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Se dopo il lockdown il Pil riparte da -8%


Dietro le stime il calo dei consumi elettrici e della domanda negli ultimi dieci giorni. Le incognite sul blocco: come si uscirà e quale effetto retroazione sui nostri produttori per le chiusure di Francia, Spagna e Germania?

di Davide Colombo

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Dietro le stime il calo dei consumi elettrici e della domanda negli ultimi dieci giorni. Le incognite sul blocco: come si uscirà e quale effetto retroazione sui nostri produttori per le chiusure di Francia, Spagna e Germania?


3' di lettura

Una decina di giorni fa Ref Ricerche aveva ipotizzato una caduta del Pil tra l'1 e il 3% nel primo semestre rispetto alla fine del 2019. Ora in pieno lockdown disposto per parare l'epidemia influenzale, la caduta viene ritoccata con un - 8%. Prometeia, l'altro centro studi sulla congiuntura che fa parte del panel dell'Ufficio parlamentare di Bilancio insieme con Cer, uscirà tra una settimana con il suo report. Ma l'ordine di grandezza su cui si viaggia è più o meno analogo, se non peggiore.

Il blocco dei consumi
Scrive Ref. nella sua nota flash odierna che la gelata delle attività si allarga a più settori dei servizi (tutta la filiera del turismo, i servizi di ristorazione, e le attività che comportano aggregazioni come spettacoli, manifestazioni sportive, convegnistica, e altri) , cui si aggiunge la caduta dell'attività in diversi comparti dell'industria dell'industria, con le chiusure degli impianti che è iniziate dalla scorsa settimana. Prima di fissare un -8% cumulato sui due primi trimestre dell'anno gli analisti coordinati da Fedele de Novellis hanno anche analizzato i consumi elettrici, visto la distribuzione territoriali dei settori bloccati, sentito operatori sul lato offerta. Il risultato provvisorio è questo: “la caduta riguarda con questa intensità solamente l'ultima parte del primo trimestre, che potrebbe chiudere con un decremento del 3% sul quarto 2019, e manifestarsi pienamente nel secondo, quando la caduta sarebbe di un altro 5 % sul primo trimestre”.

Rimbalzo a “V” o evoluzione a “L”
Un rimbalzo, per Ref. come per gli altri analisti della congiuntura, è possibile a partire dal terzo trimestre. Ma l'entità del recupero resta incerta, perché , annota De Novellis, “è legata all'evoluzione dell'epidemia e alle politiche economiche: dopo alcuni tentennamenti iniziali, negli ultimi giorni sono aumentati gli sforzi delle banche centrali e dei governi. Ciò accorcia i tempi dell'uscita dalla crisi”. Le incognite su cui ragionano gli analisti sono almeno due, e sono grandi: 1) come e quando si uscirà dal lockdown nazionale? 2) quale sarà l'effetto retroazione sul lato dell'offerta quando smetterà il lockdown francese, tedesco e spagnolo? Rispondere a queste domande significa saper dire se è possibile o meno un rimbalzo a “V” della nostra economia ( e quando) oppure se si prospetta una più temibile evoluzione a “L”. Sergio De Nardis (Luiss) propende per il secondo scenario: “Penso a una “L” con molta irregolarità nella parte orizzonale. Potrebbe non verificarsi, dopo questa prima fase, un rimbalzo del Pil per periodi prolungati anche in presenza delle indispensabili politiche di sostegno europee. La strategia di lockdown per prevenire picchi epidemici dovrà andare avanti, forse a singhiozzo, finchè non vi sarà un vaccino (18 mesi?). Prepariamoci a forti oscillazioni del PIL a seconda degli stop and go delle attività. Ciò significa che il tunnel potrebbe estendersi alla prima parte del 2021. Anche per questo sono indipensabili le politiche coordinate europee”.

L’attesa per la prima stima Istat
Istat per il momento non ha modificato il calendario delle pubblicazioni, dunque il primo dato utile sull'impatto del Coronavirus sul Pil del primo trimestre lo sapremo a fine aprile. Ma settimana prossima, il 25 marzo, verrà consegnato il testo dell'audizione sul decreto anti-virus “Cura Italia”, e in quell'occasione potrebbero arrivare prima stime realizzate con tecniche non convenzionali. Dieci giorni fa nell'altra audizione scritta sul primo decreto Istat aveva dato un dato importante sul settore del turismo, che rischia l'azzeramento delle attività. Secondo i numeri del Conto Satellite del Turismo (CST), con l'ultimo anno di riferimento, 2015, la misura del valore aggiunto prodotto in Italia dalle attività connesse al settore è stato pari a 87,8 miliardi, ovvero il 6% del valore aggiunto totale dell'economia (un dato rimasto pressoché stabile fino al 2019). Il consumo turistico interno ammonta a 146,3 miliardi. Questo, e molto altro, è quello che ci stiamo giocando in queste settimane.

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