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Sea Watch a Catania, verso l’apertura di un fascicolo d’indagine in Procura

di Marco Ludovico

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3' di lettura

La rotta di un’indagine giudiziaria a Catania sul caso Sea Watch rischia di entrare in collisione con quella della giunta per le autorizzazioni a procedere al Senato sulla vicenda Diciotti. La coincidenza sembra diabolica, i tempi delle rispettive procedure hanno molte occasioni di contatto, le sorprese in arrivo imprevedibili. Ci sono però diversi punti fermi da riepilogare per avere chiarezza di uno scenario pronto a colpi di scena inattesi. Soprattutto sul fronte delle indagini.

L’evoluzione giudiziaria del caso
Tutta da confermare la tesi molto diffusa che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, abbia deciso di mandare Sea Watch a Catania per dare alla procura l’occasione di sequestrarla. Certo, il procuratore Carmelo Zuccaro ha ricevuto oggi un report dettagliato svolto insieme da Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Guardia Costiera: quest’ultimo segno, peraltro, di una rinnovata collaborazione e intesa tra le tre istituzioni, forse mai vista prima. A meno di sorprese improbabili, l’ipotesi della presenza di terroristi a bordo è esclusa. Zuccaro deve valutare dagli elementi forniti - e potrà disporre se ritiene nuovi accertamenti - se è configurabile il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

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Focus sulla rotta e i contatti
La rotta tenuta da Sea Watch, secondo le forze dell’ordine e la Guardia Costiera, non ha rispettato le normative nazionali e internazionali: sarebbe stata arbitraria. Dietro una condotta considerata irregolare vanno però riscontrati gli elementi penali di accusa. Sono note le posizioni di Zuccaro contro le Ong (organizzazioni non governative). Ma il procuratore sa bene come un ordine di sequestro è sottoposto a convalida del giudice delle indagini preliminari. Possiamo dare per scontata, dunque, l’apertura di un fascicolo. Gli atti successivi dipendono dalla forza degli elementi acquisiti: nessun procuratore ha voglia di fare un’azione a grande impatto mediatico se la probabilità di essere bocciata è alta. E i conflitti tra i vertici giudiziari siciliani si ripetono. Certo, se scattasse il sequestro di Sea Watch per Salvini sarebbe un tris d’assi, forse un poker, da calare nella partita in corso alla giunta in Senato.

La scelta di Catania
In realtà il Viminale ha deciso di inviare Sea Watch a Catania, circa due ore di navigazione, perché era la soluzione più breve. Per Pozzallo, altra ipotesi in ballo fino all’ultimo, ci sarebbero volute invece circa sette ore in mare e le polemiche si sarebbero infiammate ancora di più. Il capoluogo siciliano offre le disponibilità di strutture per i minori non accompagnati e la vicinanza con Messina, sede dell’hot spot dove andranno invece gli immigrati da ricollocare tra gli otto stati pronti ad accoglierli (Germania, Lussemburgo, Romania, Francia, Portogallo, Lituania, Malta e Spagna). Lo sbarco diretto a Siracusa, dove la nave Ong era ferma alla fonda davanti al porto, non è stato invece neanche preso in considerazione.

Le altre procure in gioco
Il quadro si complica perché la procura di Roma, interessata da quella di Agrigento, deve valutare se c'è stata omissione di soccorso da parte di organismi italiani nel corso del naufragio del 18 gennaio dove hanno perso la vita 117 persone. Un elicottero della Marina Militare, in condizioni estreme, riuscì a salvare tre persone. C'è poi il caso della procura di Siracusa: secondo alcune fonti potrebbe aprire un fascicolo per omissione di atti di ufficio sul caso Sea Watch perché i minori presenti a bordo avrebbero atteso oltre il lecito lo sbarco. L’accusato in questo caso sarebbe la prefettura, leggi il Viminale. Sviluppi giudiziari, quelli in arrivo, tutti con un effetto inevitabile di sapore politico. Oggi gonfiato più che mai.

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