missile nordcoreano

Se Pechino non vuole fermare Pyongyang

di Jeffrey Frankel

(Epa)

2' di lettura

Da anni gli americani fraintendono la minaccia nucleare nordcoreana, e sbagliano approccio. Fraintendono anche il problema dei disavanzi commerciali bilaterali con la Cina, sopravvalutandone l’importanza. E con Trump che minaccia di innalzare nuove barriere commerciali contro la Cina (il Paese da cui gli Stati Uniti non possono prescindere per contribuire a tenere a freno una Corea del Nord sempre più pericolosa e concreta nelle sue minacce), le due questioni sono diventate strettamente collegate.

La posta in palio naturalmente è molto più alta nel caso della Corea del Nord, dopo che il missile di ieri ha aggravato tensioni già alte. Se Washington e Pyongyang dovessero dare il via a un confronto militare, c’è il rischio concreto che venga utilizzata l’atomica. E anche una guerra “solo” convenzionale probabilmente sarebbe catastrofica.

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I commerci hanno grande importanza nella sfida nucleare nord coreana, perché l’imposizione di severe sanzioni economiche da parte della Cina (incluso, forse, lo stop alle forniture di petrolio) probabilmente rappresentano la possibilità migliore, per il pianeta, di fermare il programma nucleare di Pyongyang (in cambio di certe garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti). Trump forse questo lo capisce. Ma sembra convinto di poter usare gli scambi commerciali tra Usa e Cina come moneta di scambio per assicurarsi l’aiuto di Pechino con la Corea del Nord. Questo è l’approccio sbagliato.

Chi giustifica Trump, di solito richiama l’attenzione sul fatto che viene dal mondo degli affari, e questo farebbe di lui l’uomo di cui gli Stati Uniti hanno bisogno, uno che sa stringere accordi. In realtà, il suo comportamento dimostra che disdegna proprio alcuni dei requisiti più elementari per il buon esito di una trattativa.

Nell’ottica cinese, una Corea del Nord con l’atomica non è auspicabile, ma è comunque meno problematica di un potenziale collasso dell’ordine vigente nel Paese, che potrebbe scatenare un afflusso di profughi in Cina e portare le truppe americane più vicine al confine. In questo contesto, le sporadiche minacce commerciali Usa non sono il modo giusto per convincere la Cina a esercitare pressioni sul suo turbolento alleato.

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