DETTAGLI

Se la Repubblica è fondata anche sul debito

Se la riforma del Mes è un problema serio, il debito che ci sta dietro è serissimo. L'Italia dovrebbe affrontarlo con altrettanta serietà e risolutezza nei fatti. Nell'interesse nazionale, e non solo con le risoluzioni parlamentari, tra un appuntamento e l'altro della campagna elettorale permanente

di Guido Gentili


Il fondo Mes, ecco le cifre sottoscritte dall'Italia e dagli altri Paesi aderenti

2' di lettura

Tutto ruota attorno al debito pubblico (2.400 miliardi di euro, oltre 30mila euro a testa, neonati compresi), la bomba su cui è seduta l'Italia. Eppure di ridurlo, questo debito, la classe politica e di governo (e di opposizione) non se ne preoccupa.

Litiga, tra contraddizioni e opacità, sul fondo europeo salva-Stati (Mes), si divide, ridiscute quello che pareva approvato ai tempi del governo Conte1 e si accinge a far decidere le Camere mettendo sul piatto una risoluzione della maggioranza, vincolante per il governo Conte2, prima del Consiglio europeo.

Ma questo debito (almeno sul punto si potrebbe convenire, evitando le solite e strumentali contrapposizioni manichee) non ci è stato imposto né dall'Europa, dal Fondo monetario, dall'Ocse e dalle oscure forze del neo-liberismo transnazionale. Semplicemente, ce lo siamo cresciuto in casa nel corso di decenni, evitando di fare i conti con la realtà e bruciando futuro. Una grande public company votata al declino di cui siamo in fondo tutti azionisti e responsabili.

Assunzione di responsabilità
Dunque una risoluzione, sì, ci vorrebbe proprio. Non quella per continuare, sovranisti e no, a giocare a nascondino col problema - in Europa, nel mondo, sui mercati - ma un'altra: l'assunzione di responsabilità per contenerla e ridurla, questa montagna del debito.

Prima ancora dei piani finanziari articolati e più o meno miracolosi, la sterzata dovrebbe essere politica, sociale, culturale. In questi giorni viene ricordata, a vent'anni dalla scomparsa, la figura di Amintore Fanfani, politico democristiano. Fece tante cose, Fanfani, nel corso della sua lunga carriera. Pochi ricordano che fu anche un parlamentare “costituente”. Piaccia o no, suo è l'emendamento, al termine di un gran dibattito (sul quale alla fine si registrò la convergenza di Palmiro Togliatti e del Pci e la sconfitta di Ugo La Malfa) che portò alla scrittura definitiva del primo articolo della Costituzione: «L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro (…)».

Problema serissimo
Oltre settanta anni dopo, l'occupazione in Italia è più bassa di dieci punti rispetto a quella media europea (le donne in particolare sono scandalosamente ancora più sotto), la crescita è stagnante tendente allo zero e si dovrebbe forse aggiungere che la Repubblica è ormai fondata anche sul debito pubblico. Che è previsto salire anche nelle previsioni dell'attuale governo giallorosso Conte2.

Se la riforma del Mes è un problema serio, il debito che ci sta dietro è serissimo. L'Italia dovrebbe affrontarlo con altrettanta serietà e risolutezza nei fatti. Nell'interesse nazionale, e non solo con le risoluzioni parlamentari, tra un appuntamento e l'altro della campagna elettorale permanente. Che il debito lo alzano.

Per approfondire:

Debito pubblico: dal Giappone alle Cayman, chi possiede i nostri BTp all'estero

La lunga marcia del debito pubblico dall'unità d'Italia a oggi

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