analisipir, imprese e mercato

Se il risparmio è investito sulla ripresa

di Marco Giorgino

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(Fotolia)

3' di lettura

I Piani Individuali di Risparmio stanno rappresentando un’enorme opportunità per il sistema economico e finanziario del nostro paese. Inizialmente sono stati pensati per far confluire il risparmio nel sistema delle imprese. I dati attesi in termini di raccolta, anche nelle previsioni più ottimistiche, sono stati di gran lunga superati dalla realtà. Ora, il Governo sta lavorando alla possibilità di allargare lo spettro di investimenti ad altri comparti come quello immobiliare e delle Siiq, in modo particolare.

L’intervento sulle imprese è estremamente importante. La struttura finanziaria delle piccole e medie imprese italiane, infatti, ha avuto a lungo il debito bancario come principale strumento di raccolta di risorse, più che in molti altri paesi europei ed extraeuropei. E questo è spesso avvenuto con scadenze orientate al breve e medio termine, non solo per finanziare il capitale circolante e la gestione corrente, ma anche per finanziare gli investimenti. Questo modello ha a lungo funzionato grazie alla convergenza di tre fattori: una maggiore stabilità dei mercati e dei sistemi, che consentiva una maggiore affidabilità dei risultati prodotti dalla gestione industriale, una minore competizione internazionale, che rendeva meno a rischio e più protetti quei risultati, e una diversa regolamentazione e situazione del sistema bancario, che permetteva di accedere al credito con maggiore facilità.

Oggi c’è da chiedersi se questo modello di struttura finanziaria è coerente con le condizioni del momento e con le sfide che le imprese hanno di fronte. Il sistema bancario, da sempre il principale finanziatore del sistema industriale, vive una forte evoluzione.

Non ha ancora risolto alcuni «nodi», quali l’incidenza delle posizioni deteriorate, la non efficiente struttura di costo, e, come combinato dei punti precedenti e dell’attuale regime di tassi, la bassa marginalità. Attraversa una fase caratterizzata da grande liquidità, il che farebbe immaginare come il credito possa essere facilmente accessibile. Ma si sa, fattori necessari per alimentare i volumi sono il capitale e il controllo del rischio e non solo la liquidità. E su questo non tutte le banche hanno spazi di crescita. Peraltro
sul settore incombe un’evoluzione regolamentare –Basilea IV- che potrebbe avere un’incidenza sulle capacità future di impiego creditizio. Potrebbe essere ragionevole attendersi, pertanto, un ruolo meno dominante, il che non vuol dire che la banca non sarà più un interlocutore per le imprese. Ma potrà esserlo in modo diverso.

In questo contesto, le imprese hanno bisogno di valutare se la struttura finanziaria attuale sia quella sostenibile per il futuro. Per comprendere, quindi, come fare il funding bisogna comprendere che fabbisogni le imprese hanno, da cosa sono generati, per finanziare quali strategie e come e quando le strategie potranno generare cassa. Le sfide strategiche delle imprese
oggi sono molte e in gran parte capital intensive. Si pensi, ad esempio, all’internazionalizzazione, alla crescita dimensionale, all’innovazione o alla trasformazione digitale.

È centrale, quindi, che le imprese abbiano una struttura finanziaria solida, equilibrata, sostenibile. Questo passa attraverso due aree di intervento principali: la capitalizzazione e l’emissione di debito con caratteristiche temporali coerenti con i fabbisogni e con la cassa generati dalle strategie industriali. Questa oggi è una necessità, ma è anche una grande occasione, proprio attraverso i PIR, per poter accedere a risorse finanziarie più stabili, che possano integrare, almeno parzialmente, i tradizionali strumenti bancari.

Le risorse che i PIR stanno mobilitando sono ingenti. L’eventuale allargamento alle società immobiliari e alle Siiq, in modo particolare, potrà consentire anche a questo settore di beneficiare dell’enorme quantità di risparmio con un orientamento al lungo termine, ma sarà anche un’opportunità che consentirà agli investitori di poter allargare l’universo investibile per una migliore e più ampia diversificazione del portafoglio.

I PIR possono davvero essere utili a far crescere e maturare il sistema finanziario italiano, sia nel comparto mobiliare che in quello immobiliare. È importante, però, che ognuno eserciti il proprio ruolo in modo responsabile, sia chi raccoglie nel presentare al mercato progetti di sviluppo e di crescita di ampio respiro e di lungo termine, tanto sul fronte delle imprese, quanto su quello degli investimenti immobiliari, sia chi investe selezionando attentamente gli asset su cui allocare il risparmio, che possano essere sostenibili nel tempo. L'occasione che il Governo sta dando al mercato è ghiotta. L'auspicio è che il mercato se la giochi bene.

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