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Se Penelope non resta a casa

Per essere trasgressive alle donne basta mettersi in viaggio. Due libri raccontano i vagabondaggi verso luoghi dove non avrebbero dovuto andare

di Maria Luisa Colledani

A New York. Sabiha Çimen, «Close Enough. New Perspectives from 12 Women Photographers of Magnum»

4' di lettura

La libertà inizia in città e la città innalza barricate contro perbenismo e misoginia. La città è il liquido amniotico della flâneuse, che non è solo il maschile di flâneur, ma è una donna nuova, che cammina incontro al futuro, libera, capelli al vento, carica di colori e progetti. La prova a raccontare la scrittrice Lauren Elkin nel suo Flâneuse. Donne che camminano per la città a Parigi, New York, Tokyo, Venezia e Londra, un libro chic, molto colto, pieno di spunti, luoghi, conquiste. Si tratta di un volume in cui le città attraversate, vissute, amate diventano libri da sfogliare per trovare storia, letteratura (tanta e bellissima) e costume.

Baudelaire come ispirazione

Il flâneur non è solo quello di Balzac, vagabondo senza meta o artista che mette nelle sue opere le esperienze della città. Non è solo quello di Baudelaire, anche qui un artista che cerca rifugio nella folla. L’idea di flâneur non ha genere, è universale perché uomini e donne hanno il piacere delle passeggiate. Le donne erano per le strade come gli uomini con la comparsa dei grandi magazzini negli anni 50 e 60 dell’Ottocento, sul finire del secolo girano in bicicletta e lavorano in uffici e negozi, così, spiega Elkin, la Susan Sontag della sua generazione, che ha assaporato le città di cui scrive per studio o lavoro: «I ritratti di queste pagine dimostrano che flâneuse non è semplicemente il femminile di flâneur, ma una figura di riferimento, alla quale ispirarsi, una figura indipendente. Viaggia, va dove non dovrebbe andare; ci costringe ad affrontare i modi in cui parole come casa e appartenenza vengono usate contro le donne. È un individuo determinato, pieno di risorse e profondamente in sintonia con il potenziale creativo della città, e con le possibilità liberatorie di una bella passeggiata. La flâneuse esiste ogniqualvolta deviamo dalla strada che è stata tracciata per noi, partendo alla ricerca di un territorio nostro». Questo libro ci insegna, e insegna soprattutto agli uomini, che noi donne siamo tutte flâneuses: molte donne, ragazze vogliono scoprirsi e scoprire l’altro. Partono da sole, libere, curiose, come Alessia Piperno, travel blogger arrestata in Iran.

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Passeggiando a New York, Tokyo e Londra

Lauren Elkin cammina e si sente a casa, perché il mondo è casa: va al suo passo, misura Long Island a New York, sente muoversi la vita dentro e intorno, incontra angoli inattesi, parchi e negozi: «La città ti mette in moto, ti fa andare, spostare, pensare, desiderare, impegnare. La città è vita». A Parigi ci fa camminare accanto alle donne di Addio, Mr Mackenzie di Jean Rhys, scrittrice alcolizzata, alienata che nella capitale francese trova il caldo del rifugio e che sapeva osservare la vita con una differenza di visuale. Nelle strade parigine a cambiare la storia è anche George Sand, radicale in tutto, con i suoi abiti da uomo: «Avevo la sensazione di poter fare il giro del mondo», eppure violava una legge del 1800, e tuttora in vigore, che proibiva alle donne di portare i pantaloni in pubblico. Ma Sand nulla teme, cammina e calamita gli sguardi, incarnazione della rivoluzione come lo furono le donne in tumulto che marciando su Versailles aprirono le danze della Rivoluzione francese.

A Londra sono gli occhi di Virginia Woolf a fare da Virgilio soprattutto a Bloomsbury, idea bohémienne e concetto di libertà prima che area geografica: la scrittrice confessa che tutti i suoi romanzi sono nati osservando una vecchia signora nell’angolo di fronte. Per dire di quanto le donne uscissero, conquistassero le strade e il destino, sperimentassero lo street haunting: chi osserva la città è «un’ostrica di percezione».

Il labirinto di Venezia

Venezia è un labirinto dove si ha la certezza di arrivare in ritardo ancora prima di aver messo piede fuori casa: «Il labirinto della città è pensato per incoraggiare il desiderio. Ciò che vogliamo, e che scompare dietro il prossimo angolo, è sempre qualche passo più in là». Come quello che Elkin ci fa allungare fino a Tokyo, dove le donne sono presenti nei piccoli particolari: «L’alfabeto sillabico hiragana in calligrafia si chiama kana, ed è detto onnade, mano di donna». Poi, ogni città cambia e quasi non la riconosciamo: «Forse è un bene mantenere un po’ di distanza dalle cose che conosciamo meglio, essere sempre leggermente fuori sincrono, e non fingere padronanza. Sotto le città che non riconosciamo, sono accatastate tutte quelle che invece conosciamo bene». E che ci danno forza per ripartire, magari seguendo le pagine di Donne in viaggio di Lucie Azema. Penelope rimase a casa, Ulisse viaggiò, la storia è tutta qui, ma il viaggio è scardinare convenzioni, muri, violenze perché, ricorda Simone de Beauvoir, «il corpo femminile è un corpo sociale prima di essere un corpo vissuto; e, in quanto tale funziona come un destino». Tutto da divorare, fameliche.

Flâneuse
Lauren Elkin
Einaudi, pagg. 368, € 21

Donne in viaggio. Storie e itinerari di emancipazione
Lucie Azema
Tlon, pagg. 246, € 18

Riproduzione riservata ©

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