analisiLa direzione del Pd e la strategia di zingaretti

Se i dem continuano a litigare sul rapporto con il M5s

Cosa farà il Pd se il governo giallo-verde dovesse andare avanti?

di Emilia Patta

Zingaretti: "Pd è l'unica alternativa a una destra pericolosa"

4' di lettura

«Noi non perseguiamo un’alleanza con i 5 stelle, non è nelle intenzioni né è mai stato un nostro obiettivo, non lavoriamo a una crisi parlamentare per fare un governo con loro». Una precisazione obbligata quella del segretario del Pd Nicola Zingaretti davanti al parlamentino del partito riunito dopo i giorni convulsi della presunta crisi di governo e dopo l’informativa del premier Giuseppe Conte sul caso Lega-Russia. Ricordiamo, nei giorni scorsi, le polemiche innescate dal suo grande elettore Dario Franceschini, che in un’intervista al Corriere della sera auspicava un dialogo con i pentastellati «a partire da certi valori» in funzione anti-salviniana ed europeista. E il conseguente ribadito niet dell’ex premier e leader dem Matteo Renzi, che considera il M5s distante e pericoloso tal quale la Lega di Matteo Salvini.

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No alleanze con il M5s, ma dialogo con gli elettori
Nessuna alleanza con il M5s, ribadisce dunque Zingaretti. Eppure una certa ambiguità, un non detto, resta sullo sfondo e condiziona il dibattito interno e l’azione politica del Pd in questa fase. Il segretario, pur escludendo incontri a livello di gruppi dirigenti, considera infatti al pari di Franceschini il M5s in modo molto diverso dalla Lega. «Si sta verificando quello che ho sempre creduto: Lega e M5S non sono un monolite, hanno aggregato forze sociali e approcci diversi - è l’analisi del segretario durante la direzione del partito -. Il M5s sta deflagrando sotto il peso della responsabilità di governo e anche per la nostra offerta politica, il loro elettorato, come abbiamo visto nelle elezioni amministrative, non si somma più automaticamente all'elettorato della Lega. Dobbiamo disarticolare il blocco gialloverde per un'alleanza nuova, di centrosinistra civico da costruire nel Paese. La nostra è una missione fondativa».

Recuperare i delusi dal M5S
Insomma, per Zingaretti la priorità è recuperare l’elettorato di sinistra deluso dal M5s. Ed è chiaro che questa distinzione tra i due alleati di governo direziona l’opposizione del Pd prevalentemente da una parte, ossia la Lega, rendendo la stessa opposizione meno incisiva di quanto potrebbe essere come ha dimostrato nei giorni scorsi lo scontro interno sull’opportunità o meno di presentare una mozione di sfiducia individuale contro Salvini sul caso Russia. Anche se il via libera del premier Giuseppe Conte alla Tav e il voto di fiducia sul sicurezza bis hanno allontanato almeno per tutta l’estate i venti di crisi, l’analisi dell’attuale gruppo dirigente del Pd resta sempre quella di un governo disomogeneo e sull’orlo della caduta.

La delegazione ristretta
Da qui la decisione presa ieri dalla direzione di dar vita a una delegazione ristretta - il presidente del partito Paolo Gentiloni, il tesoriere Luigi Zanda, i due capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci, i due vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli - «per affrontare ad horas situazioni che si potranno presentare: una squadra per dare insieme capacità di iniziativa e massima collaborazione nelle scelte se dovesse precipitare la situazione».

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La scommessa del ritorno a breve alla urne
Colpisce, da una parte, che a più di un anno dalla formazione del governo giallo-verde, dopo che il M5s ha dato il via libera a tutti i provvedimenti cari a Salvini, il dibattito interno al Pd sia ancora concentrato in modo un po’ surreale sul rapporto da tenere nell’immediato e in prospettiva con i pentastellati. E, inoltre, colpisce che il Pd continui a scommettere sulla caduta a breve del governo. Come se al di là della richiesta di tornare al voto al più presto il principale partito di opposizione non avesse una strategia chiara. Anche il lancio della “costituente delle idee”, che dovrebbe concludere i suoi lavori a novembre con la messa a punto di un programma per l’Italia, rischia di essere insufficiente e tardivo.

I dubbi di Calenda: l’opposizione sia più incisiva
In assenza di Renzi, che non ha mai partecipato alle direzioni dell’era zingarettiana, i dubbi sulla strategia sono stati esplicitati dall’ex ministro e ora eurodeputato Carlo Calenda: «Dobbiamo essere più incisivi nella nostra opposizione, e non possiamo essere più incisivi se non chiariamo le cose in modo netto. La questione di possibili alleanze con i 5 stelle non è questione ancillare: non possiamo dire che ci sono anime dei 5 stelle con cui si può dialogare, questo pregiudica qualunque altro ragionamento sull’opposizione perché ci rende totalmente non credibili agli occhi dell’elettorato, potenziale e attuale».

Calenda: M5S contrario alla democrazia liberale
«E allora – ha aggiunto Calenda – qui bisogna essere chiari su un fatto: il M5s è certo diverso dalla Lega, ma non è diversamente contrario ai principi della democrazia liberale, non diversamente contrario all’idea di smantellare la democrazia rappresentativa per sostituirla con una democrazia governata da una srl e rappresenta una minaccia come e quanto la Lega. Secondo elemento: benissimo la costituente delle idee, ma manca un ragionamento del Paese, non possiamo stare da qui a novembre sulla costituente. Rifuggiamo dall’idea che si possa dire tutto su tutto, Lega e cinque stelle sono caratterizzati in modo ben preciso su quello che dicono, non 40 cose ma due o tre e, nella scelta di queste due o tre, noi dobbiamo marcare la differenza».

Se il governo non cadrà, che farà il Pd?
Una riflessione sensata, quella di Calenda, che al momento non trova risposta. Ma queste questioni torneranno a imporsi con forza nel caso in cui, diversamente da qual che crede o spera la dirigenza del Pd, il governo giallo-verde dovesse andare avanti oltre qualche mese. Se il governo alla fine non cadrà, che farà il Pd?

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