scocca portante con una prudenza difficilmente comprensibile considerando l’elevato livello dell’ingegneria britannica di quel periodo: si pensi che non ci si azzarda ad utilizzare, per il retrotreno, normali balestre semi ellittiche e si opta per un paio di corte «cantilever» nel timore che la scocca potesse cedere sotto le sollecitazioni del ponte.

A tale incredibile circospezione pare si debba anche la ridotta estensione delle superfici vetrate per le quali si rinuncia ad adottare i magnifici cristalli incorniciati di cromo sul tipo di quelli della MK IX, incastrando la ridotta finestratura entro spesse cornici di lamiera; quanto queste cornici nuocessero esteticamente ad un’automobile altrimenti stilisticamente riuscitissima, nel totale rispetto della tradizione Jaguar, lo si avvertì pienamente solo all’atto della presentazione, il 2 Ottobre 1959 al Salone di Londra, della stilisticamente impeccabile MK 2 che, bando ai timori, mostrava in tutta la loro bellezza i cristalli ampliati con quelli laterali circondati da cornici cromate.

In altri termini, il notevole lavoro improntato dal Patron William Lyons, appassionato designer non per la prima né per l’ultima volta delle sue amate creature, raggiunge solo in quella occasione la sua piena espressività dando origine ad una delle più belle auto a quattro porte di tutti i tempi; tanto da diventare un’antesignana dell’attuale tendenza del «restomod» con Aziende ormai affermate (J.D Classics; Ian Callum) che, data la domanda, si sono dedicate a lei quasi esclusivamente.

Non c’è mai medaglia, però, senza il suo rovescio; in questo caso rappresentato dall’aumento di un'ottantina di chili di peso dovuto alla sostituzione di parte della lamiera con dei cristalli; il leggero calo prestazionale che ne derivò, i dirigenti della Casa di Coventry lo sapevano benissimo, sarebbe stato sicura fonte di disappunto per i loro clienti, decisamente portati per la guida brillante (una sorta di «Alfisti» britannici), in particolare quelli della 3.4 litri; alle esigenze dei più tranquilli utilizzatori della versione di minore cilindrata si era pensato elevando la potenza da 102 a 110 CV.

Ma anche per gli altri non si volle lasciare spazio ai lamenti e da questo gioco d’anticipo nacque forse il primo esempio di berlina realmente sportiva: la Jaguar MK 2 3.8 litri equipaggiata del più grosso motore già disponibile sulla sportiva XK150 e sviluppante 220 CV veri per uno 0-100 km/h in otto secondi e mezzo e i duecento all’ora agevolmente a portata di mano; una degna inauguratrice, insomma, di un filone che ha poi dato luogo a BMW M5, Mercedes Benz E500 e compagnia bella; con l’aggiunta, come già accennato, di un aspetto assolutamente senza rivali: basti pensare al fascino irraggiungibile dei cerchi ruota a raggi cromati, che quasi tutte montarono, ed ai chili di radica presenti nell’abitacolo.

Meno apprezzabili, contrariamente alla vulgata dominante, i materiali di rivestimento poiché la tanto decantata pelle Connolly qui riveste solo i piani di seduta dei sedili, lasciando alla sintetica «Ambla» i fianchetti degli stessi ed i pannelli porta; l’effetto complessivo, comunque, rimane del tutto in linea con la classe della macchina e, d’altronde, da qualche parte bisognava pur risparmiare per limitare il prezzo di listino, altra bellissima abitudine di Jaguar, della Mk 2 3.8 litri al livello di quello della Mercedes Benz 220 SE con 85 CV in meno nel motore e neppure lontanamente equipaggiata come la concorrente inglese.

Estremamente appagante su strada date le sue autorevoli prestazioni anche secondo il metro attuale, stabile, ben frenata con i suoi freni a disco, elegantissima, presenta solo un difetto gigante: la presenza, fino al 1965, di un cambio dalla manovrabilità difficoltosa e con la prima non sincronizzata; oggi, pur con tutte queste doti, condivide il destino commerciale di tutte le berline che non riescono a conquistare i favori dei collezionisti. I prezzi sono quindi accessibili, attorno ai quarantamila Euro per un bell’esemplare: ci pare un’ottima occasione per entrare nell’Olimpo dell’eleganza dalla porta principale; la MK 2 è sempre stata disponibile in colori di straordinaria bellezza e, con le sue splendenti cromature a contrasto, rappresenterà la dichiarazione semovente della vostra classe automobilistica (e non) e saprà accompagnarvi brillantemente in tante occasioni speciali.

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