G20s A VIESTE

Sea, sun, sand e sostenibilità: le città di mare fanno rete per gestire il turismo balneare di domani

I sindaci delle destinazioni balneari più visitate chiedono uno status giuridico che li tuteli per far fronte alle diverse esigenze “dei numerini dei soli residenti e dei numeroni delle presenze turistiche”

di Gianni Rusconi

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Il summit a Vieste

I sindaci delle destinazioni balneari più visitate chiedono uno status giuridico che li tuteli per far fronte alle diverse esigenze “dei numerini dei soli residenti e dei numeroni delle presenze turistiche”


3' di lettura

Due giorni in quel di Vieste, una delle 20 località di mare italiane che compongono la rete nazionale delle destinazioni balneari più visitate (almeno un milione di presenze l'anno) nata nel 2018 grazie a un'idea del Comune di San Michele al Tagliamento-Bibione, per parlare di come affrontare la prossima stagione vacanziera e, soprattutto, per rafforzare ulteriormente una cooperazione il cui fine è quello di identificare, condividere e risolvere problemi comuni. Magari con una partecipazione più attenta dei ministeri competenti. E non è quindi certo un caso che ai tavoli di lavoro del G20s (dove la “s” sta per “sea”, “sun” e “sand”, e cioè mare, sole, sabbia) abbiano partecipato attivamente anche i vertici dell'Enit, l'Agenzia Nazionale per il Turismo, già firmataria l'anno passato di un protocollo d'intesa con la stessa G20s.

L'idea di fare rete è legata sostanzialmente a un numero: 62 milioni, tanti sono i turisti che le spiagge che fanno parte del network (dal Veneto alla Puglia passando per la Romagna, il litorale toscano e la Costa Smeralda) attraggono complessivamente ogni anno. Un numero che sale a 70 milioni se consideriamo nel conto altre sei località di mare e che il coronavirus, nonostante la ripresa sostenuta di agosto e settembre, ha ovviamente ridimensionato. Con vista sul 2021, il punto focale dell'evento andato in scena questa settimana, come hanno sottolineato i sindaci dei vari comuni rappresentati, è quello di chiedere al governo il riconoscimento dello status giuridico di “Città Balneare”. Un obiettivo fondamentale, dicono i diretti interessati, perché le difficoltà che incontrano ogni anno cittadine di piccole e medie dimensioni mediamente sotto i 20mila residenti stabili, per gestire afflussi di milioni di persone, non sono più sostenibili.

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Una legge ad hoc per le città balneari

“Un comune balneare di 10 o 20mila abitanti, quando arriva l'estate, deve fare i salti mortali per garantire servizi, sicurezza, gestione dei rifiuti e del traffico e inventarsi soluzioni creative per risolvere problemi molto concreti”, ha precisato Pasqualino Codognotto, sindaco di San Michele al Tagliamento – Bibione. Tesi ribadita al Sole24ore.com anche da Renata Tosi, primo cittadino di Riccione, che in modo anche colorito (“passiamo dai numerini dei soli residenti ai numeroni delle presenze turistiche e non si può pensare di programmare il futuro con provvedimenti di tipo assistenzialistico come il bonus vacanza”) spiega bene le criticità ricorrenti all'inizio di ogni stagione estiva. “Il G20s nasce per essere una piattaforma di scambio di esperienze e Covid ha accelerato i tempi per varare un progetto che punta a una legge nazionale appropriata per realtà come la nostra”, ha aggiunto Tosi. Da qui la decisione di elaborare un documento condiviso che conterrà, oltre a precisi suggerimenti per utilizzare il “recovery fund” anche a beneficio del mondo balneare (la salvaguardia degli arenili soggetti all'erosione) e per rivedere la fiscalità (vedi la possibilità di trattenere in tutto o in parte i canoni demaniali) attualmente prevista per questi comuni, le indicazioni per convertire l'effettiva presenza sul territorio (pernottamenti, soggiorni di vacanza ma anche l'occupazione delle piazzole di sosta) in residenti. Il numero di abitanti, insomma, deve essere proporzionato sulle effettive presenze turistiche, e così facendo si motiva lo status giuridico di “Città Balneare” e la possibilità di accedere concretamente a risorse da investire sul territorio, finora destinate altrove.

I numeri del turismo italiano

Giorgio Palmucci e Giovanni Bastianelli, rispettivamente presidente e direttore di Enit hanno posto in tal senso l'accento sul fatto che, per un comparto così importante come quello balneare, “un tavolo di coordinamento sia strategico e quanto mai sostanziale in questo momento per scuotere il mercato del turismo e coordinare attività sistemiche per tutto il settore”. Un settore che nel 2019 aveva registrato il picco di 437 milioni di notti complessivamente trascorse nelle strutture ricettive italiane, con circa il 30% delle quali appannaggio degli esercizi ricettivi costieri. “La tendenza per l'estate 2020 – hanno sottolineato ancora i due - è senza dubbio positiva, anche se dobbiamo aspettare i numeri ufficiali per fare un bilancio della stagione”. Nel frattempo ecco un documento che, fra le tante osservazioni, non manca di evidenziare, come ha ricordato Luca Fanotto, sindaco di Lignano Sabbiadoro, “la necessità di semplificare gli adempimenti prescritti per legge, a cominciare dalle autorizzazioni per procedere al completamento delle migliorie indispensabili di un hotel, che oggi possono superare anche i 18 mesi di attesa”.


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