tecniche contro l’insonnia

Se contare le pecore non basta, guarda come ti taglio il sapone e faccio sfrigolare il cellophane

di Sasha Carnevali


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Fotografie di David Lidbetter

2' di lettura

Mentre scrivo questo articolo, il crepitio del caminetto si mescola con il vento che passa tra le fessure delle finestre di Grifondoro. È un sottofondo così conciliante che mi sono scaldata una tazza di brodo da sorbire mentre fisso gli occhi sul video che, attraverso YouTube, sta trasformando il mio assolato studio sul Mar Ligure nella crepuscolare sala studenti di Harry Potter. Oddio, definirlo video è molto generoso: diciamo che è una GIF sonora che dura otto ore invece di cinque secondi. Sto sperimentando su di me gli stimoli che producono una ASMR, una “Autonomous Sensory Meridian Response”, ovvero una risposta neurologica automatica che si traduce in una sorta di solletico che dalla nuca scende lungo la spina dorsale quando si ascoltano suoni dall'effetto particolarmente tranquillizzante, come sussurri o picchiettii.

Nel mio caso, però, il suono della legna che arde è solo di conforto e compagnia: non provo alcun brivido di piacere come riportano invece i milioni di iscritti ai canali specializzati di YouTube, Vimeo e Instagram. Il cosiddetto «orgasmo del cervello» che io non riesco a provare è infatti per molti ma non per tutti. Non esistono ancora statistiche affidabili in quanto il fenomeno viene studiato solo da pochi anni, ma secondo Craig Richard, ordinario di scienze farmaceutiche della facoltà di Winchester in Virginia, e fondatore della ASRM University, il sito-hub che raccoglie tutti i dati ufficiali sull'argomento, «circa il 20% della popolazione può provare una reazione completa (il solletico al cervello) e un altro 20% una reazione più blanda (rilassamento)».

Secondo Richard, dato che rimango incantata a guardare chi riduce una saponetta in mirepoix e avverto un lieve frisson quando Jeff Goldblum pronuncia suoni sibilanti (si veda il riquadro nelle pagine seguenti), appartengo alla seconda fetta demografica. Posso distrarmi, ma non mitigare l'insonnia, l’ansia e la depressione traendone benefici tali da poter ridurre o eliminare gli psicofarmaci come quei felici pochi del primo 20%. Magari si può allenare il nostro cervello a provare il solletico? Oppure sfruttare i device che aumentano le nostre percezioni, come il gilet o il bracciale creati da NeoSensory che permettono ai ciechi di vedere e ai sordi di sentire attraverso vibrazioni che gli arrivano sulla pelle? Per il professore, «la tecnologia non darà modo al 100% della popolazione di esperire un’ASMR, ma estendere i modi in cui le persone potranno esperire un'ASMR. Un giorno potrai guardare il tuo artista ASMR preferito che fa finta di sfiorare la tua schiena e con una maglia tattile sentirai davvero il movimento delle sue dita». Anche se l'ASMR non è relegata alla sfera dei video e dei podcast, ma si può “creare”

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