la GUIDA RAPIDA / 3

Dichiarazioni: se l’integrativa è «annuale» il credito si può utilizzare subito

Immediatamente compensabili con altri debiti le somme derivanti dalla dichiarazione inviata entro la successiva

di Alfredo Calvano, Attilio Calvano


3' di lettura

La dichiarazione integrativa a favore può essere presentata entro il termine di cinque anni (quattro anni per le dichiarazioni fino al periodo d’imposta 2015, Unico 2016), in simmetria con la decadenza dall’azione accertatrice da parte dell’amministrazione finanziaria (articolo 2, comma 8, del Dpr 322/1998). Entro il 31 dicembre 2019, quindi, il contribuente ha ancora tempo per integrare la dichiarazione Unico 2015, relativa al periodo d’imposta 2014, allo scopo di recuperare le maggiori imposte non dovute, sotto forma di maggior credito o minore debito.

La concreta fruizione del credito è vincolata a specifiche formalità (previste dal comma 8-bis del citato articolo 2, e regolamentate dalle istruzioni ai modelli dichiarativi), in funzione della tempistica con cui si provvede all’integrazione.

L’uso dei crediti

Per l’integrativa inoltrata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (ad esempio, modello Redditi 2017 per il 2016, integrato nel 2018), il credito che ne emerge è immediatamente utilizzabile in F24 - se non chiesto a rimborso - in compensazione di ulteriori debiti d’imposta. Stesso principio per le cosiddette “correttive nei termini” nel corso del 2019, relativi al periodo d’imposta 2018: modelli 730 e Redditi 2019 presentati rispettivamente entro il 25 ottobre e 2 dicembre 2019.

Invece, le integrative “ultrannuali” - cioè quelle attualmente riferite a periodi d’imposta anteriori al 2016 e presentate nel 2018 - vanno monitorate attraverso il quadro DI del modello Redditi 2019, per poter validamente recuperare o spendere il (maggior) credito che ne scaturisce. Più in dettaglio, nel modulo vanno trascritti il codice tributo relativo al credito da integrativa, l’anno relativo al modello utilizzato (ad esempio, 2014 per l’integrativa Unico 2015), nonché l’ammontare del credito, se non richiesto a rimborso in tutto o in parte nella dichiarazione integrativa.

Le compensazioni

Questo importo deve concorrere alla liquidazione dell’imposta che risulta dalla dichiarazione che accoglie il quadro DI : vale a dire che va computato in diminuzione del saldo a debito (compensazione verticale), venendo così a crearsi una “preventiva” quanto obbligata (dalla struttura della dichiarazione e dalle istruzioni, in particolare al quadro RX) compensazione verticale, che come già rilevato in altri contesti non è contemplata dalla norma di riferimento. Di fatto, quindi, solo l’eventuale eccedenza positiva risultante dal quadro RX può essere usata in compensazione orizzontale per i debiti d’imposta maturati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa.

Se invece il maggior credito emerge da un’integrativa a favore, per correggere errori contabili di competenza, resta possibile la compensazione in F24 dal giorno successivo alla sua presentazione (articolo 2,secondo periodo, comma 8-bis del Dpr 322/98).

Nel caso in cui vengano presentate più dichiarazioni integrative, relative a differenti periodi d’imposta, occorre compilare un distinto rigo del quadro DI per ciascun codice tributo e periodo d’imposta.

La modifica del rimborso

Una particolare tipologia di integrativa a favore (che rappresenta più il frutto di un ripensamento che la necessità di correggere un errore) è prevista dal comma 8-ter dell’articolo 2. Il quale consente di modificare l’originaria richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta per scegliere la compensazione (purché il rimborso stesso non sia stato già erogato anche in parte), tramite una dichiarazione da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione, utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione.

Sanzioni evitate

In passato, è stato avanzato il dubbio che la dichiarazione integrativa - anche se a favore del contribuente - potesse comportare l’irrogazione di una sanzione, seppur minima in via residuale, in quanto si tratterebbe pur sempre di una dichiarazione non regolare suscettibile di cambiamento. Con la circolare 6/E/2002 le Entrate avevano però riconosciuto la non sanzionabilità dell’integrativa a favore, se «effettuata nei termini». Questa riserva, generando comunque alcune incertezze operative, è stata sciolta nel corso di Telefisco 2018: dove sono state escluse conseguenze sanzionatorie, poiché non risulta integrata alcuna delle violazioni previste dall’articolo 8 del Dlgs 471/1997.

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