l’ANALISI

Se il club di Wall Street punta sul default di Veneto Banca e Popolare Vicenza

di Alessandro Graziani


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2' di lettura

Da alcuni giorni una parte importante della grande finanza statunitense sta volteggiando pericolosamente sulle due malate più urgenti del credito italiano: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Oggi si riuniranno i consigli di amministrazione delle due banche: la sola Vicenza approverà i risultati del bilancio 2016, mentre entrambe porteranno a termine l’esame finale della transazione con i vecchi soci per evitare cause legali. A breve è poi atteso l’annuncio, sempre che da Francoforte arrivi una comunicazione tempestiva, del nuovo fabbisogno di capitale richiesto dalla Vigilanza europea della Bce.

Le stime degli analisti parlano di una necessità' di nuovo capitale da almeno 5 miliardi per le due banche venete, ma ogni decisione è in capo all'imprevedibile Ssm (Single Supervisory Mechanism) guidato da madame Danièle Nouy. Tra stasera e i prossimi giorni, si conoscerà l'esito delle scelte di Bce. A seguire Popolare di Vicenza e Veneto banca, che già hanno chiesto l'intervento formale dello Stato italiano per un aumento di capitale sul modello Mps, avvieranno ufficialmente il dialogo con Ministero dell'Economia e la commissione Ue, che ha la competenza sugli aiuti di Stato.

Il clima di partenza del negoziato, già avviato da tempo informalmente al di là delle smentite ufficiali, non e' affatto positivo per gli stakeholders dei due istituti. Gli azionisti hanno abbandonato da tempo ogni speranza, ma ora il timore e' che vengano colpiti anche i possessori di obbligazioni subordinate (circa 1,2 miliardi) e obbligazioni senior (13 miliardi). In entrambi i casi sarebbero coinvolti, oltre agli investitori istituzionali, anche risparmiatori retail, talvolta gli stessi che già hanno subito le maxi-perdite sulle azioni. E' possibile che al retail venga concessa qualche forma di ristoro futuro, ma la storia è tutta da scrivere. Anche perché i segnali (o auspici) che arrivano da Bce sono tutt'altro che rassicuranti: «Le banche più deboli possono fallire» ha detto la Nouy pochi giorni fa parlando in termini generali.

Se l'approccio della Vigilanza europea e' noto da tempo, e quello della DG comp della Ue dipenderà dall'interlocuzione col Governo italiano, a destare preoccupazione e' l'atteggiamento della grande finanza statunitense. Negli ultimi giorni l' agenzia Fitch ha tagliato il rating alla Popolare di Vicenza, preparando gli investitori al peggio sui bond senior. Ma a destare allarme nella comunità finanziaria è il warning anticipato della banca d'affari JP Morgan che, certamente senza avere informazioni preventive, pochi giorni fa si è sbilanciata nel dire che la commissione Ue boccerà la richiesta di aumento precauzionale per le due banche venete. Con un conseguente pesante coinvolgimento dei bondholders. JP Morgan è la stessa banca che pochi mesi fa, quando l'attuale numero uno delle due banche venete Fabrizio Viola era alla guida di Mps, ne chiese l'allontanamento al Governo per facilitare un aumento di mercato che poi non è andato in porto. Strane coincidenze che, per ora, hanno portato poca fortuna ai risparmiatori italiani.


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