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Se il valore dell’arte dipendesse dal colore?

Uno studio di due economisti americani prova a mettere in relazione gli attributi della colorazione di un’opera d’arte con le sue quotazioni raggiunte sul mercato

di Giuditta Giardini


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Mark Rothko, “Blue over red”

4' di lettura

E se i 91 milioni di dollari pagati per il «Rabbit» di Jeff Koons fossero determinati dalla cromatura argentea? O l'azzurro della piscina di David Hockney valesse da solo 90,3 milioni di dollari? E che dire del giallo da 142 milioni di dollari del trittico di Francis Bacon? Uno studio degli economisti Ventura Charlin e Arturo Cifuentes risponde: sì, il contrasto, la saturazione e luminosità dei colori hanno un peso nella determinazione del valore delle opere.

C'è grande attesa per l'evening sale di Sotheby's del 14 novembre, una delle star della serata sarà «Blue Over Red» (1953) di Mark Rothko, stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari. L'anno 1953 è decisivo per l'artista russo naturalizzato americano perché rappresenta un momento di transizione compositiva e cromatica in chiave astratta. Difficile comprendere come un pubblico raffinato come quello del mondo dell'arte sia disposto a pagare centinaia di milioni di dollari per tele tricrome, bicrome o persino monocrome, per cercare di dare una spiegazione a questo strano fenomeno, economisti ed accademici di tutto il mondo hanno passato in rassegna qualsiasi tipo di relazione tra il valore delle opere d'arte e la loro grandezza, il ritorno economico ed estetico, l'età dell'artista al tempo dell'esecuzione, l'anno della morte, la galleria che lo rappresentava o la casa d'aste di provenienza; altri hanno preso l'opera d'arte e l'hanno sminuzzata in azioni, obbligazioni o derivati per vedere che cosa sarebbe successo, ma nessuno è ancora riuscito a capire quale sia il fattore chiave che spinga l'hedge fund a vedere in un Picasso “un buon investimento”. “Tutti gli studi fino ad oggi condotti hanno un elemento in comune - scrivono gli economisti Ventura Charlin e Arturo Cifuentes, docente presso la Columbia Business School , nel loro articolo “ The Paintings of Mark Rothko: A Study of the Relationship Between Price and Color ” (2018) - non considerano mai il colore dell'opera d'arte come variabile per la determinazione del valore”.

Yves Klein, Ex voto to St. Rita da Cascia, 1961

La variabile colore
Può la tavolozza determinare il valore di un'opera d'arte? Certamente i colori hanno un peso decisivo per gli artisti. Durante il Rinascimento italiano, tra gli esponenti della scuola veneziana regnava il primato del colore sulla linea. Oltre al noto blu brevettato da Yves Klein ed indicizzato come International Klein Blue (“IKB” in sigla), oggi molti artisti brevettano colori per assicurarsene l'uso esclusivo. “Per esempio –scrivono Charlin e Cifuentes – l'artista Anish Kapoor si è assicurato il diritto di usare uno tipo speciale di nero”, si tratta di Vantablack, considerato il nero più scuro che esista, capace di assorbire il 99,96% di luce solare. La mossa di Kapoor ha suscitato accese polemiche, tanto che l'artista inglese Stuart Sample ha messo in vendita, sul suo sito Culturehustle , “Pinkiest pink” ossia il rosa più rosa che esista, per 3,99 £ al barattolo, con disclaimer per l'acquirente: “aggiungendo questo prodotto al carrello, voi confermate di non essere Anish Kapoor, di non essere affiliati ad A.K., di non stare acquistando il prodotto per suo conto…”. Sembra, tuttavia, che proprio questo mese il MIT di Boston abbia scoperto e brevettato “un nero più nero” di quello di Kapoor, questo assorbirebbe il 99,995% di luce solare.

I colori che piacciono al mercato

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Il colore che maggiormente attrae uomini e donne è il blu, lo conferma anche il Komar-Melamid Most-Wanted Paintings Project . Altri studi hanno dimostrato che entrambi uomini e donne, indipendentemente dalla loro nazionalità preferiscono il blu, lo sostiene anche Philip Hook di Sotheby's per il quale “il blu di Mirò vale di più del suo marrone” (Hook, 2017).

Il caso Rothko
Per testare la loro teoria, Charlin e Cifuentes, hanno analizzato il rapporto colore-prezzo delle opere prodotte (tra il 1987 e il 2018) da uno dei principali artisti coloristi del secolo scorso, Mark Rothko. La scelta di Rothko come campione è stata dettata dalle cromie, dalla quasi totale assenza di elementi figurativi, dal valore delle opere vendute in media tra i 50-80 milioni di dollari (con la vetta di 87 milioni toccata nel 2012), e dalla citazione delle tele in articoli scientifici di neurochirurgia e psichiatria. Sembra, infatti, che i colori impiegati dall'artista siano capaci di suscitare forti sensazioni nel pubblico, “i suoi quadri hanno fatto piangere più gente di qualsiasi altra opera” scrivono Charlin e Cifuentes. Dall'analisi dei due economisti appare come non sia tanto il colore in sé a determinare il prezzo delle opere, quanto il modo in cui questo è espresso attraverso i cosiddetti “attributi della colorazione”: saturazione, valori e luminosità, misurati attraverso il sistema cromatico CIE L*a*b* (1931). Rothko è stato sempre molto riservato sulla preparazione dei suoi colori, non voleva neppure l'aiuto dei suoi assistenti. La tecnologia moderna ha permesso di svelare il mistero dietro le sue tele. Per esempio, sembra che Rothko mescolasse materiali tradizionali con altri sintetici in combinazioni insolite e distribuisse i colori in più strati e da diverse posizioni per permettere alla luce di colpire meglio la tela e potenziarne la luminosità. Così i periodi di produzione artistica più quotati sono quelli in cui Rothko ha dato maggiore importanza agli attributi della colorazione. Ad avere un impatto sul prezzo è anche la varietà della tavolozza che i due economisti hanno misurato con l'indice di Herfindahl, ossia un indicatore della concentrazione del potere economico. Secondo Charlin e Cifuentes, è interessante notare come parametri finanziari normalmente utilizzati per misurare ineguaglianza, diversificazione in portafoglio e monopoli se applicati al colore possano aiutarci a comprendere i meriti di una tela, o per lo meno capirne le variazioni di prezzo.

A sinistra Vantablack applicato su una maschera

Un modello da esportare
Non si può ancora sostenere con certezza che i colori delle tele di Rothko siano indicatori diretti del gradimento del pubblico o del successo che l'opera avrà nel mercato, ma ad oggi si può affermare che la diversità dei colori impiegati, il contrasto, e le proprietà di questi abbiano un'influenza positiva nella determinazione del prezzo. “Questo modello – sostengono gli economisti – si presta ad essere esportato per analizzare il rapporto prezzo-colore delle opere non figurative, ma ‘color-driven' degli esponenti dell'Espressionismo astratto, come Clifford Still, (altra star dell'asta serale di Sotheby's «PH 399» è stimato tra i 12 e i 18 milioni di dollari), Robert Motherwell, Joan Mitchell o Helen Frankenthaler”.

Ecco le tavole estratte dall'articolo di Ventura Charlin e Arturo Cifuentes, “The Paintings of Mark Rothko: A Study of the Relationship Between Price and Color” (2018)

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